Manuale di resistenza contro la sinistra che non si oppone alla trasformazione in bersaglio del popolo ebraico. Clonare Fetterman, grazie
Editoriale de Il Foglio
Testata: Il Foglio
Data: 07/08/2026
Pagina: 1
Autore: Il Foglio
Titolo: Manuale di resistenza contro la sinistra che non si oppone alla trasformazione in bersaglio del popolo ebraico. Clonare Fetterman, grazie

Riprendiamo dal FOGLIO l'editoriale dal titolo: "Manuale di resistenza contro la sinistra che non si oppone alla trasformazione in bersaglio del popolo ebraico. Clonare Fetterman, grazie"

Escalation in Svizzera dei casi di antisemitismo - RSI

Clonarlo: si può? La diffusione mondiale di un’internazionale progressista desiderosa di raccogliere consenso attraverso la demonizzazione di Israele e del popolo ebraico, a volte giocando senza pudore con l’antisionismo, altre volte abbattendo senza timore gli argini necessari a frenare l’ascesa dell’antisemitismo, costringe le sinistre di mezzo mondo a scegliere con decisione da che parte stare. Da una parte della barricata ci sono le sinistre che considerano necessario abbracciare il modello Zohran Mamdani (sindaco di New York poco interessato a denunciare gli orrori di Hamas) e il modello Abdul El Sayed (candidato democratico per un seggio in Michigan che ha fatto della demonizzazione di Israele un suo cavallo di battaglia). Dall’altra parte della barricata ci sono le sinistre che considerano necessario non arrendersi alla demonizzazione del popolo ebraico. Da una parte, c’è la sinistra che contribuisce a trasformare gli ebrei in colpevoli fino a prova contraria. Dall’altra parte, c’è la sinistra che tenta in tutti i modi di evitare che il fronte progressista del futuro possa sacrificare la difesa del popolo ebraico sull’altare del consenso facile. A offrire buoni argomenti al secondo fronte politico è un eroico senatore della Pennsylvania, John Fetterman, che, in una chiacchierata fatta due giorni fa con il conduttore americano Jon Stewart, ha offerto un formidabile manuale di conversazione per resistere all’ondata di estremismo antisionista che si sta impossessando delle coscienze della sinistra mondiale. Fetterman parla senza paura. Denuncia la sinistra che trasforma la parola “sionista” in un insulto, che minimizza il terrorismo di Hamas, che applica agli ebrei criteri che non applica a nessun altro popolo e offre spunti utili per riconoscere con semplicità quando l’interlocutore progressista supera limiti che non si dovrebbero superare, trasformando le sue legittime critiche allo stato di Israele in operazioni di demonizzazione di un popolo. Provate anche voi. Fetterman dice che il limite si supera quando “sionista” diventa un termine infamante, con il quale non si critica più una politica, ma si trasforma in colpa l’idea che gli ebrei possano avere uno stato e difendersi. Dice che il limite si supera quando un movimento teocratico e terrorista non viene considerato un nemico dei progressisti solo perché combatte Israele o gli Stati Uniti: vale per Hamas, vale per Hezbollah, vale per l’Iran. Dice che il limite si supera quando ci si dimentica di difendere i palestinesi dai crimini di Hamas. Dice che il limite si supera quando si rende accettabile uno slogan come “dal fiume al mare”, che implica la cancellazione di Israele. Dice che il limite si supera quando una terribile e drammatica guerra urbana viene descritta senza dubbi come un genocidio. Nel suo manuale di resistenza contro la sinistra che alimenta l’antisemitismo attraverso l’antisionismo, Fetterman dice giustamente che è sbagliato considerare “pro Hamas” chiunque critichi Israele. Dice che non tutto l’antisio-nismo è antisemitismo. Ma allo stesso tempo ricorda qual è il punto su cui concentrarsi. Dopo il 7 ottobre, dice il senatore, ci troviamo di fronte a una scelta esistenziale: tra Hamas e Israele non è possibile scegliere Hamas. Maattenzione: scegliere Israele non significa non doverlo criticare. Significa solo ricordare una verità spesso rimossa, che Fetterman vuole ricordare “anche a costo di perdere consenso”: criticare Netanyahu non vuol dire essere nemici del popolo ebraico, ma usare l’antisionismo come un cavallo di Troia per far rientrare l’antisemitismo nel dibattito pubblico significa contribuire alla legittimazione di un’Intifada globale e chiudere gli occhi di fronte a chi costruisce consenso senza fare di tutto per evitare la demonizzazione dell’unica democrazia del medio oriente e per evitare che un ebreo possa essere considerato, senza troppi drammi, colpevole di un peccato mortale: quello di essere semplicemente ebreo. Fetterman: god bless.

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