L’accordo USA-Iran e il prezzo pagato dagli alleati
Commento Marco Del Monte
Testata: Il Riformista
Data: 20/06/2026
Pagina: 1
Autore: Marco Del Monte
Titolo: L’accordo USA-Iran e il prezzo pagato dagli alleati

Riprendiamo dal RIFORMISTA, inserto HaKol, il commento di Marco Del Monte dal titolo: "L’accordo USA-Iran e il prezzo pagato dagli alleati"

È passata quasi una settimana dal compleanno del Presidente degli Stati Uniti e, finalmente, il “memorandum di intesa per la fine della guerra” tra USA ed Iran è stato firmato da remoto e in mondo visione. Per l’Iran ha firmato il Presidente Masoud Pezeshkian, la più alta carica visibile, il cui potere, però, è pari al due di briscola “a coppe”, quando “briscola è bastoni”, cioè un nulla dorato. La firma in presenza dovrebbe essere apposta nel resortfortezza di Burgenstock, vicino a Lucerna in Svizzera, dove si recherebbe il Vice presidente americano J.D. Vance. Non è ancora certo se, invece, le parti decideranno di firmare anche l’accordo definitivo da remoto. In attesa di ulteriori comunicazioni, però, si possono fare delle considerazioni sulla bozza circolata fino a mercoledì sera, che ha già provocato le reazioni più disparate. In effetti, la cosa più appariscente è che viene attuato immediatamente il cessate il fuoco che meldocumento comprende anche ilLibano. Qui c’è il primo nodo, perché sul “tavolo ideale” è stata messa una situazione che non corrisponde per niente al vero. L’Iran voleva a tutti i costi far passare il messaggio che Hezbollah è una realtà del Paese dei cedri e ne costituisce il braccio armato che lo difende. Niente di più falso, perché la popolazione libanese è composta in gran parte da cristiani maroniti, che nulla hanno a che vedere con questa entità musulmana sciita insediata da Teheran nel sud del Libano nel 1982, con un’azione di forza che ha realizzato una vera e propria occupazione. Il messaggio che sta passando, invece, è che Israele ha invaso il Libano del sud e lo sta occupando, mentre Hezbollah lo sta difendendo: come si vede si tratta di una realtà stravolta. La crepa è evidente, perché anche nel “memorandum” in quattordici punti, sposato pure dagli USA, figura che il Libano è occupato da Israele. Una struttura composta da miliziani come Hezbollah è insediata nel sud del Libanodove combatte in nome e per conto dell’Iran, danneggiando il Paese reale. Questa formazione terroristica ha il preciso compito di scacciare la popolazione israeliana dalla Galilea del Nord e di occuparla per gli ayatollah. La cosa sconvolgente è che sembra che gli USA ignorino tutto ciò, mentre è arcinoto che Hezbollah ha combattuto in Siria indifesa del dittatore sciita Bashar el Assad. È necessario aprire una piccola parentesi per parlare degli sciiti, che appaiono essere l’elemento che accende e sostiene tutte le guerre dello scacchiere, in aperto contrasto con i Paesi del Golfo che sono sunniti. Tra le due realtà c’è un abisso incolmabile che nasce alla morte del Profeta; gli sciiti si ritengono direttamente discendenti da lui e per questo sfoggiano il turbante nero, mentre i sunniti sono i difensori della “Sunna”, testo sacro che riporta le volontà del Profeta, dal che deriva che la loro  classe dirigente viene scelta in base alla conoscenza della dottrina. Gli sciiti sono ovunque una minoranza che non supera mai il 25% della popolazione; nonostante ciò sono al potere in Iran e lo erano in Siria, perché sono combattivi, non temono la morte e non si tirano indietro neanche se si tratta di uccidere altri musulmani. Non hanno scrupoli a sbarazzarsi degli avversari e lo hanno dimostrato anche all’inizio di quest’anno, quando hanno ucciso più di quarantamila dissidenti in tre giorni, sparando sulla folla. Gli USA, entrando in guerra e facendo di testa loro, senza ascoltare Israele, hanno dimostrato di ignorare completamente con chi avrebbero avuto a che fare. Ma dietro questo accordo c’è di più. Vediamo, perciò, di capire il perché dell’attuale “postura” degli americani. Si deve partire dalla conferenza di Yalta (4-11 febbraio 1945) svoltasi prima della fine della seconda guerra mondiale, cui parteciparono l’americano Roosvelt, il russo Stalin, l’inglese Churchill e il francese De Gaulle, che fu aggiunto dopo la fine della conferenza. In quella sede si definirono le zone di influenza ed iniziò la cosiddetta guerra fredda, ma sostanzialmente la pace mondiale era basata su questo equilibrio. Il Medio Orientenon ricadeva in nessuna zona di influenza e questo è il motivo principale del continuo stato di guerra; la rivalità tra sciiti e sunniti fa il resto. In questa sede, però, bisogna seguire le vicende americane, perché da quelle si può arrivare a dare un senso all’attuale documento che dovrebbe essere propedeutico alla firma della pace con l’Iran: il condizionale non è d’obbligo, ma è il “modo verbale” più adatto alla situazione. Nel 1950 la Corea del Nord, sostenuta dalla Cina, invase la Corea del Sud sostenuta dagli USA; la guerra non si è mai conclusa e tuttora è in atto l’armistizio del 27 luglio 1953. Il 7 maggio 1954, la Francia, potenza coloniale occupante l’Indocina, fu sbaragliata nella battaglia di Die Bien Phu, perse la colonia e lasciò un vuoto politico pericoloso nella zona, che, improvvidamente gli USA decisero di colmare, dando così inizio alla devastante guerra del Vietnamdurata vent’anni dal 1955 e il 1975, anno in cui cadde Saigon, capitale del Vietnam del sud. In quel momento gli USA decisero di dare attuazione agli accordi di Parigi del 1973 ed attuarono una ritirata che segnò il morale americano in modo grave, che ha influito di sicuro sull’abbandono vergognoso dell’Afganistan, avvenuto nel 2021 e anche oggi sta giocando un ruolo nel desiderio di Trump di uscire al più presto dalla guerra con l’Iran, come di mostra il documento in questione, vergato in fretta e molto poco onorevolmente. Stavolta, però, il tycoon e chi lo affianca non hanno considerato bene cosa lasciano e chi stanno abbandonando: Israele, in primis, fedelissimo alleato, gli Emirati del Golfo, Dubai, la Giordania e l’Arabia Saudita. Tutti questi Paesi, con il protocollo in esame, hanno avuto la plastica dimostrazione che l’America non li difenderà; oltretutto il presidente Trump si è lasciato sfuggire che i Paesi citati pagheranno i 300 miliardi per la ricostruzione dell’Iran: signor Presidente, è francamente troppo!

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