Riprendiamo dal giornale online SETTEOTTOBRE il commento di Daniele Scalise dal titolo: "L’odio non cade dal cielo"
L’assalto all’hotel di Sofia, dove erano ospitati decine di adolescenti ebrei italiani partiti da Roma e Milano, non è un episodio isolato. Un gruppo di estremisti ha tentato di entrare nell’albergo urlando «Sieg Heil», facendo il saluto nazista e tornando una seconda volta dopo l’intervento della polizia per bloccare nuovamente gli ingressi e intimidire i ragazzi. Il presidente della Comunità ebraica di Roma, Victor Fadlun, ha denunciato una situazione gravissima e ha chiesto alle autorità bulgare di identificare e perseguire i responsabili. La domanda vera, però, non è chi fossero quei teppisti. La domanda è: chi ha preparato il terreno perché un gruppo di giovani possa sentirsi autorizzato a gridare slogan nazisti davanti a un albergo pieno di ragazzi ebrei nel cuore dell’Europa?
Perché l’odio non cade dal cielo. L’antisemitismo non nasce all’improvviso. Si costruisce. Si alimenta e si legittima. Per anni è stato seminato un linguaggio che credevamo sepolto con la seconda guerra mondiale. È stato rispolverato il repertorio classico dell’odio antiebraico, aggiornandolo ai tempi moderni e gli ebrei sono diventati “genocidari”, “nazisti”, “colonizzatori”, “suprematisti”. Il sionismo è stato trasformato in un marchio d’infamia ed Israele è stato descritto come il Male assoluto.
Quando ripeti ossessivamente che lo Stato ebraico rappresenta il male sulla Terra, quando presenti chiunque lo difenda come moralmente contaminato, quando trasformi gli ebrei in un bersaglio politico permanente, arriva inevitabilmente il momento in cui qualcuno smette di usare le metafore e passa all’intimidazione, alle aggressioni, alle minacce. È esattamente quello che stiamo vedendo.
Adesso preparatevi alla consueta recita. Tutti contro l’antisemitismo. Tutti sorpresi. Tutti scandalizzati. E naturalmente una parte della sinistra cercherà di lavarsene le mani sostenendo che tutto ciò appartiene all’estrema destra. Troppo comodo, signori. Certo, quei ragazzi che urlavano “Sieg Heil” appartengono all’universo dell’estremismo neonazista. Ma il clima che rende possibile un episodio del genere non lo ha costruito soltanto l’estrema destra.
Lo hanno costruito anche anni di campagne contro Israele trasformate in campagne contro gli ebrei. Lo hanno costruito università dove il sionismo è diventato una parola sporca. Intellettuali che hanno sdoganato paragoni osceni con il nazismo. Giornali che hanno normalizzato accuse deliranti. Artisti, docenti, associazioni e partiti che hanno accettato come linguaggio legittimo ciò che fino a pochi anni fa sarebbe stato riconosciuto come puro antisemitismo e ogni volta che qualcuno denunciava questa deriva, la risposta era sempre la stessa: state cercando di impedire le critiche a Israele. Banda di ipocriti. Si stava cercando di impedire che l’antisemitismo tornasse socialmente accettabile. E adesso non fate finta di stupirvi del raccolto quando per anni si è seminato veleno. Veleno ha il volto di adolescenti costretti a barricarsi in un albergo europeo mentre, fuori, qualcuno urla “Sieg Heil”.
Chi oggi si limita a esprimere indignazione dovrebbe avere il coraggio di chiedersi quanto abbia contribuito, con le proprie parole, i propri silenzi e le proprie complicità, a rendere possibile tutto questo. Perché l’odio ha sempre dei responsabili. Anche quando preferiscono fingersi spettatori.
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