Il Nobel a chi? Ai bambini palestinesi? Tutti gli altri possono aspettare e morire dimenticati
Commento di Deborah Fait
Deborah Fait
Quando la compassione diventa psicopatia anche il Nobel rischia di trasformarsi in una gara di propaganda antisraeliana e antigiudaica.
Centinaia sono le adesioni alla candidatura proposta dal professor Eugenio Mazzarella, dell'Università Filippo II di Napoli, tramite Avvenire. Si sono schierati subito i partiti della sinistra, in prima fila la Schlein. Non poteva naturalmente mancare l'adesione di Padre Ibrahim Faltas, molto noto in passato per il suo odio per Israele e la sua difesa di Hamas.
La notiziona è che i bambini palestinesi meriterebbero il Nobel per la Pace. La proposta è seria, è stata rilanciata pubblicamente e ha trovato centinaia di sostenitori. Il ragionamento è semplice: sono bambini, hanno sofferto, sono morti e questa è naturalmente una grande tragedia, quindi rappresentano la pace. Strano ragionamento. La pace dovrebbe essere rappresentata da chi la cerca non da chi a 5 anni dichiara che vuole diventare grande per ammazzare tutti gli ebrei.
Ma andiamo avanti.
C'è una domanda importante che nessuno sembra avere voglia di fare: e gli altri? Quanti e quali sono i bambini ammazzati in guerra?
Che fine fanno i bambini israeliani? Quelli massacrati il 7 ottobre, rapiti, strangolati, fatti a pezzi , bruciati vivi, terrorizzati, rimasti orfani? Il loro dolore vale meno perché sono israeliani? Quelli che vivono dalla nascita con il pericolo del terrorismo. Quelli accoltellati nei loro letti dal terrorista di turno o sgozzati come a Itamar, in Samaria nel 2011?
E i ragazzi iraniani che nel 2026 sono scesi in strada contro il regime degli ayatollah e sono stati massacrati dalla repressione delle Guardie della Rivoluzione? Le cifre esatte sono ancora oggetto di discussione, ma si crede che il loro numero sia vicino a 40.000 manifestanti uccisi in 48 ore. Persino Amnesty International ha parlato di uccisioni di massa durante la repressione delle proteste.
E i curdi? Trucidati dai turchi, dagli iracheni di Saddam, quelli che oggi in Turchia non possono nemmeno parlare la propria lingua?
E gli yazidi? vittime dell'ISIS, perseguitati, massacrati, deportati, stuprati e ridotti in schiavitù? Le giovani donne, le bambine e ragazzini usati sessualmente. Per gli yazidi il mondo ha persino una memoria ufficiale: Nadia Murad, sopravvissuta yazida, ha ricevuto il Nobel per la Pace nel 2018 proprio per la sua battaglia contro la violenza sessuale usata come arma di guerra.
Ma evidentemente la memoria ha le sue mode e i suoi limiti.
Se sei palestinese, il tuo bambino morto può diventare un simbolo universale della pace. Se sei israeliano, il tuo bambino rischia di diventare una nota a piè di pagina o, peggio, di veder negata e derisa persino la sua morte.
Se sei iraniano e muori sotto le sciabolate della Repubblica islamica o impiccato nella pubblica piazza, puoi sperare forse che qualcuno si ricordi di te.
Se sei curdo, aspetta! E qui ho un aneddoto personale: Quando a Trento, molti anni fa, invitai un giovane curdo a parlare delle persecuzioni contro il suo popolo, le dirigenti della manifestazione "per la pace" non lo ascoltarono nemmeno perché dovevano parlare …di chi? Dai, indovinate! Ma dei palestinesi, naturalmente. Il ragazzo se ne andò piangendo di rabbia e delusione, seguito da me, furibonda e urlante contro quelle sciagurate.
Quando il ragazzo fece il tentativo di parlare delle bombe al napalm insieme ad altre armi incendiarie per bombardare i villaggi curdi e dell'uso massiccio e sistematico di armi chimiche letali durante il genocidio dei curdi negli anni 1986-1989, in sala non c'è stata reazione alcuna e le organizzatrici lo hanno immediatamente interrotto. Fu un incontro desolante e indecente. Accompagnai il giovane curdo al treno e ci salutammo con le lacrime agli occhi. Lacrime di rabbia e delusione.
Ma andiamo avanti con i non-candidati al Premio Nobel. Abbiamo capito che se non sei palestinese, nessuno avrà pietà di te, bambino ebreo, curdo, tibetano, cristiano che muori bruciato nella tua chiesa in Africa. Per te nemmeno Papa Leone ha una parola di sdegno o di pietà.
È questa la nuova morale internazionale?
Una graduatoria del dolore, stabilita in base al gruppo cui appartiene la vittima?
Se il Nobel deve essere assegnato simbolicamente ai bambini vittime delle guerre, allora bisogna avere il coraggio di applicare lo stesso metro a tutti. Compresi gli ucraini che muoiono anch'essi sotto le bombe russe. Compresi i 20.000 bambini ucraini rapiti per russizzarli, di cui non si sa più nulla. Non interessa a nessuno. Altro che Nobel, Per loro nemmeno la sorpresa degli ovetti Kinder.
Ma c'è un'altra domanda, altrettanto scomoda: il Nobel per la Pace si assegna perché qualcuno è morto, oppure perché qualcuno ha fatto qualcosa per costruire la pace? Finora ero sicura della seconda ipotesi ma potrei sbagliare. Forse la subcultura woke ha cambiato anche il significato di questo residuo dell'Occidente moribondo.
La verità è che il Nobel, storicamente, dovrebbe premiare persone e organizzazioni per le loro azioni, non semplicemente perché appartengono a una popolazione vittima di una guerra. Il dolore merita pietà non automaticamente un premio.
I bambini di Gaza devono essere liberati da Hamas che li distrugge psicologicamente e fisicamente, da cui imparano che tutti gli ebrei vanno ammazzati e che le donne valgono meno dell'asino di casa. Sono educati all'odio e al Jihad e appena superano i 5 anni gli mettono in mano un'arma per uccidere qualsiasi ebreo capiti loro a tiro.
Chi non ricorda le urla di gioia dei bambini di Gaza, i loro salti pieni di entusiasmo alla vista degli ostaggi israeliani? Chi non li ha sentiti urlare "ammazza, ammazza"? Chi non ricorda che tiravano calci ai bambini ebrei terrorizzati che invocavano la mamma? Io non dimenticherò mai quelle immagini ma sono sicura che molti, leggendo queste righe, cadranno dalle nuvole. Hanno già dimenticato tutto ciò che accadde il 7 Ottobre 2023 e nelle settimane successive. Molto prima che incominciasse la guerra.
Se vogliamo dare il Nobel a dei bambini vittime delle guerre allora mettiamoceli tutti.
I bambini palestinesi.
I bambini israeliani.
I ragazzi e le ragazze iraniane.
I curdi.
Gli yazidi.
Gli ucraini.
I cristiani d'Africa e dei paesi musulmani
I sudanesi.
I tibetani.
E tutti i bambini che hanno avuto la sfortuna di nascere in un determinato luogo nel momento sbagliato della storia.