Se una civiltà non sa più perché esiste, scomparirà
Commento di Giulio Meotti
Testata: Newsletter di Giulio Meotti
Data: 07/08/2026
Pagina: 1
Autore: Giulio Meotti
Titolo: Se una civiltà non sa più perché esiste, scomparirà

Riprendiamo l'articolo di Giulio Meotti, dalla sua newsletter, dal titolo: "Se una civiltà non sa più perché esiste, scomparirà" 

 Informazione Corretta

Giulio Meotti

Queste due fotografie saranno ricordate come il cambio della guardia in Occidente: più degli stranieri che varcano i nostri confini, siamo noi che sorridiamo senza sapere più perché i confini esistono

Dov’è finito Mojtaba Khamenei? 

C’è chi dice di averlo visto nascosto dietro a un velo al funerale del padre. 

Altri sono sicuri che fosse fra i militanti Lgbt con le bandiere di Hamas ad Amsterdam. 

Qualcun altro ritiene che si sia infiltrato nelle invasioni barbariche a Ceuta. Plausibile, visto che i terroristi dell’Isis che insanguinarono Parigi e Bruxelles usarono le rotte migratorie balcaniche.

Se me lo avessero chiesto avrei potuto dirlo io dove si trova Khamenei.

Mojtaba Khamenei, che come è noto ha un pacchetto immobiliare niente male a Londra, si nascondeva sotto il niqab, il velo integrale, con cui la diciassettenne “inglese” di Bolton, Khadija Patel, si è appena presentata alla Camera dei Lord di Londra per ricevere il “British Citizenship Award” per “l’empowerment delle giovani donne”. 

Il premio per l’emancipazione femminile ai Talebani? 

D’accordo, la storia di Khamenei dietro al niqab è una boutade, sebbene sotto quel niqab potrebbe esserci chiunque, anche Pedro Sánchez in visita a Ceuta prima di tornare nella sua villa di lusso a Lanzarote ad aggiornare la sua playlist estiva su Instagram. 

Ma la fotografia è terribilmente seria e racchiude il futuro dell’Occidente. 

Le mani che porgono il riconoscimento a Khadija appartengono a inglesi di mezza età, eredi residuali di una tradizione anglo-celtica che ancora occupa i banchi del potere a Westminster. Lei sorride, o almeno si presume che sorrida, dietro il niqab. Loro sorridono apertamente. Ed è proprio in quel sorriso asimmetrico che si legge l’intera parabola occidentale.

La fotografia congela il momento esatto in cui il potere consegna le chiavi del futuro a chi non condivide né la memoria né il progetto. 

Per un po’ ci saranno ancora tipi inglesi che sorridono a Westminster mentre consegnano premi a chi li sta demograficamente sostituendo e poi, abbastanza presto, anche i vecchi che presiedono ai premi saranno non-britannici.

Daniel Ortega in Nicaragua ha appena deciso che nel suo paese non ci saranno più elezioni. Vergognoso, certo.

Ma che senso hanno le elezioni se le consentiamo a chi vuole sostituire la democrazia con la sharia? 

Più di 570 candidati associati a un’agenda settaria islamica e appoggiati da un gruppo di pressione legato all’islamismo, The Muslim Vote, hanno appena ottenuto importanti vittorie in 58 consigli comunali nel Regno Unito e due cariche di sindaco nelle elezioni amministrative inglesi del 7 maggio. 

“Per dare un’idea, questo significa che oltre un candidato su dieci eletto nei consigli comunali inglesi è un esponente di una setta musulmana”, ha annunciato Emma Schubart, ricercatrice presso la Henry Jackson Society, che per prima ha pubblicato i dati. In totale, sono stati eletti 5.066 consiglieri.

Perché allora si continua a blaterare di “integrazione”? 

Quando sei tu la minoranza, perché mai qualcuno dovrebbe integrarsi con te e i tuoi “valori”? 

L’integrazione presuppone un centro gravitazionale; quando quel centro si dissolve, chi arriva non si adatta: si impone. E ha ragione a farlo. Nessuna cultura dominante si “integra” con i predecessori una volta che ne ha ereditato lo spazio. 

Certi nostri revisionisti petalosi ora affermano che Ceuta non appartiene alla Spagna perché fu conquistata nel 1415. Allora diciamo ai turchi di restituire Costantinopoli ai cristiani? Perché loro la conquistarono nel 1453. 

Il giornalista tedesco Julian Reichelt (ex Bild) lo riassume in modo chiaro: “I loro soldati arrivano senza armi, perché sanno che l’Occidente non si difende più; non hanno bisogno di armi. In questo modo completano il loro obiettivo di conquista e sottomissione per via demografica. Se continuiamo a credere che arrivino avventurieri con motivi individuali, ci sbagliamo in modo suicida. Arriva un’armata di Maometto che sente un mandato interiore e sacro di cancellare la nostra cultura debole”. 

Oltre al masochismo, il progressismo deve essere pure affetto da strabismo. 

Ha ragione Gad Saad: “Per la prima volta nella storia, una civiltà ha deciso che la virtù più illuminata è arrendersi senza opporre alcuna difesa alla perdita della propria cultura, del proprio patrimonio, delle proprie donne e dei propri bambini. L’empatia suicida si rivelerà la rovina dell’Occidente”.

