"A Parigi ho amato Modì. Le muse di Amedeo Modigliani", di Annalisa Fabbri
Recensione di Giorgia Greco
Testata: Informazione Corretta
Data: 23/07/2026
Pagina: 1
Autore: Giorgia Greco
Titolo: "A Parigi ho amato Modì. Le muse di Amedeo Modigliani", di Annalisa Fabbri

"A Parigi ho amato Modì. Le muse di Amedeo Modigliani", di Annalisa Fabbri, Tempo al Libro, euro 16,50

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Attorno alla figura di Amedeo Modigliani, il pittore ebreo livornese che ha saputo come pochi altri incarnare il mito romantico dell’artista geniale e trasgressivo, esiste un’ampia bibliografia come pure nel corso degli anni diverse mostre ne hanno celebrato le straordinarie opere.

Tuttavia con il romanzo “A Parigi ho amato Modì” la scrittrice Annalisa Fabbri, appassionata di storia dell’arte, che ha saputo raccontare in modo magistrale nei suoi romanzi le vicende di grandi artisti ma anche di donne coraggiose e geniali, offre al lettore una prospettiva diversa e molto originale per entrare nel mondo di Modì illuminando altresì con uno sguardo acuto la Parigi della Belle Époque, tra avanguardie ed eccessi consumati nei bistrot alla moda.

Perché Annalisa Fabbri dà voce alle sue muse. 

Sono 15 le donne che l’autrice ha scelto per raccontarci Amedeo Modigliani: alcune sono artiste, altre scrittrici, poetesse o modelle che restano affascinate dall’incontro con il bel pittore livornese e con le quali Modì intreccia relazioni travagliate coinvolgendole in rapporti passionali e tormentati, seppur sempre pervasi da un sentimento romantico.

La prima fra le donne che incontriamo e la più amata da Modigliani è la madre Eugenia Garsin, ebrea di origine marsigliese e sefardita come il marito che invece proveniva da Livorno. “Entrambi discendevamo da quel popolo che aveva dimorato per secoli in Spagna, sino alla sua definitiva espulsione”.

Appena adolescente Amedeo si appassiona alla pittura e frequenta lo studio di un noto artista livornese e benchè il suo talento nascesse tra le tinte tenui dei macchiaioli non cerca visioni bucoliche ma si concentra sui dettagli. E’ in questo periodo che decide di onorare la tradizione ebraica e accetta i precetti contenuti nella Torah: una scelta che non influenzò la sua vita e lo fece entrare nella comunità ebraica alla quale già appartenevano i genitori. Non era osservante, disertava la sinagoga e non si preoccupava di mangiare Kasher eppure ogni volta si presentava: Amedeo Modigliani, italiano, pittore, ebreo. Non esita a schierarsi contro la corrente antisemita che dilaga in Francia (dove è arrivato dall’Italia nel gennaio del 1906) negli anni del cosiddetto “affare Dreyfus”, il comandante dell’esercito francese ebreo accusato di spionaggio a favore dell’Impero tedesco. L’accusa si rivela poi una infamante calunnia ordita con l’intento di screditare l’intera comunità ebraica. Sempre attento ai diritti delle persone si schiera dalla parte di Dreyfus e stringe anche un forte legame con i pittori ebrei emigrati dall’Europa orientale che cercavano a Parigi la libertà di creare e di vivere come non avrebbero mai potuto nei loro paesi d’origine.

Con uno stile narrativo elegante, una scrittura coinvolgente e un’accurata descrizione del periodo storico e della società francese dell’epoca Annalisa Fabbri ci fa conoscere figure di donne indimenticabili, spesso discriminate dalla società: alcune molto famose, altre meno conosciute. Ognuna di loro resta scolpita nel cuore del lettore e ci restituisce l’immagine di un artista con l’eleganza di un principe e il vigore di un combattente che per tutta la vita ha cercato di ritagliarsi un posto negli ambienti artistici francesi, che anche nella miseria ha saputo conservare un aspetto aristocratico e ha dato vita a uno stile pittorico originale senza lasciarsi influenzare dalle mode dell’epoca.

Elvira detta “La quique” è la prima donna che Modì incontra appena arrivato a Parigi e che lo introduce nel quartiere di Montmartre di cui l’autrice ci offre uno spaccato meraviglioso “…un villaggio campestre, apparentemente innocuo e fintamente bucolico…vi erano poche case, vigne, centinaia di mulini a vento e infinite stradine strette, tortuose e sempre in salita: i passages”.

