Il masochismo morale e gli ebrei di New York
Commento di Ben Cohen
Testata: Informazione Corretta
Data: 29/06/2026
Pagina: 1
Autore: Ben Cohen
Titolo: Il masochismo morale e gli ebrei di New York

Il masochismo morale e gli ebrei di New York

Commento di Ben Cohen 
(Traduzione di Yehudit Weisz)

https://www.jns.org/opinion/column/ben-cohen/moral-masochism-and-new-yorks-jews


Ben Cohen

 

“Il vero masochista”, scrisse Sigmund Freud, “quando rischia di ricevere un colpo porge sempre l'altra guancia.”  L'osservazione di Freud è al centro della sua spiegazione del “masochismo morale”, uno dei tre tipi da lui identificati (gli altri due sono il “masochismo erotico” e il “masochismo femminile”). Sebbene la psicoanalisi, di cui Freud fu il padre fondatore, si concentri sugli individui e non sui gruppi, la sua architettura concettuale è stata applicata con diversi gradi di successo a contesti di gruppo; nel caso del masochismo morale, vi sono argomentazioni più convincenti a favore della sua applicazione alla psicologia di gruppo, in parte perché Freud sosteneva che, dei tre tipi, questo sia notevolmente meno legato alla sessualità umana.                         Uno degli effetti collaterali del masochismo morale è che coloro che ne sono schiavi spesso provano un senso di virtù. Come sosteneva il filosofo francese Pascal Bruckner, “l'autocritica diventa una forma di autocompiacimento.”  Il masochismo morale è alimentato da sensi di colpa; mostrare visibilmente la propria coscienza e il proprio senso di rettitudine attraverso l'espiazione è quindi una forma di compensazione. Esso allevia il dolore indotto dalla colpa e incoraggia persino il soggetto a cercare ulteriori motivi per sentirsi in colpa, proprio per poter ripetere la stessa esperienza psichica. Esistono alcuni contesti di gruppo in cui questo concetto può essere utile, ad esempio nel caso della Germania dopo la Seconda Guerra Mondiale, dove il processo di denazificazione ha portato molti tedeschi, in particolare quelli nati nel dopoguerra, sulla strada del masochismo morale. Una volta ho lavorato con una collega tedesca che si era sentita in dovere di confessarmi che suo nonno aveva prestato servizio nelle SS, sottolineando che sperava che questa informazione non rovinasse la nostra amicizia e che era sinceramente dispiaciuta per lo sterminio di 6 milioni di ebrei da parte dei nazisti. Rimasi piuttosto sorpreso sia dalle sue parole che dall’ansia che il suo tono rivelava, e così la rassicurai dicendole che qualsiasi giudizio negativo sarebbe stato riservato a suo nonno, non a lei. Fu lei ad essere ancora più sorpresa da questa risposta, e ricordo ancora l'espressione di sollievo sul suo viso.                                                                          Ma che dire degli ebrei e del masochismo morale? La questione qui è meno semplice, perché i tedeschi si sono effettivamente macchiati di uno dei crimini più atroci della storia. Per quanto riguarda gli ebrei, soprattutto dopo la creazione dello Stato di Israele nel 1948, esiste una divergenza molto più marcata tra il resoconto storico e le sue interpretazioni. La nascita dello Stato ebraico non è stata un crimine, ma molte persone, in particolare nel clima attuale, insistono con forza sul contrario, e non pochi ebrei si sentono sopraffatti da questa affermazione. Il che mi porta alle primarie del Partito Democratico a New York. Sebbene non tutto sia stato negativo la scorsa settimana – Micah Lasher, un sostenitore di Israele, ha ottenuto la nomination per il 12° distretto e Richie Torres, il deputato in carica del 15° distretto, che vanta una lunga storia di sostegno a Israele al Congresso, è stato agevolmente rinominato – la notte del 23 giugno sarà ricordata per le schiaccianti vittorie dei candidati affiliati ai Democratic Socialists of America, appoggiati dal sindaco di New York Zohran Mamdani, noto per le sue posizioni fortemente antisioniste. Si tratta di candidati che si sono scontrati fin dall'inizio con la maggioranza della comunità ebraica di New York, avendo fatto della lotta contro il presunto “genocidio” israeliano a Gaza un punto centrale delle loro campagne. Alcuni si sono spinti persino oltre.                                            La volgare antisemita Darializa Avila Chevalier, nota per aver partecipato, l'8 ottobre 2023, a una manifestazione che celebrava il massacro e gli stupri di massa perpetrati dai terroristi di Hamas in Israele il giorno precedente, ha parlato delle “evidenti somiglianze” tra gli insediamenti ebraici in Giudea e Samaria e lo sfratto di residenti neri e latinoamericani da parte di ricchi proprietari terrieri nel suo distretto di Uptown Manhattan e del Bronx. Nonostante ciò, molti ebrei hanno continuato a sostenere questi candidati, donando loro denaro e distribuendo volantini elettorali a loro favore. Uno di loro, Brad Lander, che ha sconfitto il deputato uscente Dan Goldman nel decimo distretto, è addirittura lui stesso ebreo e non perde occasione di avvalersi della sua identità ebraica progressista nei suoi attacchi diffamatori contro Israele.

