I lettori ci scrivono, Deborah Fait risponde
Lettere a Informazione Corretta
Testata: Informazione Corretta
Data: 27/06/2026
Pagina: 1
Autore: Deborah Fait
Titolo: I lettori ci scrivono, Deborah Fait risponde

1 Lettera

 

Cara Debora, 

 

Desidero segnalarti l'articolo pubblicato da Città Nuova e firmato da Sara Fornaro dal titolo: “Uccisioni, torture e stupri sui bambini: l’ONU accusa Israele di genocidio a Gaza”. Ecco il link: https://www.cittanuova.it/uccisioni-torture-e-stupri-sui-bambini-lonu-accusa-israele-di-genocidio-a-gaza/

 

 Ho letto con attenzione sia l'articolo sia il rapporto della Commissione ONU sul quale esso si basa e sono rimasta colpita dalla distanza che, a mio avviso, separa il contenuto effettivo del documento dalla sua restituzione giornalistica. Il rapporto contiene accuse molto gravi nei confronti delle autorità israeliane (comprese le forze armate e gli apparati di sicurezza), tuttavia, leggendo il testo originale, emerge anche che le accuse più pesanti — comprese quelle relative a presunti stupri di minori — vengono riportate dalla Commissione sulla base di testimonianze ricevute ma la stessa Commissione precisa espressamente di non essere stata in grado di verificarne autonomamente il contenuto. Nonostante ciò, l'articolo presenta tali accuse in modo sostanzialmente assertivo, senza evidenziare adeguatamente i limiti metodologici dichiarati dal documento stesso e senza distinguere con sufficiente chiarezza tra testimonianze raccolte, conclusioni della Commissione e fatti definitivamente accertati. A mio avviso, questo passaggio è particolarmente problematico. Una commissione d'inchiesta non è un tribunale e un rapporto investigativo non equivale a una sentenza. Proprio per questo motivo, la distinzione tra accuse, elementi probatori e fatti accertati dovrebbe essere mantenuta con la massima precisione, soprattutto quando si affrontano temi tanto gravi e sensibili. 

 

 Mi ha inoltre colpito il fatto che il titolo faccia riferimento a “stupri sui bambini”, mentre una parte rilevante della sezione del documento, dedicata alla cosiddetta “sexual and gender-based violence”, riguarda episodi di nudità forzata (e vorrei ricordare che si tratta di zona di guerra, dove purtroppo anche i bambini possono nascondere armi o esplosivi, come è in effetti accaduto). Anche laddove si condividano le qualificazioni giuridiche adottate dalla Commissione (già molto discutibili), resta il problema di come tali contenuti vengano tradotti nel linguaggio giornalistico e percepiti dal lettore. Da studiosa che si occupa di ermeneutica e linguaggio pubblico, trovo particolarmente interessante — e preoccupante — il processo attraverso il quale accuse, testimonianze e valutazioni di una commissione vengono progressivamente trasformate, nel discorso mediatico, in verità ormai date per acquisite. Per questa ragione ho ritenuto opportuno segnalarVi il caso, che mi sembra esemplare di un problema più ampio riguardante il rapporto tra documentazione, interpretazione e costruzione della notizia. 

 

Un caro saluto, 

 

Milena Adda

 

P.S. Da molto tempo non avevo scritto ma leggo sempre gli aggiornamenti. Un abbraccio.

 

 

Cara Milena,

Ho letto con molto piacere e un bel po' di tristezza la tua lettera. La tua testimonianza è importante per poter contrastare la grande "fantasia" dei media ( il titolo di Città Nuova è fuorviante e aberrante). In questo caso, Sara Fornaro,  non solo prende per verità assoluta il rapporto della Commissione ONU, organismo antisemita ormai da decenni, ma fa passare per stupro anche l'obbligo di denudarsi di bambini e adulti palestinesi catturati (situazioni che persino la Commissione mette in dubbio). Questa pratica è in obbligo di ogni Paese, quando vengono catturati dei terroristi, onde evitare che questi si facciano saltare per aria in caso di giubbotti esplosivi. Ricordiamo che per i palestinesi sono "bambini" anche combattenti diciottenni e che Hamas ha usato veri bambini, di 6/7/10 anni, per trasportare armi e ordini di attacco ai soldati israeliani da una cellula terrorista alle altre. La Commissione si è avvalsa di testimonianze dei "civili palestinesi" e si sa quanto valore abbia la taqiya per i musulmani, soprattutto se questa pratica (arte di mentire) può nuocere al nemico. Io non credo a una sola parola della Commissione ONU e sono assolutamente d'accordo con il governo di Israele che l'ha accusata di essere una farsa colma di una infinita serie di menzogne.

Allora, bentornata e resto in attesa di altre tue lettere che sono sempre molto interessanti e importanti.

Un affettuoso shalom

Deborah Fait

takinut3@gmail.com