Riprendiamo l'articolo di Giulio Meotti, dalla sua newsletter, dal titolo: "Non abbiate paura di un ridicolo filmetto, ma della realtà in cui viviamo"
Giulio Meotti
Negli anni ‘70, la criminalità era fuori controllo in America (il Bronx era ancora il Bronx) e i tribunali erano pieni di giudici indulgenti sulla scia del Sessantotto.
Charles Bronson realizzò Il giustiziere della notte. Nel primo film, la moglie di Bronson è assassinata e la figlia violentata. Bronson si trasforma in giustiziere. I film ebbero un enorme successo e conquistarono il pubblico stanco della giustizia lassista.
Oggi è praticamente impossibile trovare una critica all’immigrazione negli schermi dell’intrattenimento televisivo. L’unico accenno lo si trova in serie come Fauda, dove “Eli”, il capo dell’unità antiterrorismo d’Israele, dice: “Sembra che abbiano portato tutta Gaza a Bruxelles”.
Sembra che abbiano portato tutta Gaza a Bruxelles…
Ho appena finito di vedere Citizen Vigilante di Uwe Boll. Non c’è Bronson e non è fatto bene come Fauda, ma va visto per capire perché tanto scandalo.
Certa destra superficiale si è subito eccitata per il film.
Non è un bel film, anzi è una schifezza, tecnicamente parlando. Ma l’eccellenza tecnica non è il suo scopo. Non è nemmeno un buon film nel senso morale.
Ma è un film estremamente potente per un motivo, scrive Douglas Murray nella Free Press: racconta verità proibite ma ampiamente note sulla vita nell’Europa dell’immigrazione fuori controllo e parla al senso di indignazione repressa che molti europei comuni provano verso i due cattivi del film: i criminali e l’establishment europeo (forze dell’ordine, tribunali, politici, giornali) che permette loro di tiranneggiare sugli europei innocenti.
Citizen Vigilante è, per usare un’espressione consunta, un segno dei tempi. Il tentativo delle autorità tedesche di vietarlo lo ha reso solo più popolare. Mostra perché un popolo esasperato si rivolge a uomini spietati come soluzione a un problema che i governi democratici e liberali si sono dimostrati incapaci o non disposti a risolvere.
Per capire che criticare l’immigrazione fosse tabù bastava chiederlo a Christoph Biró, il redattore capo del più venduto quotidiano austriaco, il Kronen Zeitung. Ha scritto un articolo contro “i giovani uomini siriani con un alto tasso di testosterone che hanno compiuto assalti sessuali”. La violenza di Colonia era ancora fresca. La procura ha accusato Biró di “istigazione all’odio” e luio ha dovuto ammettere (sotto pressione) di aver “perso il senso della misura”.
O si può chiedere a Peter Springare, l’agente di polizia in Svezia che ha pubblicato un post su Facebook dicendo che i crimini violenti su cui sta indagando sono stati tutti commessi da immigrati provenienti da “Iraq, Iraq, Turchia, Siria, Afghanistan, Somalia, Somalia, di nuovo Siria, Somalia”. Springare è stato accusato dai pubblici ministeri di “incitamento all’odio”.
Oppure si poteva chiedere a Noah Carl, studioso arruolato dall’Università di Cambridge, licenziato dalla stessa dopo petizioni contro il suo lavoro, che abbraccia la psicologia, la sociologia e la politica ed esplora l’atteggiamento critico nei confronti dell’immigrazione e le spiegazioni per il voto sulla Brexit.
Il codardo è sempre il più zelante censore, ma nel tentativo di ridurre Boll al silenzio i codardi gli hanno appena fatto un favore e ottenuto l’effetto contrario.
E poi sono più allarmati da un filmetto che dalle scene reali delle decapitazioni nelle nostre strade.
Le luci arancioni dei lampioni, il bitume bagnato, un’ombra nera che si accanisce su un corpo bianco come se stesse sgozzando una capra al mercato di Mogadiscio.
