Hezbollah riapre la banca del terrore ma i libanesi si ribellano
Commento di Shira Navon
Testata: Setteottobre
Data: 30/07/2026
Pagina: 1
Autore: Shira Navon
Titolo: Hezbollah riapre la banca del terrore ma i libanesi si ribellano

Riprendiamo dal giornale online SETTEOTTOBRE il commento di Shira Navon dal titolo: "Hezbollah riapre la banca del terrore ma i libanesi si ribellano"

Hezbollah riapre la banca del terrore ma i libanesi si ribellano

La popolazione del sud del Libano teme nuovi raid israeliani contro Al-Qard al-Hasan e costringe il movimento sciita a rinviare l’apertura di una nuova filiale

 

Hezbollah sta cercando di ricostruire la propria rete finanziaria dopo i durissimi colpi subiti negli ultimi mesi, ma questa volta si trova davanti a un ostacolo inatteso. A opporsi non è Israele, bensì una parte della stessa popolazione sciita del Libano meridionale, convinta che il ritorno delle filiali di Al-Qard al-Hasan possa trasformare interi quartieri in bersagli di nuovi bombardamenti israeliani.

Secondo diversi media libanesi, il movimento filo-iraniano aveva avviato i preparativi per aprire una nuova sede dell’istituto nell’area di Tiro. L’iniziativa ha però provocato un’immediata protesta dei residenti, preoccupati che la presenza della struttura richiami nuovi attacchi dell’Aeronautica israeliana. Di fronte al malcontento, Hezbollah avrebbe scelto di fare un passo indietro almeno temporaneamente, nel tentativo di evitare un ulteriore deterioramento dei rapporti con la propria base sociale.

Al-Qard al-Hasan rappresenta da anni uno dei principali strumenti economici del movimento sciita. Formalmente è un’associazione che concede prestiti senza interessi, ma Stati Uniti e Israele la considerano il cuore del sistema finanziario di Hezbollah, utilizzato per movimentare fondi, sostenere la propria rete di assistenza e aggirare in parte il sistema bancario tradizionale. Per questo motivo le sue sedi sono finite più volte nel mirino dell’aviazione israeliana durante il conflitto.

La vicenda assume un significato particolare perché arriva mentre il nuovo governo libanese, guidato dal presidente Joseph Aoun e dal primo ministro Nawaf Salam, è sottoposto a forti pressioni internazionali affinché rafforzi l’autorità dello Stato e riduca il potere militare ed economico di Hezbollah. Tra gli obiettivi indicati dagli Stati Uniti figura proprio il disarmo dell’organizzazione e il controllo delle sue strutture parallele.

Il caso della banca mostra quanto sia difficile questo processo. Se da una parte il governo ha avviato verifiche sull’attività dell’istituto, comprese indagini per possibili reati finanziari e riciclaggio, dall’altra le autorità non sono ancora riuscite a bloccarne l’operatività. Il banco centrale libanese ha vietato agli istituti autorizzati di intrattenere rapporti diretti o indiretti con Al-Qard al-Hasan, mentre Washington ha esteso negli anni il regime di sanzioni nei confronti della struttura e di diversi suoi dirigenti. Malgrado ciò, la rete continua a funzionare attraverso canali alternativi.

A rendere ancora più delicata la situazione è il cambiamento che sembra emergere all’interno della stessa comunità sciita. Alcuni esponenti politici libanesi vicini all’opposizione sostengono che il consenso automatico di cui Hezbollah ha goduto per decenni non esista più. Le pesanti conseguenze della guerra, gli sfollamenti e le distruzioni nel sud del Paese stanno alimentando un malcontento che fino a pochi anni fa sarebbe stato difficile manifestare pubblicamente.

Uno degli attivisti citati dalla stampa libanese ha definito ogni nuova filiale di Al-Qard al-Hasan “una bomba a orologeria”, destinata a mettere in pericolo gli abitanti delle aree circostanti. Un’accusa che riflette la crescente convinzione, in una parte della popolazione, che il prezzo pagato dal Libano per la strategia regionale dell’Iran sia diventato insostenibile.

I media vicini a Hezbollah respingono invece queste critiche e descrivono Al-Qard al-Hasan come un’istituzione sociale indispensabile per migliaia di famiglie, accusando lo Stato libanese di voler colpire un organismo che supplisce alle carenze del sistema bancario nazionale. Una tesi che contrasta però con le stesse dichiarazioni del segretario generale di Hezbollah, Naim Qassem, il quale nei mesi scorsi aveva minacciato proteste di piazza nel caso in cui il governo avesse deciso di chiudere la banca.

La vicenda di Tiro dimostra che la partita sul futuro del Libano si gioca ormai anche sul terreno economico. Se Hezbollah riuscirà a ricostruire la propria infrastruttura finanziaria, conserverà uno degli strumenti essenziali del suo potere. Se invece sarà costretto a fare marcia indietro perfino nelle sue roccaforti, il segnale potrebbe indicare che qualcosa, negli equilibri interni del Paese, sta lentamente cambiando.

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