La sindaca Funaro ignora il 7 ottobre. L’appello dell’Associazione Italia-Israele di Firenze
Cronaca del Riformista
Testata: Il Riformista
Data: 14/07/2026
Pagina: 1
Autore: Il Riformista
Titolo: La sindaca Funaro ignora il 7 ottobre. L’appello dell’Associazione Italia-Israele di Firenze

Riprendiamo dal RIFORMISTA, inserto HaKol, la cronaca dal titolo: "La sindaca Funaro ignora il 7 ottobre. L’appello dell’Associazione Italia-Israele di Firenze"

 

L’appello dell’Associazione Italia-Israele di Firenze alla sindaca Sara Funaro. Per aderire bisogna scrivere a scrivi@italiaisraelefirenze.org

“Gentile Dott.a Funaro,

abbiamo letto con grande attenzione, e pari sofferenza, il Suo intervento di venerdì 10 luglio 2026. Come ebrei di diverse Comunità d’Italia, insieme a membri di varie associazioni e cittadini fiorentini, ne siamo rimasti profondamente turbati. Non per le critiche al governo Netanyahu, ma per ciò che manca completamente nel Suo testo: i traumi e i lutti del popolo ebraico, dal 7 ottobre 2023 in poi.
Lei sa perfettamente cosa abbia rappresentato il 7 ottobre. Sa che è stato il più grave massacro di ebrei dopo la Shoah. Sa che quel giorno ha cambiato radicalmente la vita di Israele e delle Comunità ebraiche in tutto il mondo. Lei sa che da allora l’antigiudaismo è ri-esploso ovunque, anche in Italia, dove molti ebrei sono tornati ad avere paura di mostrare la propria identità. Eppure, nel Suo discorso, tutto questo non esiste, non è presente. Lei parla di pace, dialogo e fratellanza, ma ha omesso i nomi degli attori principali: i terroristi di Hamas, che hanno provocato quella tragedia.
Lei ha dato voce al dolore di una sola parte, ai palestinesi, lasciando intendere che il dramma degli israeliani e degli ebrei possa essere trascurato, possa sparire, possa essere tenuto nascosto, come già è successo nel corso dei secoli. Lei definisce Netanyahu un criminale, che sta compiendo un massacro senza precedenti, ma i criminali di Hamas, che da anni tengono in pugno e usano i palestinesi come scudi umani, sfuggono alla Sua attenzione.
Lei, Sindaca Funaro, dovrebbe ricordare che quando indossa la fascia tricolore non parla soltanto come esponente della “sua parte”, perché rappresenta tutta la città di Firenze. E in quella città vivono anche centinaia di ebrei, e non solo, che non si sono sentiti rappresentati dalle Sue parole. La pace non nasce da una memoria selettiva. Non nasce scegliendo le vittime che meritano compassione e quelle che possono essere dimenticate. Non nasce costruendo una narrazione in cui esiste un solo colpevole e un solo popolo degno di essere ricordato.
Ma c’è un aspetto che rende tutto questo ancora più difficile da comprendere.
Lei conosce bene la Storia del popolo ebraico. Lei sa che è una Storia fatta di persecuzioni, espulsioni, discriminazioni e sterminio. Sa cosa significa vivere con la memoria della Shoah e vedere oggi riaffiorare un antisemitismo che molti pensavano appartenesse al passato. Sa cosa significhi vedere sinagoghe presidiate, studenti ebrei intimiditi, famiglie costrette a nascondere i simboli della propria identità per timore di aggressioni. Proprio perché conosce tutto questo, il Suo silenzio pesa ancora di più. Non perché qualcuno debba sostenere un governo israeliano. Nessuno lo pretende. E da chi ricopre il ruolo di Sindaca di Firenze ci si aspetterebbe almeno il riconoscimento pieno del trauma vissuto dal popolo ebraico e della paura che milioni di ebrei continuano a provare dopo il 7 ottobre.
Nel Suo intervento del 10 luglio scorso questo riconoscimento non c’è. Lei ha trovato parole durissime per Israele, ma non un termine altrettanto efficace per il massacro del 7 ottobre, per le persone rapite da Hamas, per gli esseri umani che hanno perso la vita durante la prigionia, neppure per il senso di vulnerabilità che continua ad attraversare la piccola Terra di Israele (più piccola della Toscana) e le Comunità ebraiche nel mondo.
In veste di personaggio politico, Lei sente forse il dovere di chiedere la fine delle sofferenze della popolazione palestinese. Ma ha anche il dovere istituzionale di riconoscere e rappresentare il dolore degli ebrei della Sua città, senza eccezioni. Quando una Sindaca sceglie di raccontare solo una parte della tragedia, smette di essere un punto di equilibrio e diventa parte della contrapposizione stessa. Ed è questo che ci ha feriti.

Il racconto di una Sindaca – come Lei – che, per tradizione familiare, conosce la Storia, i drammi e i valori etici del popolo ebraico, avrebbe potuto tenere insieme tutte le sofferenze e avrebbe potuto portare con la sua voce un autentico messaggio di pace. Così non è stato.
Forse questa lettera non cambierà nulla. Lei è la Sindaca di Firenze, non un Capo di Stato, né una diplomatica chiamata a negoziare la pace. Le sorti di un conflitto tanto complesso si decidono nelle sedi internazionali, grazie ad incontri di delegati, attraverso i rappresentanti dei singoli governi. Nel frattempo, le parole di chi rappresenta un’intera città dovrebbero unire, riconoscere il dolore di tutte le vittime e non lasciare nessuno con la sensazione di essere stato dimenticato. Altrimenti, anche il più nobile appello alla pace rischia di restare soltanto una dichiarazione priva di effetti concreti.
Mentre La esortiamo a rivedere la Sua impostazione etico-politica su questi temi, La ringraziamo per l’attenzione e porgiamo distinti saluti. Shalom”.

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