E’ in questo periodo, che vede imporsi nuove espressività come il Cubismo di Picasso o il Fauvismo di Matisse, che Modigliani subisce il fascino della cosiddetta “arte negra”, quello stile semplice che consentiva di mostrare la vera essenza del soggetto e a quello stile – scrive Fabbri – si ispirò per trovare il proprio: l’inconfondibile stile Modigliani.

E poi incontriamo le modelle di Pigalle che ogni mattina presso la fontana di Place Pigalle speravano di essere scelte dai pittori della borgata per essere ritratte e guadagnare così qualcosa anche se spesso questo comportava finire nel letto del pittore. Tutte restano affascinate dalla galanteria e dal fascino di Modigliani che a differenza degli altri uomini sapeva argomentare con disinvoltura e soprattutto ascoltare.

Per farsi conoscere Modì frequenta locali malfamati e spesso offre da bere senza preoccuparsi del denaro che gli rimane in tasca e in poco tempo questa sregolatezza lo conduce a una situazione di miseria e precarietà. 

Col trascorrere del tempo Amedeo si sposta a Montparnasse, il quartiere più in voga della capitale dove ci sono palazzi imponenti e caffè alla moda e dove molti intellettuali e pittori si trasferiscono trasformandolo nel “quartiere degli artisti”.

Sono tante le figure femminili che compaiono nel libro, ma senza dubbio un posto di primo piano lo occupa la poetessa Anna Achmatova di cui resterà a lungo innamorato e poi Nina Hamnett, Rosalia Tobia che grazie al suo ristorante sfamerà tante volte uno squattrinato Amedeo, Beatrice Hastings con cui avrà un rapporto lungo e burrascoso, Simone Thiroux, come lui malata di tubercolosi che nonostante fosse continuamente respinta da Modì riesce a rimanere incinta ma si trova costretta per le sue condizioni di salute a dare il bimbo in adozione.

E’ all’Accademia Colarossi che nel febbraio del 1917 Amedeo Modigliani incontra la donna di cui si innamora veramente e che gli resterà accanto per tutta la sua breve vita: Jeanne Hébuterne. Questa giovane donna di appena diciannove anni prova per Modì un sentimento d’amore totalizzante al punto da lasciare la famiglia benestante e cattolica per condividere il destino con un artista che, pur vivendo un momento di grande maturità artistica, è ormai preda del vizio del bere e gravemente malato.

Nell’ultimo commovente capitolo dedicato a Jeanne di cui non sveliamo altro per quei lettori che ancora non conoscessero l’epilogo della vita di Jeanne e Modì, Annalisa Fabbri raggiunge livelli di pura poesia e conferma il suo grande talento narrativo ripercorrendo con grande sensibilità ed empatia gli eventi dolorosi che hanno portato alla morte di Modigliani il 24 gennaio 1920.

L’autrice descrive in modo magistrale i caffè, le abitazioni e gli alloggi sordidi frequentati dal pittore livornese, ci fa conoscere gli uomini e le donne che lo hanno amato, lo hanno sostenuto e hanno creduto nel suo talento artistico come l’amico Léopold Zborowski, ci racconta l’impatto durissimo della Grande Guerra sulla popolazione francese e sugli artisti stessi e non dimentica di narrarci la rivalità con Picasso, l’amicizia con Utrillo e la complicità con Soutine.

“A Parigi ho amato Modì” è un romanzo imperdibile che esplora la Parigi della Belle Époque narrando in maniera rispettosa e con dialoghi attinenti ai fatti la vita tormentata, la miseria e la genialità del pittore livornese: il tutto visto attraverso lo sguardo delle donne che hanno incrociato il suo cammino e ci restituiscono l’immagine di un uomo che ha lasciato una traccia indelebile nelle loro esistenze e un patrimonio di splendide opere all’umanità.

Frutto di approfondite ricerche storiche e arricchito da un’ampia bibliografia il romanzo di Annalisa Fabbri che si muove fra verità storica e una rara sensibilità narrativa metterà radici nel cuore di ogni lettore.

 

ANNALISA FABBRI, laureata in Scienze Politiche all’Università di Bologna, si dedica da oltre vent’anni a opere narrative più volte premiate in prestigiosi concorsi letterari nazionali e internazionali. Protagonisti sono i grandi artisti, ma anche le donne ribelli, coraggiose e geniali. Ha pubblicato Io, lui… e Monet (Tempo al Libro, 2009); Vincent, ultimo atto (Il seme bianco, 2018); Amori di una poetessa dimenticata (Emersioni, 2020);I fiori di Montmartre (Capponi, 2022); Ero l’amante di Rodin (Capponi, 2023).A Parigi ho amato Modì è il suo sesto romanzo.

Giorgia Greco

 

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