Ah, se gli ebrei controllassero davvero il mondo. Le teorie complottiste antisemite si basano su mitologie maniacali talmente assurde che meritano d’essere seppellite da una risata
Articolo del Times of Israel
Testata: israele.net
Data: 05/09/2026
Pagina: 1
Autore: Times of Israel
Titolo: Ah, se gli ebrei controllassero davvero il mondo. Le teorie complottiste antisemite si basano su mitologie maniacali talmente assurde che meritano d’essere seppellite da una risata

Riprendiamo dal sito www.israele.net - diretto da Marco Paganoni - la traduzione di un articolo del Times of Israel dal titolo: "Ah, se gli ebrei controllassero davvero il mondo. Le teorie complottiste antisemite si basano su mitologie maniacali talmente assurde che meritano d’essere seppellite da una risata"

Marni Davimes

Scrive Marni Davimes: Ho una proposta modesta, forse poco popolare.

La prossima volta che qualcuno mi dirà che gli ebrei controllano il meteo, non obietterò. Annuirò e porgerò le nostre scuse.

“Siamo costernati per questa ondata di caldo. Purtroppo da alcune settimane il meteo è affidato a uno nuovo, provvederemo”.

Insisteranno a dire che gli ebrei dominano Hollywood? “Credetemi, siamo perplessi quanto voi per tutti quei remake, segnalerò la cosa”.

Mi diranno che gli ebrei comandano le banche? “Eh… lo so. Chiunque di noi si occupi del servizio clienti dovrebbe essere licenziato”.

Si veda il video satirico in fondo a questa pagina (con sottotitoli in italiano)

Forse tendiamo ad affrontare gli stereotipi antisemiti nel modo sbagliato. Per generazioni, la risposta ebraica è stata ammirevole, necessaria e del tutto comprensibile.

Informiamo, spieghiamo, documentiamo, smontiamo pazientemente tutti quei miti che, a ben vedere, sarebbero dovuti scomparire prima ancora dell’invenzione dell’acqua corrente.

E dovremo continuare a fare tutto questo. Ma forse abbiamo trascurato una delle nostre armi culturali più antiche.

L’umorismo.

Non perché l’antisemitismo sia divertente. Non lo è.

Ma le teorie complottiste sì che lo sono.

Stando a ciò che circola in internet, gli ebrei controllano contemporaneamente governi, banche, Hollywood, università, elezioni, politica estera, guerre, congiunture economiche, conflitti sociali, crisi migratorie. Se ci si avventura in certe sentine del web, si scopre che gestiscono anche dispositivi per controllare il meteo.

Pensateci: un carico di lavoro enorme. Francamente, mi piacerebbe sapere chi assegna i turni.

Forse è qui che sbagliamo. Le teorie complottiste presuppongono una grandiosità straordinaria.

Per funzionare, i loro cattivi devono essere onnipotenti, astutissimi, infallibili e terrificanti. L’umorismo li può privare di tutte queste caratteristiche.

Immaginate di trattare le teorie complottiste antisemite come vedreste un ambiente di lavoro disfunzionale.

“Questo fine settimana mi tocca il turno al meteo”.

“Il Dipartimento Finanza Globale non ha ancora approvato le mie ferie”.

“I Savi Anziani di Sion ci hanno fatto passare a Microsoft Teams, la produttività è crollata”.

“Invece di riunire il Comitato per il Dominio Mondiale poteva benissimo bastare una semplice email”.

Vista in questi termini, l’immensa conventicola segreta tutt’a un tratto, più che una rete globale onnipotente appare come uno studio di commercialisti di medie dimensioni con una pessima dirigenza intermedia.

A ben vedere, nonostante l’odio da cui sono animate, le teorie complottiste antisemite sono sorprendentemente lusinghiere.

Dietro a ognuna di queste credenze si cela una supposizione inspiegabilmente adulatoria: non solo che gli ebrei siano eccezionalmente intelligenti e che i loro piani abbiano sempre pieno successo.