È qui che entra in gioco il concetto di masochismo morale. In quanto ebreo che si identifica con Israele, Lander richiama alla mente l'osservazione di Freud sull'offrire la guancia quando si sta per ricevere un colpo. 

Ogni presunto sbaglio israeliano è per Lander un'opportunità per assorbire ulteriore senso di colpa per appartenere a un popolo che, a suo avviso, ha privato i palestinesi dei loro diritti e della loro patria. Esprime poi questo senso di colpa attraverso esternazioni morali e prendendo le distanze da Israele e dalla maggioranza degli ebrei che lo sostengono. Uno psicoanalista potrebbe dire che questo è un problema; un consulente politico, tuttavia, lo elogerebbe per la sua solida strategia elettorale.

Può darsi che molti ebrei di sinistra che votano contro gli interessi ebraici – e un Israele sicuro e prospero, capace di difendersi, è senza dubbio un interesse ebraico – sentano consapevolmente che, aderendo alla retorica del “genocidio!, stanno creando le condizioni per una vita comunitaria ebraica dissociata dal sionismo e da Israele, che sarà rispettata e persino apprezzata dai loro compagni non ebrei. Si può immaginare che una comunità del genere istituzionalizzi il masochismo morale, ad esempio celebrando funzioni religiose annuali per commemorare la nakba palestinese (“disastro” o “catastrofe”) della fondazione del moderno Stato ebraico nel 1948, oppure rimuovendo la bandiera israeliana dal suo posto accanto alla bandiera americana nelle sinagoghe e nei templi. In un ambiente simile, la colpa e la sua accettazione verrebbero percepite esternamente come una virtù, distinguendo gli ebrei “buoni” da quelli “cattivi.”  E per mantenere tale virtù, questi ebrei sarebbero tenuti ad assorbire ed espiare colpe sempre maggiori, anche se immaginarie. Eppure, la storia dimostra che tali strategie hanno successo solo per un breve periodo. Molti comunisti ebrei sovietici seguirono fedelmente le istruzioni di Lenin di opporsi al sionismo e a qualsiasi forma di nazionalismo ebraico, come pure all'antisemitismo. Ciò non li protesse dalle purghe staliniane. Per fare un esempio più recente, una manciata di ebrei francesi sostiene il partito di estrema sinistra antisemita La France Insoumise, ma la loro esistenza non ha impedito al leader del partito, Jean-Luc Mélenchon, di deridere il nome ebraico del pedofilo condannato Jeffrey Epstein in un discorso trasmesso a livello nazionale. La dura verità è duplice. 

Storicamente, il socialismo ha avuto, nella migliore delle ipotesi, un atteggiamento ambivalente e, nella peggiore, apertamente ostile nei confronti dell'idea stessa degli ebrei come comunità separata. Come disse in modo memorabile Karl Marx, l'emancipazione degli ebrei è l'emancipazione della società dall'ebraismo. E, come ho già sostenuto in questa rubrica, una parte crescente della sinistra considera gli ebrei sempre più sacrificabili e non è più affascinata da quegli ebrei che denunciano Israele. Sospetto che circa un terzo degli ebrei newyorkesi che hanno votato per Mamdani, contribuendo così a scatenare la prossima fase della crociata antisionista della sinistra, dovranno imparare queste verità a proprie spese. Alcuni reagiranno e romperanno con questa linea. Altri raddoppieranno il loro masochismo morale, facendo del senso di colpa il fondamento della loro identità, finché i non ebrei decideranno tra di loro che non sono più utili.

takinut3@gmail.com