Riprendiamo dal sito www.israele.net - diretto da Marco Paganoni - la traduzione di un articolo di YnetNews dal titolo: "Mi costrinsero a scavarmi la fossa” per un video di propaganda “quando riuscivo a malapena a muovermi e mi era quasi impossibile anche solo tenere in mano la pala”. A un anno di distanza, l’ex ostaggio Evyatar David racconta la fame e le crudeltà subìte durante la prigionia nelle mani dei terroristi di Hamas che intanto, “ben pasciuti e muscolosi”, gli raccontavano che a Gaza non c’era cibo"
L’ex ostaggio israeliano Evyatar David parla della fame, degli abusi psicologici e del trauma duraturo che ha subìto durante i 738 giorni trascorsi in prigionia nelle mani di Hamas.
Evyatar David: un anno fa e oggi
Nella sua prima intervista internazionale dopo la liberazione, Evyatar David ha raccontato alla CNN di come ancora oggi gli accade di svegliarsi di notte in preda agli incubi e di come sta lottando per ricostruire la propria vita.
Un anno fa David appariva in un video di propaganda di Hamas mentre, ridotto come uno scheletro, maneggiava una pala all’interno di un tunnel di cemento ed era costretto a scavare quella che, spiegava lui stesso, sarebbe stata la sua tomba.
Questo mese, il 25enne è apparso sorridente al matrimonio del fratello maggiore Ilai, suonando la chitarra insieme alla sorella mentre gli sposi si scambiavano le promesse.
“Hanno cercato di rovinare le nostre vite e quelle delle nostre famiglie, ma alla fine non ci sono riusciti”, dice David. E indica il recente matrimonio di un altro ex ostaggio, Eliya Cohen, come un ulteriore potente simbolo di sopravvivenza. “È la più grande chiusura, un enorme momento di vittoria”, afferma.
David aveva 22 anni quando venne rapito dal festival musicale Nova durante l’attacco e la carneficina capeggiati da Hamas dentro Israele il 7 ottobre 2023.
Venne sequestrato insieme al suo amico d’infanzia Guy Gilboa-Dalal. Altri due amici del loro gruppo furono assassinati nell’attacco.
David e Gilboa-Dalal furono deportati a Gaza e trascorsero la maggior parte della prigionia insieme, sottoterra.
David fu poi uno degli ultimi 20 ostaggi israeliani ancora in vita rilasciati da Gaza il 13 ottobre 2025, dopo 738 giorni di prigionia, nell’ambito di un accordo di cessate il fuoco mediato dagli Stati Uniti.
Nei mesi successivi al suo ritorno si è tenuto per lo più lontano dai riflettori, concentrandosi sulla riabilitazione.
Il mese scorso, prima di rilasciare la sua prima intervista alla televisione israeliana, ha rivelato sui social media di soffrire di disturbo da stress post-traumatico e altri disturbi psicologici.
“Può cogliermi di sorpresa in qualsiasi momento – dice alla CNN – Un’ora prima posso stare bene ed essere sereno, e quella dopo sono investito dal ricordo di cose della prigionia e avere dei flashback. Mi sveglio di notte con gli incubi, cosa che mi condiziona per tutto il giorno successivo. È una situazione molto instabile e imprevedibile”.
David descrive quella che definisce “fame estrema” durante la prigionia, e dice che le condizioni peggiorarono in modo particolarmente drastico nei mesi precedenti alle riprese del video di propaganda di Hamas dell’agosto 2025.
“La fame – spiega – oltre alla mancanza di cibo in sé e alla sensazione fisica di essere sempre affamato, è la sensazione mentale di non avere niente da mangiare, di non sapere se avrai del cibo tra un’ora, domani, fra due giorni, di non avere idea di cosa succederà e che forse morirai di fame”.
La fame incessante, aggiunge, creava pressione psicologica ed anche tensioni tra gli ostaggi stessi.
