Se fate la pace con Israele, Israele fa la pace con voi. La pace diventa possibile quando le persone decidono che distruggere Israele non è più il loro obiettivo
Articolo di Times of Israel
Testata: israele.net
Data: 30/06/2026
Pagina: 1
Autore: Times of Israel
Titolo: Se fate la pace con Israele, Israele fa la pace con voi. La pace diventa possibile quando le persone decidono che distruggere Israele non è più il loro obiettivo

Riprendiamo dal sito www.israele.net - diretto da Marco Paganoni - la traduzione di un articolo del Times of Israel dal titolo: "Se fate la pace con Israele, Israele fa la pace con voi. La pace diventa possibile quando le persone decidono che distruggere Israele non è più il loro obiettivo. Ma ai palestinesi viene inculcata sin dall’infanzia la convinzione che Israele non debba esistere, che gli ebrei siano colonizzatori e intrinsecamente malvagi, che la violenza – ogni violenza – sia eroismo, e che la pace sia tradimento"

 

Scrive Mitch Mallett: Viviamo in un mondo in cui la propaganda viene spesso spacciata per verità. È proprio così che funziona la propaganda: prende un’accusa, la impacchetta in parole cariche di emotività e la ripete all’infinito in modo ossessivo finché le persone finiscono per accettarla come verità indiscutibile.

Guardiamo invece alla realtà dei fatti.

Gli israeliani nutrono un profondo desiderio di pace e vantano una lunga storia di impegno per la pace. Il popolo di Israele non vuole un conflitto senza fine. Quello che vuole è vivere in pace con i suoi vicini.

Fate la pace con Israele e Israele ricambierà con la pace.

Studenti ebrei e arabi all’Università di Gerusalemme. “La vera questione non è se arabi ed ebrei possano convivere. Possono: Israele lo dimostra ogni giorno”

Questo è il punto centrale di questo articolo. Se fate la pace con Israele, Israele farà la pace con voi.

I nemici di Israele usano a sproposito parole come “genocidio” e “pulizia etnica”, come se fossero semplici sinonimi di guerra, vittime civili, operazioni militari. Non è così.

Si tratta di accuse fra le più gravi al mondo. Indicano uno sforzo intenzionale e pianificato volto a distruggere, espellere, cancellare o uccidere un popolo a causa della sua sola identità.

Non è ciò fa Israele.

Le prove non sono teoriche. Basterebbe il fatto che oltre due milioni arabi cittadini di Israele vivono in pace e in condizioni di parità.

Egitto e Israele hanno firmato gli Accordi di Camp David nel 1978, seguiti da un trattato di pace ufficiale nel 1979. La Giordania ha firmato un trattato di pace con Israele nel 1994.

Quegli accordi hanno posto fine alle guerre. Hanno creato confini stabili e smilitarizzati. Hanno istituito accordi di sicurezza. Hanno aperto le porte al commercio, al turismo, alla diplomazia, alla cooperazione in tanti campi compresa l’intelligence, e a un futuro in cui israeliani, egiziani e giordani vivono ormai in pace da decenni.

Ecco cos’è la pace.

In cambio di promesse di pace (spesso non mantenute) Israele si è ritirato due volte da tutto il Sinai (1957 e 1982), tre volte dal Libano (1978, 1985 e 2000), da una parte del Golan (1974), due volte da tutta striscia di Gaza (1957 e 2005), dalle città e da ampie porzioni della Cisgiordania (1994-1998). Nell’immagine: a sinistra, territori controllati da Israele dopo la guerra dei Sei Giorni del 1967; a destra: territori controllati da Israele dopo gli Accordi di Olso e il ritiro da Gaza (aree verdi sotto controllo palestinese)

Più recentemente, gli Accordi di Abramo hanno dimostrato che anche altri Paesi arabi possono fare la pace.

Israele è una parte integrante del Medio Oriente, destinata a durare in questa regione. Quando i Paesi scelgono la collaborazione anziché l’odio, ottengono accesso a tecnologia, agricoltura moderna, competenze idriche, innovazione medica, investimenti, turismo, commercio, cooperazione in materia di sicurezza. E pace.

Israele ha dedicato generazioni a imparare a far fiorire il deserto, desalinizzare l’acqua, costruire industrie ad alta tecnologia e creare una delle economie più solide della regione. E questa è solo una parte di ciò che Israele ha da offrire ai suoi vicini.

L’accusa secondo cui Israele non sarebbe disposto a vivere in pace crolla anche se si guarda all’interno dello stesso Israele.

