Lo spot di Gaza
Commento di Marco Del Monte
Testata: Il Riformista
Data: 14/08/2026
Pagina: 1
Autore: Marco Del Monte
Titolo: Lo spot di Gaza

Riprendiamo dal RIFORMISTA, inserto HaKol, il commento di Marco Del Monte dal titolo: "Lo spot di Gaza"

Ieri volevo vedere un TG e ho acceso la TV un po’ prima dell’orario, proprio nel momento degli spot pubblicitari: sono rimasto senza parole, perché un noto attore ha parlato per dieci minuti della tragica situazione di Gaza, dove i bambini continuano a morire.

Si badi bene che non sto dicendo che tutto è risolto e che il simpatico «testimonial» stesse dicendo delle corbellerie, ma mi ponevo il problema.

I motivi erano due: il primo è che nei giorni addietro la stessa segreteria generale dell’ONU (con molta fatica) aveva ammesso che le milizie di Hamas, nella zona da loro controllata, avevano ricominciato a sequestrare i beni che la nuova struttura deputata alla consegna delle derrate alimentari (Board of Peace) stava distribuendo; il secondo era la comunicazione data dallo stesso Trump che Hamas aveva finalmente acconsentito a disarmarsi.

Sul tavolo negoziale c’era la nuova versione del «Monopoli» in versione Gaza City: Hamas dichiarava che avrebbe deposto le sole armi pesanti se e quando Israele avesse ritirato le sue truppe, mentre Israele, a sua volta, ricordava al mondo che a valle del ritiro unilaterale da Gaza, effettuato da Sharon nel 2005, c’era stato il 7 ottobre 2023; pertanto, prima del disarmo di Hamas, sarebbe rimasta a Gaza anche Lassie, la cagnetta mascotte della Brigata Golani.

Nel frattempo, lo «storytelling» iraniano sulla faccenda di Hormuz si rivelava un falso, perché, mentre Trump per la 39ª volta sospendeva l’attacco finale, i pasdaran, dal 16 al 23 luglio, continuavano ad attaccare le basi USA in Giordania e Kuwait e incendiavano un mercantile nello stretto di Hormuz, applicando la strategia del ragno che, impaniata la preda sulla sua tela, la mangia a rate.

Intanto, la benzina alla pompa, in America, sta viaggiando verso i 5 dollari al gallone, il che vuol dire un punto percentuale al giorno perso in vista delle elezioni di midterm, e non lo sa solo Trump, ma anche i pinguini dell’Antartide.

Se ci fosse più tempo (sprecato invece nell’aver perso l’occasione del 2025, quando per prosopopea Trump interruppe la campagna vincente denominata «guerra dei dodici giorni») si potrebbe mantenere lo stallo, il che mostrerebbe al mondo dove sta chi gioca pulito e chi «bara», ma il tempo non c’è.

Per esempio, ognuno di noi può pensare che le sue vacanze quest’anno saranno ridotte non per colpa di Israele, ma per colpa di un regime che gioca sempre con due mazzi di carte, mentre continua a distruggere la sua generazione di millennials impiccandoli.

Ma chi orchestra la propaganda ha già pensato pure a questo ed ecco riesumati i «bambini di Gaza», il tutto per tenere il più possibile lontano Israele dalla questione «Iran».

In conseguenza, si sono intensificati gli accoltellamenti, gli assalti alle entità ebraiche e, da ultimo, la questione dei migranti di Ceuta, dove c’è stata una vera e propria invasione di migranti, con la Spagna soffocata dal gran numero di persone già entrate in Europa a causa delle concessioni di nazionalità effettuate dal governo Sanchez.

La situazione globale è drammatica, ma si poteva pensare a un rinsavire dell’Occidente, poiché molti Stati dell’Unione Europea avevano seguito l’Italia, interrompendo gli accordi di Schengen con la Spagna, facendo marcia indietro già nella videoconferenza del 4 agosto: come dire, «prove di suicidio collettivo».

Nonostante questo, si starebbero manifestando altri segnali positivi come, per esempio, il fallimento del raduno No TAV di sabato 1 agosto e la conseguente ritirata del simbolo dei propal, così come le manifestazioni in tono dimesso per il 46° anniversario della strage di Bologna; ecco allora spiegato il «ritorno a Gaza» che deve far riflettere.

Neanche nei giorni della guerra effettiva si era visto uno spot così lungo e dettagliato, con insistenza sui telefoni utilizzabili per le donazioni, esibizioni di macerie, di bambini denutriti e di tutto il necessario a smuovere la «pietas» religiosa del popolo dell’etere.

Non una parola, chiaramente, sugli incendi dolosi in Galilea, sui tentati rapimenti di bambini in Cisgiordania, sull’assalto ai ragazzi ebrei italiani in visita in Bulgaria.

Questo è il quadro, mentre l’Iran annuncia di voler colpire l’Ucraina, che ha affondato dei cargo pieni di armi che, provenienti dalla Russia, traversavano il Mar Caspio in direzione Teheran: Gaza soffre, fermiamo Israele, fine dello spot.

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