I naziskin di Sofia, figli del secolo dell’antisemitismo virale
Commento di Dario Nicosia
Testata: Il Foglio
Data: 05/08/2026
Pagina: IV
Autore: Dario Nicosia
Titolo: I naziskin di Sofia, figli del secolo dell’antisemitismo virale

Riprendiamo dal FOGLIO  il commento di Dario Nicosia dal titolo: "I naziskin di Sofia, figli del secolo dell’antisemitismo virale"

Antisemitismo dilagante - RSI

Al direttore - Due settimane fa ho mandato mio figlio al campeggio Sayarim del Bnei Akiva, movimento giovanile ebraico presente in tutto il mondo. Questa esperienza l’hanno fatta tutti i miei figli ed è sempre stata indimenticabile. Ragazzi da tutte le parti d’Europa, camminate, trekking, tenda, falò, canzoni, amicizie per la vita. Gabriel è il piccolo della famiglia, ha 16 anni. E l’ultima sera di questa meravigliosa avventura è finita per lui in lockdown, per così dire. Chiusi in camera. Perché i naziskin del paese li hanno trovati. E braccati. Hanno urlato e fatto quel saluto che non vorremmo mai più vedere. Braccati perché ebrei. Scortati dalla polizia l’indomani fino all’aeroporto. Da mamma e da vicepresidente della Comunità ebraica di Milano mi sento profondamente ferita e amareggiata. Cosa devo spiegare a mio figlio? Che non potrà più viaggiare, studiare, vivere serenamente nelle nostre città? Ci aspettiamo, nuovamente, e lo chiediamo a gran voce, azioni, soluzioni, provvedimenti, leggi che tutelino noi e i nostri figli, noi ebrei cittadini italiani austriaci francesi svizzeri inglesi e di ogni nazionalità.

Dalia Gubbay Quei giovani vestiti di nero riuniti davanti all’ingresso dell’hotel, che gridavano “Sieg Heil” e facevano il saluto nazista, non sono “dei pazzi”. Sono i figli di un secolo in cui l’antisemitismo è tornato a essere drammaticamente virale e reale. A destra, sono i soliti noti che colpiscono l’ebreo in quanto ebreo, in modo esplicito. A sinistra, sono i soliti non noti, che usano l’antisionismo per legittimare l’antisemitismo. Germania nel 2026: 8.725 episodi antisemiti in un anno, 24 al giorno, più del triplo rispetto al 2022. Regno Unito: 3.700 episodi, il secondo dato più alto mai registrato, con una media mensile di 308 casi, che è esattamente il doppio di quella precedente al 7 ottobre 2023. Francia: gli atti antisemiti rappresentano il 53 per cento di tutti gli episodi antireligiosi, nonostante gli ebrei costituiscano una piccola minoranza della popolazione. Italia: 963 episodi, quasi quattro volte i 241 del 2022. Non dimenticare, non sottovalutare, non minimizzare.

Al direttore - Sono solo un modesto cronista (ormai fuori dal giro) che ha attraversato gli anni di cipria e quelli di piombo. Mi è rimasta la curiosità. C’è una spiegazione credibile in questa storia di Ceuta? Possibile che cinquantamila persone abbiano deciso di partire tutte insieme nello stesso giorno? Garibaldi non andò oltre i mille.

Gino Roca La spiegazione è probabilmente un miscuglio di fattori. Una sentenza di un tribunale che ha incentivato lepartenze via mare. Una comunicazione sbarazzina 

da parte di chi aveva interesse a sfruttare la suggestione di un facile ingresso in Europa. Il desiderio, spesso sottovalutato, di venire in Europa. E il disimpegno non casuale delle forze dell’ordine marocchine, intenzionate a mandare un piccolo segnale agli amici spagnoli, beccati a limonare con i non amici algerini.

Al direttore - Ho letto con interesse il suo editoriale “Vaccini contro le balle sui migranti”. L’ho trovato stimolante perché richiama il dovere di affrontare il tema migratorio partendo dalla realtà e non dalle semplificazioni ideologiche. Proprio per questo, però, mi permetto una riflessione. Nel descrivere la linea della premier danese, lei mette in evidenza la necessità di controllare i flussi, contrastare l’immigrazione irregolare, distinguere il diritto d’asilo dall’immigrazione economica e governare il fenomeno senza cedere a slogan. Sono princìpi che richiamano molti dei punti sostenuti anche dal governo Meloni. E’ qui che nasce il mio interrogativo. Se una parte significativa delle politiche migratorie della socialdemocrazia danese converge con quelle del governo italiano, non sarebbe utile riconoscerlo esplicitamente? Non per attribuire meriti o demeriti, ma per contribuire a un dibattito pubblico meno prigioniero delle etichette. Ho l’impressione che, troppo spesso, la stessa proposta venga giudicata in modo diverso a seconda di chi la formula: diventa pragmatismo se proviene da una sinistra nordica, mentre viene definita sovranismo o populismo se è avanzata dalla destra italiana. Forse il vero vaccino contro le “balle” non consiste soltanto nel correggere le narrazioni sui migranti, ma anche nel liberare il confronto politico dai riflessi condizionati che impediscono di riconoscere le convergenze quando esistono realmente. La forza del dibattito democratico non sta nel difendere le appartenenze, ma nel riconoscere quando la realtà costringe culture politiche diverse a incontrarsi.

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