L’insegnante della scuola inglese che ha mostrato in aula una vignetta di Charlie Hebdo durante l’ora di educazione civica è ancora nascosto. 

Non nascosto come Khadija dietro il niqab, ma nascosto nel senso di nuova casa e nuova identità, per lui e per tutta la sua famiglia. 

Intanto in Inghilterra è in corso una massiccia sostituzione demografica, rivelano nuovi dati ufficiali. 

Bolton, la città della ragazza talebana premiata a Westminster, sorge nella “Grande Manchester”, sì quella del nuovo premier inglese Andy Burnham, il manchesterismo cantato da Repubblica

Nel 2021, il 47,0 per cento degli abitanti di Bolton si è dichiarato “cristiano” (in calo rispetto al 62,7), mentre il 19,9 si è dichiarato musulmano (in aumento rispetto all’11,7 del decennio precedente).

Questi numeri sono il futuro dell’Occidente. 

A Bolton si scrivono libri per bambini su quanto è meraviglioso indossare il niqab. 

A Bolton, le chiese stanno diventando moschee. 

A Parigi intanto tre donne sono state accoltellate da un tizio che ha dichiarato di essere stato “inviato da Allah”. 

Ma come al Pride di Berlino, il problema non è la ragazza polacca che si dissangua a morte sul marciapiede, ma chi cerca di “politicizzare” l’evento e comunque anche il terrorista islamico lo annoveriamo fra i “conservatori”. 

Quando il governo olandese ha proibito il niqab, un gruppo di politici (maschi) laburisti ha protestato indossando niqab colorati al Pride di Amsterdam. 

Mi spiace per i volenterosi olandesi, il nichilismo sarà anche divertente, ma non regge. 

Sta arrivando la notte di Hegel in cui “tutte le vacche sono nere”, nere niqab. 

Intanto il “Zug der Liebe” (il treno dell’amore), la parata di Berlino dedicata a “tolleranza, diversità e solidarietà” prevista per il 29 agosto, è stata cancellata. 

Al suo posto, forse, terranno una sfilata in niqab. 

Abdul Ballout ha usato un furgone per uccidere gli Lgbt al Pride di Berlino. Molti manifestanti erano agghindati con l’equipaggiamento solito di Gaza, progressivamente ignari del loro futuro appuntamento con gli operatori di gru islamici dell’Iran. 

La storia più grande, però, è un’altra. 

Abdul ha lasciato la Germania nel 2025 per unirsi all’ISIS in Siria. È stato arrestato in Libano e incarcerato per tre mesi prima di fare un giro di valzer di ritorno in Germania dove è stato di nuovo arrestato. 

Non è stato incarcerato però, è stato consegnato a un’organizzazione chiamata “Violence Prevention Network” per seguire un corso di “deradicalizzazione”.

Le quattro donne ritratte sono quelle che dovevano riportarlo sulla giusta strada: Judy Korn, Ella Goldschmied, Ariana Wolfe e Cornelia Lotthammer. Le loro biografie sono piene del solito “giustizia sociale, estremismo di destra, identità di genere, misoginia, uguaglianza”, ma niente sull’Islam.

Il Violence Prevention Network riceve un sacco di finanziamenti federali in Germania ed è un membro fondatore della Radicalisation Awareness Network (RAN) della Commissione Europea.

Mandare un terrorista a un corso tenuto da attiviste specializzate in estremismo di destra e uguaglianza di genere equivale a curare un’infezione batterica con un’infusione di fiori di bach. 

Non solo non funziona, ma rafforza la percezione che l’Occidente sia debole, confuso e pronto a autodistruggersi. Un po’ come la barriera a Ceuta: costata miliardi, si rivela inutile.  Continuiamo a fingere che un’ideologia di conquista possa essere addomesticata con un certificato di frequenza, un sorriso inclusivo e un reticolato pieno di buchi e senza poliziotti e militari. 

Perché è come se per gran parte dell’élite al potere fosse troppo tardi per salvare la vecchia Spagna o la vecchia Francia o la vecchia Olanda o la vecchia Germania o la vecchia Italia o la vecchia Inghilterra, anche se lo volessero. 

Le immagini e i video dell’invasione di Ceuta mostrano una “Fortezza Europa” così debole e le cui guardie sono così impotenti da lasciarsi semplicemente travolgere. Mostrano un’Unione Europea che, nonostante i suoi governi, le sue forze armate e le autorità di polizia, nonostante le sue decine di migliaia di politici di professione, nonostante tutte le sue leggi e i suoi regolamenti, nonostante tutti i think tank, i tavoli di esperti, i summit di non-si-sa-cosa e tutta la cianfrusaglia ideologica, capitolano davanti a uomini che nuotano qualche centinaio di metri dal Marocco. 

L’Europa ancora sana lo ha capito e 22 su 27 stati membri della UE chiedono frontiere esterne sicure (sono lontanissimi i tempi del Wir schaffen das merkeliano, scrive Douglas Murray sulla Free Press).

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giuliomeotti@hotmail.com