Armie Hammer interpreta il protagonista del film, “Sanders”, un americano che arriva in un paese europeo non specificato (il film è girato in Croazia) per prendere in mano gli affari del padre defunto.
Teppisti liberati dopo uno stupro di gruppo, delinquenti che insultano gli autisti di autobus e taglieggiano i simili, giudici lassisti, poliziotti che non fanno niente, spacciatori, famiglie conniventi: Sanders li elimina uno per uno.
La prima scena mostra un migrante che pugnala al collo una madre col suo bambino in un parco. Finzione splatter, certo. Ma anche cronaca.
Ad Aschaffenburg, in Germania, un uomo e un bambino di due non sono mai tornati a casa: li ha ucciso al parco a coltellate un simpatico migrante afghano.
L’ho chiamata “la notte dei lunghi coltelli”.
L’aspetto più interessante del film è come “Sanders” considera le forze dell’ordine e i giudici: traditori. Rapisce e uccide un giudice che aveva rilasciato i membri di una gang di stupratori.
Come in Inghilterra, solo che non è un film.
Il regista Boll si è ispirato a un evento reale.
Allo Stadtpark di Amburgo, una ragazza bianca è trascinata tra i cespugli da una banda di quattro “giovani”. La violentano e si prendono la briga di filmarsi. Perché come ha fatto Hamas il 7 ottobre, se stupri o uccidi qualcuno, vuoi avere qualcosa da mostrare ai “ragazzi” che non ce l’hanno fatta. Quando i quattro sono sazi e si allontanano, la ragazza si imbatte in altri cinque “ragazzi”, che la violentano di nuovo. E filmano tutto da capo, in quello che ormai è diventato un lungometraggio: più di due ore e mezza. I “ragazzi” vengono da Egitto, Libia, Kuwait, Iran, Afghanistan, Montenegro...
Ma come ha avuto cura di spiegare l’eminente psichiatra incaricata del caso, Nahlah Saimeh, “un background migratorio può spingere i delinquenti ai margini della società” e portare a “fantasie di grandezza come tentativo di compensare la propria miseria”.
Ecco.
La corte ha emesso la sentenza: i nove stupratori tra i diciannove e i ventitré anni sono stati giudicati colpevoli, ma solo uno è andato in prigione e solo per due anni. Gli altri otto hanno ricevuto la condizionale e sono usciti per una nuova passeggiata nel parco. Durante i cento giorni di processo, nessuno ha mostrato rimorso per la vittima. Perché preoccuparsi? Come dice il titolo dell’articolo dello Spiegel, le vere vittime sono loro:
“Delinquenti che vivono ai margini della società, culturalmente, linguisticamente e socialmente sradicati”. L’Associazione dei giudici è “preoccupata”. Per la povera ragazza? No, per le critiche al giudice, che definiscono “un attacco allo stato di diritto” con “un sottofondo anti-immigrati”.
Cercano ogni tipo di alibi: la disoccupazione, il caldo, il razzismo della polizia, il passato coloniale, Israele…
“Se guardi cosa è successo ad Amburgo, dove gli stupratori sono stati liberati senza alcuna pena, la copertura mediatica era del tipo ‘Oh, poveri perpetratori’”, ha detto Boll al Telegraph. “E’ come se vivessimo in un ambiente politico completamente folle e assurdo, specialmente in Europa, dove la gente ha completamente perso la bussola. C’è una differenza enorme tra il cosiddetto ‘hate speech’ e pugnalare qualcuno al collo. Ma i fatti non contano più. E’ assurdo come mi sento politicamente. Ora ti dicono che se sei conservatore su qualsiasi cosa — sociale, sessuale, politica — sei un nazista”.
Boll inventa una storia, ma non si sta inventando il problema. Neanche lontanamente.
Citizen Vigilante dice in sostanza: “Se non ascolteranno le brave persone che lanciano l’allarme allora invocheranno demoni come Sanders”. La cosa più prevedibile del mondo.
