Riprendiamo dal giornale online SETTEOTTOBRE il commento di Rosa Davanzo dal titolo: "Usa. Genocidio? Lemkin Institute sotto indagine"

Le autorità della Pennsylvania verificano la legittimità dell’utilizzo del nome di Raphael Lemkin da parte dell’istituto che ha accusato Israele di genocidio fin dai primi giorni della guerra
Le autorità della Pennsylvania hanno aperto un’indagine sul Lemkin Institute for Genocide Prevention, l’organizzazione che negli ultimi due anni si è imposta come una delle voci più ascoltate da chi accusa Israele di commettere un genocidio nella Striscia di Gaza. Al centro dell’inchiesta, però, non vi sono le prese di posizione dell’istituto sul conflitto israelo-palestinese, bensì una questione giuridica destinata ad avere un peso rilevante: la legittimità dell’utilizzo del nome di Raphael Lemkin, il giurista ebreo di origine polacca che coniò il termine “genocidio” e contribuì in modo decisivo alla stesura della Convenzione delle Nazioni Unite del 1948 per la prevenzione e la repressione del crimine di genocidio.
L’indagine è nata dalla denuncia presentata da Joseph Lemkin, indicato come il più stretto parente vivente del giurista, insieme all’European Jewish Association (EJA). Secondo i ricorrenti, il Lemkin Institute avrebbe continuato a utilizzare il cognome della famiglia e il prestigio morale che esso rappresenta pur dopo la richiesta formale di cessarne l’impiego, raccogliendo anche fondi attraverso un nome che, a loro giudizio, richiama impropriamente l’eredità intellettuale e morale del giurista.
Le autorità della Pennsylvania stanno verificando se l’istituto abbia rispettato le norme statali che disciplinano le organizzazioni senza scopo di lucro e le attività di raccolta fondi. L’esame riguarda quindi il diritto a operare con la denominazione “Lemkin Institute” e non il contenuto delle posizioni espresse sull’attuale guerra in Medio Oriente. L’esito dell’inchiesta potrebbe comunque costringere l’organizzazione a modificare il proprio nome qualora emergessero irregolarità.
La vicenda assume particolare rilievo perché proprio il Lemkin Institute è stato fra i primi organismi internazionali ad accusare Israele di genocidio. Il 17 ottobre 2023, appena dieci giorni dopo il massacro compiuto da Hamas e prima ancora dell’inizio dell’offensiva terrestre israeliana nella Striscia di Gaza, l’istituto pubblicò una dichiarazione nella quale sosteneva che fossero già presenti gli elementi di un genocidio in corso. Da allora ha diffuso decine di comunicati, analisi e rapporti che hanno ribadito questa tesi, diventando uno dei riferimenti più citati da organizzazioni e campagne internazionali ostili a Israele.
Secondo Joseph Lemkin e l’European Jewish Association, proprio questo utilizzo del nome del giurista contrasterebbe con il suo pensiero. Raphael Lemkin dedicò la propria vita a definire sul piano giuridico il crimine di genocidio dopo la distruzione degli ebrei d’Europa e sostenne il diritto del popolo ebraico all’autodeterminazione nella Terra d’Israele. Per i familiari, quindi, associare il suo nome a iniziative che accusano lo Stato ebraico di genocidio costituisce una distorsione della sua eredità. Joseph Lemkin ha dichiarato che la famiglia non intende limitare la libertà di espressione dell’istituto, ma chiede semplicemente che venga rispettata la legge sull’utilizzo del cognome e della memoria del suo illustre parente.
Nella documentazione presentata alle autorità vengono richiamati anche altri episodi controversi. Fra questi figurano il sostegno espresso nei confronti di Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite per i Territori palestinesi, e la diffusione di alcune accuse successivamente smentite, come quella secondo cui sacchi di farina distribuiti nella Striscia di Gaza attraverso la Gaza Humanitarian Foundation avrebbero contenuto sostanze stupefacenti, affermazione che diversi riscontri indipendenti non hanno confermato.
Nei giorni scorsi anche il ministro israeliano per la Diaspora e la lotta all’antisemitismo, Amichai Chikli, ha scritto al governatore della Pennsylvania, Josh Shapiro, chiedendo che l’indagine venga portata avanti rapidamente e con il massimo rigore. Secondo Chikli, l’utilizzo del nome di Raphael Lemkin per sostenere posizioni che, a suo giudizio, ne contraddicono il pensiero rappresenta un uso politico della sua autorevolezza.
Il Lemkin Institute respinge tutte le accuse e sostiene di operare esclusivamente nell’ambito della prevenzione dei genocidi e della tutela dei diritti umani. L’organizzazione difende la correttezza del proprio operato e considera le contestazioni parte di una campagna politica nei suoi confronti.
L’inchiesta aperta in Pennsylvania dovrà ora stabilire se l’istituto abbia il diritto di continuare a utilizzare il nome di Raphael Lemkin oppure se dovrà rinunciarvi. La decisione riguarderà formalmente il diritto societario e le norme sulle organizzazioni senza scopo di lucro, ma inevitabilmente riporterà al centro anche il significato di una parola, “genocidio”, che Lemkin volle definire con estrema precisione dopo la Shoah e che oggi continua a essere al centro di uno dei dibattiti più accesi della politica internazionale.
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