Riprendiamo l'articolo di Giulio Meotti, dalla sua newsletter, dal titolo: "Campanile o minareto? Siamo il paziente d'Eurabia"
Giulio Meotti
Dopo le città, i muezzin svegliano anche le campagne, mentre le chiese bruciano. Intanto il Solzenicyn islamico ci avverte: "Non sentite gli scricchiolii del terremoto di civiltà?"
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Un saggista americano in visita in Italia scrive:
“Ho appena completato un tour di tre settimane partendo da una base in Svizzera verso la Germania meridionale, il sud della Francia e l’Italia. Ognuno di questi luoghi è unico. Ognuno è delizioso a modo suo, ricco di cultura e di storia, un piacere da vivere. È la parte più civilizzata del mondo. Eppure anche il più piacevole, il meglio coltivato e il più civile angolo del pianeta è in palio per il primo che se lo prenderà. A tutti gli effetti, l’Europa è un negozio di caramelle con la serratura rotta. I paesaggi della Baviera, della Provenza e della Lombardia differiscono tra loro, ma tutti offrono la prova di secoli di interazione armoniosa tra l’uomo e la natura. Nelle strade e nei quartieri delle città europee, tuttavia, la follia non ha preso finora una forma visibile. A Nizza, sull’iconica Promenade des Anglais, mi sono reso conto che la maggior parte delle persone erano vecchie, molto vecchie, e che c’erano pochi bambini lungo la passerella e sulla spiaggia. Lo stesso valeva per i giardini di Montpellier, nel lungolago di Como e per ogni altra località che ho visitato. Il significato di questo fatto è chiaro per chi ha una mentalità geopolitica: lo spazio non tollera un vuoto di potere. Mentre guido attraverso i campi di girasoli della Provenza e lungo la Costiera Amalfitana, trovo difficile apprezzare i colori e la luce senza temere, allo stesso tempo, come sarà tutto questo tra cento anni. Chi abiterà i villaggi deserti in cima alle colline, dominati da quei campanili a lungo silenziosi?”.
Nelle scorse ore, una cappella di quattro secoli veniva bruciata a Sainte-Anne des Rochers e un incendio dilagava nella cattedrale di Condom. In fiamme una parte del chiostro della cattedrale nel Gers, che custodiva migliaia di opere antiche, alcune delle quali risalenti al XVI secolo e che ha visto devastare “il 90 per cento dei suoi libri”.
Dicono sempre che sia tutto “accidentale”, ma io ci credo poco.
Quando hai il 20-30 per cento di popolazione islamica e alti flussi migratori, il cambiamento di civiltà è irresistibile.
Ma le campagne?
Sono l’ultimo lembo del vecchio modo di vivere, quello che i turisti stranieri cercano quando visitano le zone d’Italia lontane dalle città devastate dalla bruttezza e dal multiculturalismo. Ma anche le campagne sembrano sempre più un palazzo antico le cui fondamenta cedono sotto un assedio silenzioso. E forse il vero segnale di resa è l’invasione dei borghi, dei vigneti e delle colline.
Anche le piazze medievali sono invase da sonorità che impongono la sottomissione al genius loci europeo. Ecco allora che nel 2026 il fenomeno dilaga oltre le banlieue e invade paesaggi che un tempo sembravano impermeabili.
Racconta un’inchiesta di Le Figaro:
Il 27 maggio, giorno di inizio dell’Aïd el-Kébir, festa maggiore dell’Islam, numerosi cittadini, in varie città di Francia, si sono lamentati sui social o in municipio di essere stati disturbati da appelli alla preghiera diffusi tramite altoparlanti. Preghiere di strada, appelli alla preghiera, occupazioni di luoghi pubblici, richieste di accomodamenti visibili. Si tratta di “una prima a Bry-sur-Marne”, città che non conta alcuna moschea sul suo territorio. Dalle 7:30 alle 9:30, senza sosta, si sono sentite queste preghiere islamiche. Più a nord, in Seine-Saint-Denis, al municipio di Villemomble, il sindaco ha anch’egli sentito “una melopea lontana, per una decina di minuti. È la prima volta che la sentivo così distintamente, ma sono incapace di dire da dove provenisse”. A Nantes come a Marsiglia, abitanti hanno riportato gli stessi disagi, condividendo per alcuni video sui social. A Chalon-sur-Saône, in Saône-et-Loire, non ci sono stati appelli alla preghiera, ma “occupazioni di strada”, con sale di preghiera che “straripano” regolarmente.
Donald Trump ha perso la guerra contro l’Iran, ma ha ragione quando all’Europa dice: “Se importi il Terzo Mondo, diventi il Terzo Mondo”.
Il panorama europeo è segnato ovunque da macerie cristiane: in Inghilterra 4.000 chiese chiuse in dieci anni e altre 350 nei prossimi tre; in Olanda 1.000 chiese cattoliche scompariranno in due anni e un quinto di tutte le chiese sono già state convertite (nella diocesi di Amsterdam di 164 chiese solo 28 sopravviveranno); in Francia le diocesicederanno da un quarto alla metà delle chiese entro 20 anni.
In Inghilterra hanno dato una nuova vita alle chiese, anziché distruggerle: in affitto per “eventi”. Sempre meglio di una di quelle chiese di Londra usate per inneggiare alla rivoluzione islamica iraniana o trasformate in moschee.
Cosa avrebbe detto Ratzinger vedendo i minareti svettare sui campanili?
Quattro mesi fa chiesi: “Minareti in mezzo ai vigneti? Muezzin che coprono il suono delle campane?”.