In Israele vivono più di due milioni di cittadini arabi. Votano. Siedono alla Knesset, il parlamento israeliano. Lavorano come medici, professori, infermieri, giornalisti, imprenditori, insegnanti, avvocati, giudici, funzionari pubblici, diplomatici.

Il fatto che i cittadini arabi partecipino a pieno titolo alla società israeliana è una prova inconfutabile che Israele non cerca di cancellare gli arabi dalla terra né di creare un sistema tipo apartheid.

Se Israele avesse voluto epurare tutti i musulmani, dopo il 1948, avrebbe avuto l’opportunità di fare esattamente ciò che molti Paesi arabi fecero alle loro comunità di ebrei: li cacciarono tutti.

Israele non lo fece.

Israele avrebbe potuto rispondere a quell’ingiustizia espellendo i 150.000 arabi rimasti entro i suoi confini.

Non lo fece. Al contrario quei residenti arabi, e ora i loro milioni di discendenti, sono diventati cittadini di Israele.

Degli 850.000 ebrei costretti ad abbandonare i Paesi arabi dopo il 1948, oltre 650.000 si sono stabiliti in Israele.

Questi fatti contano. La vera questione non è se arabi ed ebrei possano convivere. Possono. Israele lo ha dimostrato.

Il problema sorge quando Hamas e i pari suoi inculcano nella loro gente, fin dall’infanzia, l’odio e la convinzione che Israele non abbia diritto di esistere, che gli ebrei siano colonizzatori e intrinsecamente malvagi, che la violenza – ogni violenza – sia eroismo e che la pace sia tradimento.

Questa è la tragedia di Gaza.

Nel 2005 Israele, spinto dalla convinzione che ciò avrebbe portato alla pace, cedette a Gaza la propria autorità e ritirò dalla Striscia fino all’ultimo civile e fino all’ultimo soldato.

Nel 2006 a Gaza si tennero le elezioni e le vinse Hamas, un’organizzazione terroristica dichiaratamente votata alla distruzione degli ebrei e di Israele.

Hamas ha costruito a Gaza una enorme e costosissima macchina da guerra.

Prima del 7 ottobre, Israele non stava isolando né cercando di distruggere la popolazione di Gaza. Migliaia di palestinesi di Gaza entravano legalmente in Israele per lavorare, guadagnarsi da vivere per sé e le loro famiglie, per commerciare, per curarsi.

E molte delle comunità israeliane vicine a Gaza erano tra le più impegnate per la pace e la coesistenza. Avevano dedicato anni a sostenere il dialogo, le opere umanitarie e gli sforzi per costruire ponti con i palestinesi.

Il 7 ottobre sono state travolte da omicidi, stupri, rapimenti, torture, incendi e massacri.

Quel giorno Hamas ha trucidato più di 1.200 israeliani, ne ha deportati in ostaggio 250 e ha lanciato più di 5.000 razzi, per poi continuare a lanciarne ogni giorno sulle comunità civili israeliane.

Israele non ha avuto altra scelta che entrare a Gaza con attacchi aerei e truppe di terra per porre fine al lancio di razzi e cercare di liberare gli ostaggi.

Nessun israeliano avrebbe voluto scatenare quella guerra.

Hamas aveva la possibilità di porre fine alla guerra restituendo gli ostaggi e cessando i lanci di razzi.

Non lo fece.

Eppure sono gli israeliani che vengono dipinti come gli aggressori.

È quindi chiaro che Hamas e i suoi pari non vogliono la pace. Chi la vuole è Israele.

In questo articolo non interessa fare un’analisi di ogni singolo evento avvenuto a Gaza. Qui ci interessa considerare cosa accade quando i vicini di Israele scelgono la pace.

Il problema è che l’Iran e i suoi alleati, Hamas, Hezbollah, la Jihad Islamica Palestinese e gli Houthi, dimostrano coi fatti esattamente ciò che hanno sempre affermato: la loro missione è la distruzione di Israele.

Sono loro i responsabili delle guerre.

Affinché il popolo di Gaza possa vivere in pace come vicino di Israele, la via da perseguire è la fine di Hamas.

Israele ha dimostrato di volere la pace e di essere in grado di preservarla.

Il popolo ebraico non se ne andrà da qui. Lo Stato di Israele non scomparirà.

La pace diventa possibile nel momento in cui le persone decidono che distruggere Israele non è più il loro obiettivo.

Israele ha dimostrato di volere la pace.

La domanda è: chi altri è pronto a scegliere la pace?

(Da: Times of Israel, 21.6.26)

http://www.israele.net/scrivi-alla-redazione.htm