Riprendiamo dal sito www.israele.net - diretto da Marco Paganoni - l'articolo del Jerusalem Post, Jewish Cronicle, Jns e Middle East Forum pubblicato al Riformista dal titolo: "Ora lo ammettono anche organismi ONU: a Gaza non c’è carestia e si registrano indici di malnutrizione infantile inferiori a tutti gli stati confinanti e persino ad alcuni paesi europei. Crolla un altro pilastro delle accuse contro Israele (ma non aspettatevi rettifiche né scuse da parte di chi ha diffuso menzogne)"
Una recente indagine condotta dall’UNICEF (Fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia) rivela che a Gaza i livelli di malnutrizione infantile e delle donne in età riproduttiva (15-49 anni) sono simili o addirittura inferiori a quelli registrati prima della guerra scatenata da Hamas il 7 ottobre 2023, e che la situazione nutrizionale a Gaza è migliore rispetto a tutti gli stati confinanti e persino migliore rispetto ad alcuni paesi europei.
“Ancora una volta i fatti prevalgono sulla finzione – ha commentato giovedì l’ambasciatore israeliano presso le Nazioni Unite, Danny Danon – Gli stessi organismi delle Nazioni Unite ammettono che la falsa narrativa contro Israele sulla presunta carestia nella Striscia di Gaza sta cadendo a pezzi. Israele non sta facendo morire di fame i bambini, Israele sta combattendo il terrorismo di Hamas, mentre Hamas usa i civili di Gaza come scudi umani. Coloro che si sono precipitati ad accusare Israele devono ora essere ritenuti responsabili d’aver diffuso menzogne”.
Utilizzando la metodologia dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) riconosciuta a livello internazionale, i ricercatori ONU hanno misurato peso, altezza e circonferenza del braccio dei bambini per valutare il grado di malnutrizione acuta tramite l’indice Z del rapporto peso/altezza (WHZ), l’indicatore standard utilizzato da OMS e altri organismi per confrontare i livelli di malnutrizione acuta tra le popolazioni e nel corso del tempo.
Dall’indagine risulta che i tassi di malnutrizione acuta a Gaza variano tra lo 0,2% e lo 0,8%.
Si tratta di livelli paragonabili o inferiori a quelli registrati a Gaza prima della guerra (che era 0,8%), e significativamente più bassi di quelli registrati in paesi limitrofi come Egitto (malnutrizione infantile al 2,9%), Giordania (2,0%) e Siria (oltre il 12%). Persino in un paese dell’Unione Europea come la Bulgaria si registra un tasso di malnutrizione infantile del 4,0%, notevolmente più alto che a Gaza.
“Il tasso di deperimento secondo l’indice WHZ è basso in tutti gli ambiti – osserva lo studio UNICEF – il che suggerisce l’assenza di malnutrizione acuta diffusa a livello di popolazione”.
Lo studio indica inoltre che il 4% dei bambini a Gaza è in sovrappeso o obeso (con la più alta prevalenza di sovrappeso a Khan Younis/Rafah, pari al 4,8%).
“In altre parole, a Gaza non c’è carestia – ha sottolineato il Ministero degli Esteri israeliano nel dare la notizia su X – La malnutrizione non solo è significativamente al di sotto dei valori critici, ma è eccezionalmente bassa rispetto alla media regionale. Chi è ancora aperto al confronto non deve far altro che consultare direttamente i dati empirici”.
I dati non solo smontano completamente la martellante accusa secondo cui Israele non permetterebbe l’ingresso di cibo a Gaza (indici di malnutrizione così bassi non si spiegano senza ammettere che l’afflusso di alimenti non è mai venuto meno).
I dati smontano anche l’argomentazione chiave utilizzata per giustificare gli originari proclami sulla “carestia” a Gaza che gruppi di attivisti, relatori speciali, agenzie umanitarie, riviste mediche, leader religiosi e opinionisti vari continuano a citare imperterriti.
Nell’agosto del 2025, la Classificazione Integrata delle Fasi di Sicurezza Alimentare (IFPC), un’iniziativa globale di monitoraggio della sicurezza alimentare utilizzata dalle agenzie delle Nazioni Unite e dalle organizzazioni umanitarie, sostenne che a Gaza sussistevano condizioni di carestia. Già allora, molti osservatori avevano fatto notare che l’IFPC aveva modificato uno dei parametri di valutazione pur di arrivare alla conclusione predeterminata.
Per dichiarare che esiste una “carestia”, cioè la Fase 5 IPC (Integrated Food Security Phase Classification), che è la scala standard globale per misurare la gravità dell’insicurezza alimentare, è necessario che almeno il 30% (non lo 02-0,8%) dei bambini di età inferiore ai cinque anni mostri malnutrizione acuta, misurata tramite l’indice WHZ.
Nel maggio 2024, l’allora Procuratore della Corte Penale Internazionale Karim Khan (oggi sospeso dall’incarico per accuse di molestie sessuali) emise mandati di arresto a carico del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e del ministro della Difesa Yoav Gallant, accusandoli del crimine di “aver fatto morire di fame civili come metodo di guerra” (starvation of civilians as a method of warfare).
Quell’anno, anche il Segretario Generale delle Nazioni Unite, António Guterres, proclamava che “1,1 milioni di persone a Gaza stanno affrontando una fame catastrofica, il numero più alto mai registrato in qualsiasi luogo e in qualsiasi tempo”.
L’accusa, oggi rivelatasi falsa, d’aver volutamente provocato la carestia a Gaza viene accampata come una delle “prove” principali dell’accusa di “genocidio”, ad esempio dal Sudafrica davanti alla Corte Internazionale di Giustizia.
Israele ha sempre respinto l’accusa, sottolineando fra l’altro che il primo responsabile delle difficoltà umanitarie a Gaza è Hamas, che si trincera fra la popolazione civile e sequestra a proprio vantaggio gli aiuti umanitari.
Nel maggio 2026, un documento informativo del governo israeliano (intitolato “Propaganda riciclata: come gli attori delle Nazioni Unite hanno manipolato le informazioni nella guerra a Gaza”) avvertiva che le agenzie delle Nazioni Unite non solo stavano “riciclando dati di Hamas”, ma presentavano le informazioni raccolte in “modi altamente fuorvianti” pur di sostenere la narrazione secondo cui Israele impedirebbe l’ingresso degli aiuti a Gaza. “Per tutta la durata della guerra, le statistiche delle Nazioni Unite sulla fornitura di aiuti a Gaza sono state significativamente incomplete – affermava il documento – eppure venivano presentate in modo fuorviante nei rapporti e nelle dichiarazioni dell’ONU come esaurienti”.
“Ancora una volta, la calunnia della fame indotta da Israele a Gaza sta crollando – ha twittato l’ambasciatore israeliano negli Stati Uniti, Yechiel Leiter – Ma non aspettatevi scuse. Non aspettatevi rettifiche. E certamente non aspettatevi titoli di giornale a correzione o mea culpa in prima serata tv”.
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