David racconta che i suoi aguzzini lo scelsero per apparire nel video di propaganda dopo aver confrontato le sue condizioni fisiche con quelle di Gilboa-Dalal. Proprio perché sembrava messo peggio, dice, “hanno deciso che sarei stato io l’attore del video”.
“Era tutta una messa in scena, ma basata sulla verità – spiega – Non abbiamo praticamente mangiato per tre mesi. Tutto quello che dico e faccio nel video, mi hanno detto loro di farlo. Potete vedere il mio corpo, riuscivo a malapena a muovermi. Quando ho provato a scavare la fossa, anche solo tenere in mano la pala mi era quasi impossibile, probabilmente la cosa fisicamente più difficile che abbia mai fatto”.
David racconta d’aver detto ai suoi rapitori che stava per svenire, ma loro lo hanno ignorato. “Li sentivo ridere, mangiare dolci e bere tè, come se non ci fosse nessuno accanto a loro ridotto a uno scheletro”.
Dice che i guardiani avevano cibo, aria condizionata e accesso alla televisione. “Ci dicevano che a Gaza non c’era cibo, ma sapevamo che non era vero perché vedevamo sempre i terroristi: erano ben pasciuti e muscolosi. Sapevamo che mentivano e ci stavano facendo morire di fame”.
Il video con lo scavo della fossa non era la prima volta che Hamas usava David a scopo propagandistico. Nel febbraio 2025, lui e Gilboa-Dalal furono portati ad assistere dall’interno di un veicolo alla cerimonia inscenata per il rilascio di altri due ostaggi, e vennero filmati mentre imploravano la propria libertà.
Poi Hamas diffuse il filmato, cosa che le famiglie degli ostaggi definirono puro terrorismo psicologico.
David dice che una delle cose che lo ha fatto tirare avanti chiuso sottoterra è stata la consapevolezza che la sua famiglia lo stava aspettando, insieme alla convinzione che, anche in circostanze terribili, le cose possono sempre peggiorare: “Non importa quanto fossero pessime le nostre condizioni – spiega – Potevano sempre peggiorare, quindi si possono sempre trovare cose positive. Quando ti senti al culmine della disperazione, quello è il momento perfetto per non arrenderti, perché è proprio in quel momento che puoi crollare. Una volta che lo capisci e non ti lasci spezzare, puoi ritrovarti in una situazione migliore. Non importa cosa hai passato: non mollare quando senti di essere sul punto di crollare, perché è proprio lì che può trovarsi la svolta”.
A quasi un anno dal sua liberazione, David afferma che il suo recupero è ancora difficile. Si descrive come una “persona normale” – prima del rapimento. “Ora è tutto molto diverso – dice – Ci vuole ancora tempo per elaborare tutto. Sto cercando di capire come affrontare al meglio la riabilitazione e aiutare me stesso in questo processo”.
La sua famiglia e i suoi amici hanno lanciato una campagna di crowdfunding per contribuire a finanziare la sua riabilitazione. David ritiene che il governo israeliano non fornisca assistenza sufficiente agli ex ostaggi. “Spero che il prossimo governo farà di meglio – dice – Non so chi sarà, ma confido che farà meglio”.
La musica è diventata uno dei suoi strumenti più importanti per affrontare il trauma.
Mentre era in prigionia, i fratelli di David organizzavano ogni settimana delle jam session in suo onore in Piazza degli Ostaggi, a Tel Aviv.
Dal quando è tornato, la musica è rimasta fondamentale per la sua guarigione. “Quando mi sento triste o agitato, è una delle cose migliori che posso fare per allontanarmi dai miei pensieri e sentirmi calmo e non stressato. Non so come farei senza la musica”.
Anche parlare della propria prigionia è d’aiuto, afferma David. Lui e suo fratello maggiore hanno in programma di recarsi negli Stati Uniti il mese prossimo per una serie di conversazioni pubbliche.
“Per noi è molto importante mantenere vive le nostre storie e fare in modo che la gente capisca e ricordi ciò che abbiamo passato – conclude – Il mondo deve sapere cosa è successo e non può dimenticarlo”.
(Da: YnetNews, 26.8.26)
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