Soprattutto, che siano straordinariamente ben organizzati.

Penso che sia la parte meno credibile.

Conosco parecchi ebrei. Che ci crediate o no, lo sono anch’io.

Ho visto dodici ebrei esprimere quattordici opinioni diverse su dove andare a cena, prima di riuscire a capire che in realtà nessuno di loro aveva voglia di uscire a mangiare. Salvo qualcuno.

Ho visto gruppi WhatsApp di famiglia impiegare dieci giorni per decidere che film andare a vedere.

L’idea che per secoli queste stesse persone abbiano segretamente coordinato eventi mondiali senza un singolo errore di programmazione, senza un singolo messaggio inviato per sbaglio a chi non doveva riceverlo, senza una sola polemica sulle competenze è, come minimo, incredibilmente ottimistica.

Immagino una riunione del Gran Consiglio Segreto Ebraico.

Inizia con 23 minuti di ritardo perché era impossibile trovare parcheggio.

Qualcuno chiede se tutti hanno mangiato o se bisogna ordinare qualcosa.

Qualcun altro vuole rimandare la conquista del mondo a dopo il periodo delle feste.

Qualcuno obietta che i verbali della riunione precedente implicano approvazione unanime mentre, in realtà, si trattava solo di spossatezza.

Viene creata una sotto-commissione.

Dopo ore di dibattito non si risolve nulla, ma tutti se ne vanno convinti che era una riunione da fare. Salvo alcuni.

Ecco quello che le teorie del complotto non riusciranno mai a spiegare. Per funzionare, hanno bisogno di personaggi mitici.

Ma l’umana commedia ebraica continua ad andare avanti con personaggi ordinari.

L’ebreo mitico non dimentica mai nessuna password. L’ebreo reale è bloccato fuori dall’account Netflix di famiglia dal febbraio 2025.

L’ebreo mitico orchestra gli eventi mondiali con spietata precisione. L’ebreo reale ha appena dimenticato perché era venuto in cucina.

L’ebreo mitico controlla i media di tutto il mondo. L’ebreo reale non riesce ancora a convincere YouTube a smetterla di proporgli video su idro-pulitrici perché ne ha cliccato accidentalmente uno tre mesi fa.

L’ebreo mitico manipola l’opinione pubblica globale. L’ebreo reale non riesce nemmeno a convincere i suoi genitori a non inoltrargli foto di tramonti, citazioni motivazionali e consigli medici angoscianti.

Forse è per questo che l’umorismo ebraico dura da così tanto tempo. Non nega l’odio. Nega all’odio il fascino del mistero.

Le teorie complottiste fantasticano di cattivi come figure mitiche. L’umorismo ebraico riporta tutto coi piedi per terra.

C’è una sorta di tacita sfida nel rifiutarsi di concedere alle teorie più assurde il prestigio di incutere paura. I tiranni hanno sempre temuto i comici per lo stesso motivo per cui i bulli non sopportano d’essere derisi: la loro supremazia dipende, almeno in parte, dall’apparire formidabili.

Se la gente non li prende sul serio e inizia a ridere, l’incantesimo dell’arroganza e della prepotenza si incrina e cominica ad andare in pezzi.

Tutto questo non significa smettere di sbugiardare le menzogne e di documentare i pregiudizi antisemiti.

I fatti contano. La storia conta.

Ma i fatti smontano le falsità. L’umorismo smonta le mitologie.

Le teorie complottiste si nutrono di mitologie molto più che di prove.

Forse è giunto il momento di riappropriarci di certi stereotipi: non per crederci e nemmeno per discuterli ogni volta, ma per coprirli del ridicolo che meritano.

Ed ora, scusate, ma devo andare a dire all’ebreo di turno al meteo di smetterla con questa ondata di caldo.

(Da: Times of Israel, 23.7.26 – traduzione leggermente adattata per rendere in italiano l’umorismo dell’originale)

http://www.israele.net/scrivi-alla-redazione.htm