Un accordo storico che riconosce la sovranità del Libano, l’esistenza di Israele, il suo diritto a difendersi e che apre alla pace fra i due paesi. Ma bisognerà fare i conti con la realtà, cioè con i veri nemici della pace: Hezbollah e regime iraniano
Articolo del Jerusalem Post
Testata: israele.net
Data: 29/06/2026
Pagina: 1
Autore: Jerusalem Post
Titolo: Un accordo storico che riconosce la sovranità del Libano, l’esistenza di Israele, il suo diritto a difendersi e che apre alla pace fra i due paesi. Ma bisognerà fare i conti con la realtà, cioè con i veri nemici della pace: Hezbollah e regime iraniano

Riprendiamo dal sito www.israele.net - diretto da Marco Paganoni - la traduzione di un articolo del Jerusalem Post dal titolo: "Un accordo storico che riconosce la sovranità del Libano, l’esistenza di Israele, il suo diritto a difendersi e che apre alla pace fra i due paesi. Ma bisognerà fare i conti con la realtà, cioè con i veri nemici della pace: Hezbollah e regime iraniano"

 

Scrive l’editoriale del Jerusalem Post: Sulla carta, l’accordo trilaterale firmato venerdì tra Israele, Libano e Stati Uniti rappresenta la sincera speranza, condivisa da tutte le parti, che la pace tra i due Paesi rimanga possibile.

26 giugno 2026. Da sinistra: l’ambasciatore israeliano negli Stati Uniti Yechiel Leiter, il consigliere del Dipartimento di Stato americano Dan Holler e l’ambasciatrice libanese negli Usa Nada Hamadeh firmano l’accordo-quadro presso il Dipartimento di Stato

Se questa speranza sarà sufficiente a trasformare la possibilità in realtà resta, come sempre, tutt’altro che certo.

Per Israele, la disposizione più significativa dell’accordo-quadro è la conferma esplicita che le Forze di Difesa Israeliane potranno rimanere schierate nel Libano meridionale “in attesa del disarmo verificato dei gruppi armati non statali [Hezbollah e simili ndr] e dello smantellamento delle infrastrutture ad essi associate”.

In base all’accordo, le Forze di Difesa Israeliane si ritirerebbero da due zone pilota iniziali, dove verrebbero sostituite dalle Forze Armate Libanesi che agevolerebbero poi il ritorno in sicurezza dei civili libanesi in quelle aree.

Questo, di fatto, pone le Forze Armate Libanesi di fronte a un banco di prova: le autorità libanesi saranno in grado di tenere fuori Hezbollah, una volta che le Forze di Difesa Israeliane se ne saranno andate?

Anche la Risoluzione 1701 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite avrebbe dovuto impedire a Hezbollah sin dal 2006 di operare a sud del fiume Litani.

Invece, per quasi due decenni Hezbollah ha continuato a costruire la propria forza militare, sotto gli occhi dei caschi blu della Forza di interposizione delle Nazioni Unite in Libano (Unifil).

I rappresentanti israeliani hanno ripetutamente espresso frustrazione per l’incapacità delle forze libanesi di disarmare Hezbollah, nonostante quanto previsto da precedenti accordi di cessate il fuoco.

Se il Libano vuole davvero riconquistare la propria sovranità dalle mani di Hezbollah deve finalmente fare la sua parte per mettere in sicurezza il proprio territorio, un compito per il quale troppi soldati israeliani hanno già pagato con la vita.

L’accordo-quadro, se attuato, potrebbe finalmente costringere il governo libanese a scegliere tra far valere la propria autorità o lasciare che il futuro del Paese rimanga ostaggio di un’organizzazione terroristica che risponde agli ordini del regime islamico di Teheran.

In questo modo, l’accordo-quadro spinge Beirut ad affrontare la questione centrale che ha evitato per anni: riconoscere finalmente che Hezbollah è l’ostacolo che blocca il Libano, e non un partner legittimo nella ricostruzione del Paese.

