Riprendiamo da IL TEMPO il commento di Michael Sfaradi dal titolo: "Le minacce turche a Israele preoccupano la Casa Bianca"
A preoccupare la Casa Bianca non solo la questione del nucleare iraniano, il presidente Donald Trump ha più volte detto che non permetterà a Teheran di arrivare alla bomba nucleare, o la libera circolazione marittima gratuita nello stretto di Hormuz che è mare aperto e non canale artificiale come possono essere Suez, Panama o Corinto. Nel bel mezzo dello stallo delle trattative fra Usa e Iran, che si protrarranno con il tiremmolla che conosciamo almeno fino alle elezioni di Medio Termine che rivedranno gli equilibri del potere legislativo a Washington, si è venuta a creare una situazione di attrito, potenzialmente pericolosa e di difficile gestione, fra Turchia e Israele.
Non sarà un'impresa facile calmare le acque fra lo Stato Ebraico, il più fedele alleato di Washington in Medioriente e forse nel mondo intero e la Turchia che, è sempre bene tenerlo presente, è membro effettivo della Nato anche se i suoi trascorsi in seno all'Alleanza Atlantica non sono mai stati limpidi come avrebbero dovuto. L'irrisolta crisi di Cipro e l'acquisto dalla Russia di sistemi antiaerei fuori dagli accordi di alleanza ne sono prova lampante. Non passa giorno che non ci siano minacce turche a Israele e risposte da parte di Gerusalemme con toni sempre meno diplomatici. Dalle parole il braccio di ferro si sta trasformando in qualcosa di più reale, come quello che è successo fra lunedì e martedì scorso, che desta preoccupazione.
Nelle intenzioni di Ankara, con il beneplacito siriano, l'aeroporto interno alla base militare di Abu Duhur sarebbe dovuto diventare un punto di arrivo e partenza di aerei turchi, ma la presenza in Siria di militari stranieri infrange l'accordo sullo Status Quo fra Damasco e Gerusalemme in materia di sicurezza, una violazione che Gerusalemme ha contestato per via diplomatiche prima di colpire le piste della base per bloccare, almeno momentaneamente, decolli e atterraggi. L'attacco, probabilmente un bombardamento aereo ma si parla anche di missili, è confermato da Israele e ha fatto chiaramente capire che Gerusalemme non è disposta a sopportare avamposti turchi in terra siriana.
Durante l'attacco erano presenti nella base militari di Ankara e anche se fortunatamente non ci sono stati feriti il messaggio è stato chiaro.
Anche se da Damasco arrivano accuse a Israele, in Siria sanno molto bene che se dovessero saltare gli accordi in materia di sicurezza il confronto tornerebbe sulla protezione delle minoranze curde al Nord e druse al Sud, quest'ultime vivono a ridosso del confine con Israele e molte famiglie sono strettamente imparentate con la comunità drusa israeliana. Violenze contro quelle popolazioni, come è successo in passato contro le comunità alauite, sarebbero un punto di non ritorno.
Al momento sono due le indicazioni che fanno pensare a un inasprimento della situazione in Siria e nei rapporti con Ankara: Eyal Zamir, Capo di Stato Maggiore dell'Idf, ha incontrato il suo omologo greco Dimitrios Choupis. Che ci sia una forte partnership militare tra Israele e Grecia non è un segreto, ma le due forze armate non hanno precisato né quando si è svolto l'incontro, né quali sono stati i temi affrontati. Anche se fanno parte della Nato nel basso Mediterraneo Grecia e Turchia sono nemici storici.
La seconda è che l'aeronautica israeliana ha trasferito il 190° squadrone di elicotteri da combattimento Apache dalla sua base storica nell'area di Ramon nel Negev, Sud d'Israele, alla base aerea di Ramat David al Nord. Proprio a ridosso del confine siriano.
Per inviare la propria opinione al Tempo, telefonare 06/675881, oppure cliccare sulla e-mail sottostante
segreteria@iltempo.it