L’ANTISEMITISMO NON È MAI MORTO. E' diventato uno tsunami che travolge le coscienze
Commento di Deborah Fait
Testata: Informazione Corretta
Data: 11/08/2026
Pagina: 1
Autore: Deborah Fait
Titolo: L’ANTISEMITISMO NON È MAI MORTO. E' diventato uno tsunami che travolge le coscienze

L’ANTISEMITISMO NON È MAI MORTO. E' diventato uno tsunami che travolge le coscienze

Commento di Deborah Fait

 Deborah Fait
Deborah Fait

 

Prima ragazzi ebrei minacciati. Poi ebrei riconoscibili dalla kippà o da una medaglietta aggrediti per la strada. Poi le sinagoghe date alle fiamme. Poi le minacce e le liste di proscrizione di ebrei,  turisti o residenti non importa purchè ebrei. Infine arriverà qualcuno, con una gran faccia tosta,  a spiegare che «non è antisemitismo» ma semplice e legittima critica a Israele.

È questa la parte più oscena della storia che si sta ripetendo sotto i nostri occhi.

L’ultimo episodio arriva dalla Bulgaria. A Bansko, un gruppo di giovani ebrei italiani, ospitati in un albergo per un campo estivo, è stato preso di mira da un gruppo di skinhead. Urla, insulti antisemiti, saluti nazisti e il grido «Sieg Heil». La polizia è intervenuta e le autorità bulgare hanno aperto un’indagine. Tutto finirà nel dimenticatoio, come sempre.

Ripeto, ragazzini aggrediti e minacciati solo perchè ebrei. Non soldati. Non politici. Non ministri. Nemmeno rappresentanti ufficiali dell'odiato Israele. Semplicemente ragazzi italiani in vacanza. Eppure, per qualcuno, essere ebrei è già una colpa sufficiente.

A me sono venuti i brividi alla notizia che dovrebbe far gelare il sangue a tutta l’Europa. E invece rischia di diventare l'ennesimo episodio da archiviare velocemente senza vergogna.

Quei ragazzi italiani terrorizzati e chiusi in un albergo di Bansko, in Bulgaria, non stavano combattendo nessuna guerra, non erano gli odiati -coloni-, erano semplicemente ragazzini ebrei

Tutto questo ha un nome, uno solo: Antisemitismo.

E non è un fenomeno confinato alla Bulgaria, ormai è diventato un problema planetario, dalla Scandinavia agli USA passando per tutta Europa.

Nel Regno Unito, nei primi sei mesi del 2026, sono stati registrati 1.926 episodi antisemiti: il 21% in più rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. Tra gli episodi figurano aggressioni contro ebrei, incendi dolosi contro sinagoghe e la distruzione di ambulanze di un servizio di emergenza ebraico con la Stella di David sulle portiere. Per non parlare degli incontri sportivi dove è proibito suonare l'inno di Israele o non vengono accettati gli atleti ebrei.

In Francia sono arrivati a 1.320 episodi di antisemitismo in meno di 6 mesi. A febbraio, un ragazzino ebreo di 13 anni che stava andando in sinagoga a Parigi è stato aggredito da cinque persone, derubato e minacciato con un coltello; durante l'aggressione sono stati urlati insulti antisemiti. A Milano sono stati brutalmente aggrediti un padre con il suo bambino di 6 anni. Portavano la kippà e gli hanno gridato "assassini"

In Belgio una sinagoga di Liegi è stata danneggiata da un'esplosione, in un episodio qualificato dalle autorità come antisemita.

In Canada il 95% degli studenti ebrei ha subito aggressioni.

Negli Stati Uniti gli studenti ebrei hanno paura di entrare nei campus universitari.

Potrei continuare per ore l'elenco delle aggressioni contro cittadini ebrei di qualunque nazione e allora la domanda non è più se l'antisemitismo stia tornando.

