Israele sta pagando un prezzo altissimo, e l’opinione pubblica americana fa finta di niente?
Commento di Michelle Mazel
Testata: Informazione Corretta
Data: 03/08/2026
Pagina: 1
Autore: Michelle Mazel
Titolo: Israele sta pagando un prezzo altissimo, e l’opinione pubblica americana fa finta di niente?

Israele sta pagando un prezzo altissimo, e l’opinione pubblica americana fa finta di niente?

Commento di Michelle Mazel

(Traduzione di Yehudit Weisz)

https://www.dreuz.com/2026/08/israel-paie-le-prix-fort-et-lopinion-americaine-detourne-le-regard-330549.html

 

Michelle Mazel

 

La tradizionale alleanza tra Stati Uniti e Israele viene messa a dura prova dal prolungato confronto con l'impero degli Ayatollah. Con l'avvicinarsi delle elezioni di medio termine di novembre, il Presidente americano è profondamente preoccupato per il calo di sostegno da parte dell'opinione pubblica statunitense a quella che era stata presentata come una semplice operazione, ma che si è trasformata in una guerra reale, costata finora quasi quaranta miliardi di dollari, causando anche perdite umane: diciotto morti e oltre 600 feriti tra gli americani. Si cercherebbero invano dei risultati tangibili. Peggio ancora, l'intervento americano ha innescato una crisi della navigazione nello Stretto di Hormuz, con conseguente aumento del prezzo del petrolio. In breve, un conflitto dagli obiettivi poco chiari, che non ha mai goduto del sostegno dell'opinione pubblica ed è più impopolare che mai. Hanno quindi cercato un capro espiatorio, e perché non lo Stato ebraico, già sottoposto a notevoli pressioni mediatiche? Secondo una narrazione ben orchestrata che sta prendendo piede negli Stati Uniti, sarebbe stato il Primo Ministro israeliano Bibi Netanyahu – con quali mezzi? – a convincere il Presidente americano a lanciare un intervento in Iran che non serve affatto agli interessi americani e che ha provocato un catastrofico aumento dei prezzi del carburante e il rischio di una sconfitta repubblicana alle elezioni di medio termine di novembre. Ben pochi commentatori osano suggerire timidamente che, durante il suo primo mandato, Donald Trump aveva denunciato l'accordo sul nucleare iraniano; che, dall'inizio del suo secondo mandato, aveva dichiarato la sua intenzione di negoziare un nuovo accordo, che avrebbe garantito che l'Iran non avrebbe mai posseduto l’arma nucleare; e che, infine, il Presidente americano aveva incoraggiato gli iraniani a continuare le proteste di massa nonostante la repressione, promettendo loro che “l'aiuto sarebbe arrivato.” E soprattutto, nessuno sembra sottolineare che in questo scontro è stato Israele, l'alleato più fedele degli Stati Uniti, a pagare il prezzo più alto. Non si tratta dell'impresa dei piloti israeliani che hanno effettuato migliaia di sortite, neutralizzato le difese aeree nemiche e colpito siti strategici a fianco dei loro alleati americani. Come ha potuto l'opinione pubblica americana dimenticare così facilmente il lungo incubo vissuto dalla popolazione civile israeliana, costretta a vivere in costante stato di allerta giorno e notte? Il diluvio di missili e droni che hanno colpito aree civili – il grande ospedale Soroka, la sinagoga Lehi e il vicino rifugio, tutti centrati in pieno, uccidendo nove persone, tra cui quattro bambini? Il panico e la frenetica ricerca di riparo, a volte culminata in cadute e ferite di varia gravità? Lo spettacolo insolito dei corridoi della metropolitana trasformati in enormi dormitori, per molti di coloro che non hanno un posto sicuro vicino a casa e che preferiscono trascorrervi la notte? Una realtà che, per fortuna, negli Stati Uniti d'America nessuno ha conosciuto.

takinut3@gmail.com