Riprendiamo dal RIFORMISTA, inserto HaKol, il commento di Luigi Yitzhak Diamanti dal titolo: "Chiamatelo antisemitismo. La parola generica “discriminazione” è un’ambiguità vigliacca"

Razzismo, discriminazione e antisemitismo non sono la stessa cosa. L’antisemitismo ha una storia millenaria, assume forme specifiche e oggi si manifesta anche attraverso la delegittimazione, la demonizzazione nei confronti dello Stato di Israele. Chiamare l’antisemitismo semplicemente “razzismo” o “discriminazione” significa spesso attenuarne la gravità e cancellarne la specificità. Le parole contano. Se è antisemitismo, va chiamato antisemitismo. Solo riconoscendolo per ciò che è possiamo combatterlo con efficacia.
Troppo spesso oggi ci si nasconde dietro formule generiche come “razzismo” o “discriminazione” per evitare di pronunciare una parola precisa: antisemitismo. Ma l’antisemitismo non è semplicemente una forma qualunque di discriminazione. L’antisemitismo va chiamato con il suo nome. Sempre.
Per questo va rifiutata ogni ambiguità. Quando un ebreoviene colpito perché è ebreo, quando Israele viene demonizzato con criteri che non si applicano a nessun altro Stato, quando il sionismo viene trasformato in un insulto, non siamo di fronte a un generico episodio di intolleranza: siamo di fronte all’antisemitismo. Le parole contano. La verità conta. E noi non smetteremo di chiamare le cose con il loro nome.
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