La domanda è perché il mondo continui a fingere di non vederlo o, rendendosene conto,  se ne freghi.

Per decenni abbiamo sentito ripetere il solenne «Mai più». Una frase diventata quasi un rituale, buona per le cerimonie ipocrite del Giorno della Memoria, per i discorsi istituzionali e per le fotografie di circostanza davanti ai monumenti. Ma il «Mai più» non si misura con i discorsi.

Si misura quando un ragazzo ebreo può andare in gita e entrare in un albergo senza avere paura.

Quando un ebreo può andare in sinagoga senza guardarsi alle spalle.

Quando può camminare per strada senza nascondere la kippah.

Quando può dire di essere ebreo senza chiedersi se quella parola potrebbe trasformarlo in un bersaglio.

L'antisemitismo contemporaneo ha imparato a cambiare vestito, anzi ne ha più di uno.

A volte porta la testa rasata e il simbolo nazista e sventola le bandiere con la svastica.

A volte si presenta con il volto dell'estremismo islamo-comunista e sventola le bandiere -fake-palestinesi urlando -Free Palestine e Israele assassino-.

I media alimentano tutto questo odio raccontando menzogne, mortificando la verità, l'onestà, la giustizia e naturalmente la Storia, quella vera. Chiamano -coloni- gli israeliani che vivono in Giudea e Samaria e spesso anche quelli che vivono a Tel Aviv, Gerusalemme, Haifa. La definizione di -colono- è "Un estraneo che abita e coltiva terreni non suoi". Non è il caso degli israeliani perché la Giudea e la Samaria sono state per 3700 anni terre ebraiche quando gli arabi non erano ancora usciti dai loro deserti. I veri occupanti di Giudea e Samaria sono gli arabi detti palestinesi che non hanno mai abitato quelle terre prima degli anni 50 del secolo scorso. 

Eppure ad ogni telegiornale salta fuori la parola colono se parlano di ebrei di Israele. Questo è antisemitismo, è manipolare la storia in modo brutale e schifoso, davvero schifoso. L'ONU con le sue varie agenzie e i media stanno derubando gli ebrei della propria storia, la stanno maniolando per consegnarla agli arabi.  

L'antisemitismo non comincia necessariamente con un coltello. Comincia con una battuta. Con un insulto. Con una caricatura. Con una teoria del complotto. Con le menzogne storiche.  Con «Non ho nulla contro gli ebrei, però...Israele non dovrebbe esistere». Improvvisamente ci accorgiamo che il confine tra le parole e la violenza è molto più sottile di quanto avessimo voluto credere.

Chi sta dalla parte di Israele dice che l'Europa dovrebbe svegliarsi. Io dico che l'Europa e il mondo non vogliono svegliarsi. L'odio è diventato uno tsunami, peggio di quanto accadeva negli anni 30 che poi ha portato alla Shoah. All'epoca nazifascista in Europa qualcuno avrebbe voluto salvare gli ebre perseguitati dai governi antisemiti. Oggi non so, oggi i social e i media entrano dappertutto, in ogni casa, in ogni cervello e lo ammorbano. Oggi l'odio contro gli ebrei non è più nascosto, oggi rende orgogliosi. Oggi chi parla di genocidio è un figo, non un delinquente.  

La "bestia umana" come cantava Francesco Guccini vorrebbe ricreare Auschwitz e sta già omettendo dal racconto chi è stato bruciato nei campi di sterminio. Sui monumenti in ricordo della Shoah stanno già incominciando a cancellare la parola "ebrei" per sostituirla con "persone". Le prossime generazioni non leggeranno più che il nazismo ha ammazzato 6 milioni di ebrei ma 6 milioni di persone. E così la Memoria finirà.

L'Europa dimostra di aver dimenticato la propria storia. Ma questa volta non potrà dire di non essere stata avvertita. L'Europa, cancellando gli ebrei, sta cancellando se stessa.

takinut3@gmail.com