Chi non prende sul serio la propria cultura e non la difende è destinato a perderla.
Qualche anno fa il cardinale Karl Lehmann (un esponente della corrente liberal cattolica) disse di voler “celebrare messa a Riad”, in Arabia Saudita, sollevando il tema fondamentale della reciprocità e fu attaccato da ogni parte. L’idea era: se volete costruire qui le vostre moschee dovete permettere ai cristiani di praticare in sicurezza il culto. Come è finita? Che convertono in moschee le nostre chiese, che bruciano le chiese nei propri paesi senza che nessuno fiati, che nessuno a Roma parli più di reciprocità e che ora anche sulla libertà di espressione proibiamo ogni “offesa all’Islam”.
Non era male quindi l’idea di reciprocità espressa da un famoso saggista e giornalista: “Muezzin in Occidente? Solo quando sentiremo le campane delle chiese in Arabia Saudita”.
Pretendere invece che l’Europa diventi terra di missione a senso unico è ingenuità suicida o calcolo deliberato.
Philippe de Villiers, il saggista conservatore della Vandea amico di Emmanuel Macron, lo ha scritto in un libro: “Siamo il paese dei campanili, non dei minareti, o la Francia scomparirà”.
Il prossimo passo saranno quelle città inglesi dove “minareti e moschee hanno sostituito i campanili delle chiese”.
Scrive il numero in edicola del mensile Causeur:
“Gli spiriti illuminati, innamorati di libertà, uguaglianza e fraternità, ostentano la loro tolleranza in nome della laicità. Ed ecco che ora, nel 2026, ovunque in Francia l’appello alla preghiera risuona nelle nostre città e nelle nostre belle campagne. Il 27 maggio, alle 6 del mattino, a Nantes-Nord, in occasione dell’Aïd el-Kébir. Stesso appello del muezzin a Marsiglia, sempre il 27 maggio. A Bry-sur-Marne, il sindaco Charles Aslangul denuncia una città ‘inondata da una sonorità religiosa che appartiene alla sfera privata… e un livello sonoro intollerabile’. Stessa cosa in un villaggio vicino agli Ulis, così come a Parigi. Sul web, un’abitante di Bourgoin-Jallieu, a nord dell’Isère, ha sentito lo stesso giorno, orologio alla mano, per un’ora, dalle 5:30 alle 6:30, l’appello del muezzin accompagnato dal sermone dell’imam. Allora, angelus e adhan, stesso paesaggio sonoro? Davvero? L’appello alla preghiera, l’adhan, in terra d’islam, è vocale: viene lanciato in lingua araba dall’alto di un minareto, cinque volte al giorno. La campana, in terra cristiana, chiama tutti, con discrezione, alla preghiera in chiesa. Non è un caso se il manifesto della campagna presidenziale di François Mitterrand raffigurava un villaggio con il suo campanile. Allora, campanile e minareto, stessa battaglia? Se un campanile afferma l’origine e la filiazione cristiane della Francia, il gallo sul campanile, così come sulle cancellate dell’Eliseo, ne afferma l’identità politica. Constatiamo piuttosto che l’islamizzazione della Francia nella vita quotidiana è in una fase molto avanzata. Due parole sulla campana e sull’orologio. La nostra concezione del tempo è di origine cristiana. Cristiano nell’epoca medievale, il tempo era reso sensibile dalla campana, secondo la regola di san Benedetto. Si è poi laicizzato, secolarizzato e istituzionalizzato quando è stato inventato l’orologio. Già dal VI secolo, quindi, il tempo – quello della preghiera e delle azioni comuni – si conta ormai in ore. E il calendario gregoriano si è imposto ovunque. La notazione del tempo musicale stesso nel mondo latino, la solmisazione, è stata inventata nell’XI secolo da un monaco benedettino, Guido d’Arezzo. Un minareto non è quindi un campanile, né una moschea una chiesa. Le campane che suonano a distesa significano un evento maggiore, religioso o politico. Non hanno vocazione a imporre un obbligo di pregare né di convertirsi. Come dice la saggezza popolare, è tempo di rimettere gli orologi all’ora giusta”.
Boualem Sansal
Dovremmo allora ascoltare lo scrittore che segna quasi sempre l’ora giusta.
“Boualem Sansal è il Solženicyn di oggi”, scrive il giornale cattolico La Croix. Tra l’autore algerino de La Légende e il dissidente russo de L’Arcipelago Gulag emerge una stessa figura: quella dello scrittore che fa del carcere una scuola di lucidità. E allora dovremmo ascoltarlo, questo Solženicyn algerino, quando scrive:
“Occidente, svegliati e ritrova il tuo onore o dovremo scrivere la tua orazione funebre. La Cristianità crolla e l’Islam avanza. Non sentite gli scricchiolii del terremoto di civiltà? Cosa ci proteggerà dal caos?”.
A Saint-Chamond, cittadina francese di 35.000 anime, il municipio ha ordinato la fine della chiesa principale della città, edificata nel XIX secolo con il nome di Notre-Dame. Questa chiesa è stata condannata alla sconsacrazione in vista della trasformazione in un “progetto culturale”. Intanto, vicino a quel che resta di Notre-Dame, il muezzin chiama alla preghiera dagli altoparlanti.
Cosa ci proteggerà dal caos? Cosa?
L’onore dell’Occidente si gioca qui: nella capacità di amare la propria eredità senza vergogna e nel coraggio di dire di no a chi vuole portarvela via.
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giuliomeotti@hotmail.com