Un altro segnale a conferma del fatto che l’accordo potrebbe contribuire a porre fine ai combattimenti lungo il confine settentrionale di Israele è la veemente opposizione ad esso espressa dal segretario generale di Hezbollah, Naim Qassem.

In una dichiarazione rilasciata sabato, Qassem ha denunciato l’accordo-quadro come una “umiliazione” e una resa dichiarandolo “nullo e privo di validità”, e ha chiesto che venga rimpiazzato dal Memorandum d’intesa firmato da Stati Uniti e Iran.

La reazione di Hezbollah mette in luce la netta contrapposizione che esiste tra l’accordo-quadro di venerdì fra Israele e Libano e l’intesa separata raggiunta da Washington con Teheran.

La scorsa settimana, una dichiarazione rilasciata dai paesi mediatori, Qatar e Pakistan, annunciava la creazione di un meccanismo di deconfliction (risoluzione dei conflitti) per il Libano.

Tale meccanismo, a quanto risulta, esclude rappresentanti israeliani dall’organismo di supervisione dell’attuazione, mentre invece include l’Iran. Al contrario, l’accordo-quadro fra Israele e Libano non contiene alcun riferimento al meccanismo Qatar-Pakistan.

Il Memorandum Usa-Iran attribuisce all’Iran un ruolo di supervisione nella ricostruzione della sicurezza in Libano, mentre l’accordo-quadro fra Libano e Israele afferma esplicitamente la posizione del Libano secondo cui “qualsiasi pretesa da parte di uno Stato o di un attore non statale di esercitare un ruolo militare o di sicurezza è illegale… e contraria agli interessi nazionali libanesi”.

La contraddizione è evidente. Quando si arriverà al dunque, quale di questi accordi contrastanti verrà effettivamente attuato, ammesso che ne venga attuato almeno uno?

Accanto al suo omologo libanese, l’ambasciatrice Nada Hamadeh, e al Segretario di Stato americano Marco Rubio, l’ambasciatore israeliano negli Stati Uniti Yechiel Leiter ha definito l’accordo un passo “storico” verso una “pace reale”, affermando che i negoziatori sono riusciti a “rimettere il treno sui binari” dopo che in precedenza aveva detto che stavano “deragliando”.

In un videomessaggio diffuso venerdì, anche il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha salutato l’accordo-quadro come “un importante traguardo per lo Stato di Israele”, aggiungendo che “la cosa più importante è che Israele sta dicendo: la nostra sicurezza viene prima di tutto”.

Per quanto l’ottimismo sia corroborante dopo un periodo pieno di intoppi diplomatici, gli israeliani hanno tutte le ragioni di guardare all’accordo-quadro con cautela, visto il fallimento dei precedenti accordi di cessate il fuoco.

L’accordo, così come pubblicato dal Dipartimento di Stato americano, evoca ripetutamente la parola “pace”. La speranza condivisa di un confine settentrionale finalmente stabile e prospero traspare con evidenza in tutto il documento.

NdR: Al punto 1, l’accordo-quadro afferma: Israel and Lebanon affirm the right of each state to exist in peace, and their mutual desire to live in security as neighboring sovereign states(“Israele e Libano affermano il diritto di ciascuno Stato ad esistere in pace e il loro reciproco desiderio di vivere in sicurezza come Stati sovrani confinanti”). È la prima volta in assoluto che il Libano riconosce l’esistenza di Israele come stato sovrano e il suo diritto a vivere in pace al suo confine.

Ma, come spesso accade in Medio Oriente, la vera prova si avrà sul campo, nel Libano meridionale: se Hezbollah verrà effettivamente disarmato, se lo Stato libanese sarà disposto e in grado di far valere la propria sovranità e se gli impegni assunti sulla carta reggeranno al confronto con la realtà.

(Da: Jerusalem Post, 28.6.26)

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