Riprendiamo dal FOGLIO il commento di Micol Flammini dal titolo: "Putin vuole svuotare il senso della Nato. I piani e il rimedio di Kyiv"
Gli americani sono il dubbio maggiore, i russi li vedono sempre più inclini al disimpegno, ripiegati sui propri arsenali a contare le scorte rimaste. Colpendo la Nato, Putin vuole dimostrare che non esiste, non funziona, vuole dividere e sta già facendo le prove: i continui sconfinamenti dei droni russi in Romania o in Polonia servono a testare le reazioni, a infondere paura nella popolazione affinché faccia pressione sui governi che sostengono l’Ucraina. Putin fa dei piani, secondo l’esclusiva del Wall Street Journal, per uccidere la Nato e creare la più grande crisi di sicurezza e anche di identità degli alleati degli Stati Uniti.
L’allarme dell’intelligence americana al quotidiano non è isolato. Nei giorni scorsi, il ministro della Difesa della Lituania, Robertas Kaunas, ha avvertito che la Russia potrebbe preparare provocazioni sotto falsa bandiera contro i paesi dell’Alleanza atlantica, in modo particolare contro i baltici. Nei mesi scorsi, dei droni ucraini sono caduti in Finlandia, Croazia, Lituania e Lettonia. Si è trattato di errori di navigazione o deviazioni causate da interferenze elettroniche russe, ma in più di un caso lo schianto ha aperto un dibattito sulla sicurezza, tutto interno e senza accuse a Kyiv, ma quello che le autorità della Lituania sottolineano è che Mosca potrebbe architettare attacchi pericolosi e mortali usando droni ucraini. Ancora una volta l’obiettivo sarebbe la divisione, testare le difese aeree e anche di resistenza interne soprattutto nei paesi confinanti che finora hanno guidato dentro all’Unione europea la solidarietà all’Ucraina. Dividendo le opinioni pubbliche, Mosca vuole fermare gli aiuti, creare un senso di pericologenerale che opprima e soffochi i rifornimenti all’Ucraina, crei antipatia nei confronti del popolo ucraino (come sta avvenendo per esempio in Polonia dopo un attento lavorodi propaganda) e non soltanto diventi un problema per
Kyiv, ma anche per l’architettura della sicurezza dell’occidente.
Putin vuole l’Ucraina, non ha intenzione di tirarsi indietro e la valutazione è che più vedrà allontanarsi il suo obiettivo, più potrebbe essere portato a provocare la Nato. Una Nato immobile sotto ai colpi di Putin, con opinioni pubbliche spaventate e frammentate interno non avrebbe molti giorni di vita. Ma il capo del Cremlino ha già fatto molte scommesse sbagliate, come arrivare a Kyiv in tre giorni.
Questa settimana, durante la riunione degli ambasciatori ucraini, l’ex capo delle Forze armate, Valeri Zaluzhny, oggi diplomatico a Londra, ha detto che non bisogna farsi illusioni: per gli ucraini non c’è posto nella Nato. Il generale però ha anche valutato cosa vuol dire essere oggi dentro l’Alleanza atlantica e se potrebbe davvero essere producente. Ci sono pro e contro: i vantaggi sono rappresentati dall’alto livello di tecnologie militari di cui dispongono alcuni paesi e che l’Ucraina non ha; gli svantaggi risiedono invece nella dottrina militare della Nato ritenuta obsoleta. Zaluzhny vede una soluzione: una collaborazione a blocchi che consenta all’Ucraina e ai suoi alleati degli scambi vitali, necessari, senza il legame dell’articolo 5 che Putin è intenzionato a distruggere per privare la Nato del suo grande potenziale di deterrenza.
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