Eurovision. Israele, no al boicottaggio
Commento di Paolo Montesi
Testata: Setteottobre
Data: 06/07/2026
Pagina: 1
Autore: Paolo Montesi
Titolo: Eurovision. Israele, no al boicottaggio

Riprendiamo dal giornale online SETTEOTTOBRE il commento di Paolo Montesi dal titolo: "Eurovision. Israele, no al boicottaggio"

Eurovision. Israele, no al boicottaggio

Martin Green respinge le pressioni contro la partecipazione di Kan e assicura che il concorso resta solido malgrado i boicottaggi

 

La questione Israele, almeno per l’Unione europea di radiodiffusione, è chiusa. Dopo mesi di polemiche, richieste di esclusione e boicottaggi da parte di alcune emittenti pubbliche europee, il direttore dell’Eurovision Song ContestMartin Green, ha escluso con parole inequivocabili qualsiasi nuovo voto sulla presenza dello Stato ebraico alla competizione musicale più seguita del continente. «La decisione è stata presa. I membri si sono espressi in modo conclusivo», ha dichiarato in un’intervista a Variety, mettendo fine alle speculazioni che continuavano a circolare anche dopo l’edizione del 2026. 

La decisione richiamata da Green risale alla consultazione interna dell’EBU, durante la quale quasi il 70 per cento delle emittenti aderenti ha stabilito che un servizio pubblico radiotelevisivo non può essere ritenuto responsabile delle scelte del governo del proprio Paese. Per questa ragione l’emittente israeliana Kan continuerà a partecipare all’Eurovision, mentre le richieste avanzate da alcune televisioni europee di estromettere Israele sono state respinte. 

La votazione aveva provocato una frattura significativa. Irlanda, Islanda, Paesi Bassi, Slovenia e Spagna hanno deciso di non prendere parte all’edizione viennese del 2026 come forma di protesta. Il caso della Spagna ha avuto un peso particolare, poiché RTVE apparteneva ai cosiddetti “Big Five”, le emittenti che contribuiscono maggiormente al finanziamento del concorso. Malgrado ciò, Green ha liquidato come prive di fondamento le ipotesi secondo cui il ritiro di questi Paesi avrebbe messo in difficoltà economica l’Eurovision, arrivando a definire «sciocchezze» le ricostruzioni secondo cui l’ingresso del Canada sarebbe servito a compensare quelle perdite. Secondo il direttore, Ottawa lavorava da anni all’adesione all’EBU e il progetto seguiva un percorso autonomo, destinato a concretizzarsi indipendentemente dalle tensioni legate a Israele. 

L’Eurovision, ha ricordato Green, attraversa da settant’anni guerre, crisi politiche e cambiamenti profondi senza perdere la propria capacità di attrazione internazionale. Anche per questo motivo ha espresso piena fiducia nella tenuta della manifestazione, affermando che il modello economico e organizzativo del concorso resta estremamente robusto. 

Nel corso dell’intervista il direttore è intervenuto anche su un’altra polemica che aveva accompagnato l’ultima edizione, quella relativa ai sospetti di manipolazione del televoto da parte di Israele. Alcuni articoli, tra cui uno pubblicato dal New York Times, avevano rilanciato dubbi sull’influenza esercitata dalla campagna promozionale israeliana. Green ha ribadito che il sistema di voto è stato verificato in modo indipendente e che le riforme introdotte quest’anno hanno funzionato. L’EBU aveva infatti ridotto il numero massimo di preferenze esprimibili da ogni spettatore, riportato le giurie anche nelle semifinali e irrigidito le norme contro le campagne pubblicitarie coordinate, senza trovare alcuna prova di irregolarità. 

I risultati finali sembrano confermare quella valutazione. Il cantante israeliano Noam Bettan, interprete del brano Michelle, ha conquistato il secondo posto assoluto grazie alla combinazione fra il terzo piazzamento nel televoto e l’ottavo assegnato dalle giurie nazionali, mentre la vittoria è andata alla bulgara Dara con Bangaranga. Un esito che dimostra come il sostegno del pubblico europeo a Israele continui a essere significativo, pur in un clima politico segnato da forti contrapposizioni.

Resta da capire quali emittenti torneranno in gara nel 2027. Green ha evitato qualsiasi previsione, spiegando che ogni broadcaster deciderà entro l’autunno se partecipare alla prossima edizione, ospitata in Bulgaria. Per il direttore dell’Eurovision, tuttavia, una certezza esiste già, ed è quella che riguarda Israele. Sul dossier che ha monopolizzato il dibattito degli ultimi due anni, l’EBU considera la partita definitivamente chiusa.

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