In alcune città francesi i cittadini si sono organizzati in ronde per proteggere la città dai teppisti delle banlieue.
Sanders massacra un’intera famiglia per aver cresciuto il figlio stupratore a considerare le ragazze europee come puttane che meritano di essere violentate. La madre del ragazzo stupratore dice che “la colpa è delle ragazze europee”, che fanno eccitare i migranti con il loro modo di vestire.
“I propagandisti musulmani stanno perdendo la testa per Citizen Vigilante” scrive l’eroico dissidente palestinese Mosab Hasan Yousef. “Per tre anni hanno diffuso le bugie più disgustose sul 7 ottobre, hanno celebrato il massacro degli ebrei, hanno demonizzato Israele con calunnie di sangue e hanno strumentalizzato ogni falsa accusa che riuscivano a trovare. Ora che un film sta mostrando la verità su ciò che le loro comunità stanno realmente facendo in Europa, bande di adescatori, violenza e crimine, all'improvviso urlano di ‘istigazione’ e ‘propaganda di estrema destra’. Avete abusato della libertà di espressione occidentale per diffondere odio. Ora state assaggiando le conseguenze. Questo è solo l'inizio. Bevete dalla stessa coppa”.
Citizen Vigilante è come il romanzo francese del 1973 Il campo dei santi.
Un libro violento senza qualità letteraria e anche un po’ razzista in alcune parti. Ma ci dava un avvertimento chiaro, profetico per il tempo, su ciò che sarebbe accaduto se non avessimo agito.
La premessa drammatica del romanzo è l’invasione della Costa Azzurra da parte di un’orda proveniente dal Gange. La scena di apertura vede un vecchio professore di letteratura nella sua casa in riva al mare mentre arrivano i primi migranti. L’epilogo, con la popolazione francese in fuga dalle regioni meridionali e unità dell’esercito che disertano in massa, è non meno drammatico.
Ma non è la massa di migranti al centro dell’attenzione di Raspail, quanto le risposte dei membri privilegiati del “campo dei santi”. Lo scrittore è particolarmente bravo nel catturare le banalità di annunci ufficiali, le voci della gente comune, il tono delle dichiarazioni dei vescovi.
Dal suo appartamento nel XVII arrondissement, Jean Raspail ha parlato fino alla fine: “Mi prendo la mia vendetta, gli eventi confermano quello che avevo immaginato. Non ho alcun desiderio di far parte del grande gruppo di intellettuali che spreca il tempo a discutere di immigrazione. La gente sa tutto intuitivamente: che la Francia, come i nostri antenati l’hanno progettata da secoli, sta scomparendo. Ma parlano incessantemente di immigrazione, senza mai dire la verità. Una verità che è anche indicibile. Siamo finiti e la Francia, con la sua cultura, la sua civiltà, viene eliminata senza nemmeno un funerale. Dal mio punto di vista, questo è ciò che accadrà”.
Un romanzo che sconcertò non poco anche la Casa Bianca.
Siamo a Washington all’inizio del 1980. Il capo del controspionaggio francese, il conte Alexandre de Marenches, vede Ronald Reagan. I due evocano la guerra in Afghanistan. Al termine della conversazione, lo spione francese passa al presidente degli Stati Uniti un romanzo: “Le consiglio di leggere il ‘Campo dei santi’”. Un paio di settimane più tardi, Reagan incrocia di nuovo Marenches e gli dice: “Ho letto il libro che mi hai dato e mi ha terribilmente colpito”.
Dovremmo avere paura non di un filmetto dozzinale o di un romanzo privo di qualità letteraria, ma della realtà creata da un’élite arrogante e insensibile al destino dei propri concittadini.
Reagan disse: “Una nazione che non può controllare i propri confini non è una nazione”. E perde la sua civiltà.
“Civiltà”? Una parola che sembra provenire da un’epoca che non sappiamo se tornerà più.
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