Il voltafaccia americano riguarda tutti 18/06/2026
Commento di David Elber
Autore: David Elber

Il voltafaccia americano riguarda tutti

Commento di David Elber

 
David Elber

 

Quello che si prospetta in merito all’intesa tra USA e Iran deve preoccupare molti Paesi e non solo Israele. La quasi totalità degli analisti ha messo in evidenza – con un mal celato senso di soddisfazione – come Netanyahu (quindi Israele) esca mal concio dall’intesa che dovrà portare ad un accordo di pace tra USA e Iran. Da come, la molto umorale Amministrazione Trump, abbia totalmente escluso Israele dagli sviluppi dell’intesa, si coglie uno spirito vendicativo nei confronti di Netanyahu. Ma questo è il modo (nel bene e nel male) di fare di Trump: se le cose vanno bene il merito è solo suo, se le cose vanno male la colpa è sempre degli altri. L’Amministrazione Trump non ha nessuna intenzione di imbattersi in una prolungata guerra d’attrito con l’Iran e per questo scarica il principale alleato (Israele) e non solo (i Paesi del golfo tranne il Qatar). Il conto di questo voltafaccia, come vedremo, lo vuol fare pagare a Israele e a molti altri.

Oggi è ancora troppo presto per capire se il regime iraniano sopravviverà agli enormi danni subìti durante la campagna aerea. I danni alle installazioni militari, petrolchimiche e industriali sono stati giganteschi. Il regime nei prossimi mesi dovrà affrontare un progetto di ricostruzione militare e industriale che drenerà immense risorse alla già moribonda economia del paese. Per un regime sanguinario come quello iraniano, che non teme l’opinione pubblica e/o le elezioni democratiche, non è un grosso problema, ma potrebbe diventarlo se il sistema economico collasserà e con esso l’intero apparato repressivo degli Ayatollah. Ci vorrà tempo per comprendere bene la situazione reale del Paese. Una cosa però è certa: chi è corso in soccorso dell’Iran iniettando alcuni miliardi di dollari nella sua fragile economia è il Qatar (con l’avvallo americano). Il Qatar è il vero mediatore tra gli Stati Uniti e l’Iran e non il Pakistan. Il Qatar ha uomini di fiducia nell’amministrazione (Witkoff e Kushner) e ha molti soldi iraniani congelati nelle proprie banche (almeno 10/12 miliardi di dollari). Da oltre un mese fa passare le proprie navi cisterna e container attraverso lo stretto di Hormuz in teoria bloccato. Gli USA chiudono un occhio mentre gli iraniani ricevono i soldi dal Qatar. Non è un caso, infatti, che nelle ultime scaramucce, gli iraniani hanno colpito gli Emirati, il Kuwait, il Bahrein, l’Arabia Saudita e la Giordania ma non il Qatar. 

Da diverse settimane si ha la sensazione che l’umorale Trump abbia scaricato Netanyahu: lo ha tenuto totalmente all’oscuro delle trattative in corso, lo ha umiliato varie volte (“fa tutto quello che gli dico di fare”, “se non fosse per me sarebbe già in galera”), non lo ha invitato al G7 (a differenza dei monarchi del Golfo) ha persino dichiarato che Netanyahu non si presenterà alle prossime elezioni… Perché tutto questo livore? Molto probabilmente gli imputa la colpa per un malriposto ottimismo nel rovesciare il regime che non si è concretizzato, dopo oltre un mese di bombardamenti mirati, che hanno decapitato i vertici del regime ma non lo hanno abbattuto.

Se Netanyahu è diventato il capro espiatorio della rabbia di Trump, molti altri pagheranno le conseguenze di questo voltafaccia. I primi a pagarne le conseguenze saranno gli iraniani stessi: si metterà in moto la macchina omicida nei confronti dei dissidenti. Già nel gennaio scorso ci furono oltre 30.000 morti nell’indifferenza generale (ed europea in particolare). Ora che si arriverà alla tanto agognata «pace» e si sarà allontanato il pericolo del «caro benzina», gli europei, in procinto di andare in vacanza, avranno così tanto da festeggiare che la futura repressione non troverà spazio in nessun mass media. Al limite si potrà dare la colpa a Netanyahu e tutti avranno con la coscienza a posto. 

Ma siamo poi sicuri che Israele sarà il paese più colpito dal tradimento americano?

I Paesi del golfo (Qatar escluso) pagheranno un bel conto. Essi subiranno gli inevitabili ricatti per il passaggio delle navi da Hormuz. Questi ricchissimi nani militari vivranno una endemica paura per possibili lanci di missili e droni che causeranno un danno economico e di immagine difficile da recuperare. La loro fiducia sulla “protezione” americana ha già subìto un colpo durissimo e questo sarà un colpo mortale per gli Accordi di Abramo. Si, perché essi si basavano esclusivamente sulla garanzia di protezione americana e non sul pieno riconoscimento del diritto di Israele di esistere in Medio Oriente (inconcepibile per la dottrina islamica). Da ora in poi, quando l’Iran deciderà di fare la voce grossa, le monarchie del Golfo abbasseranno la testa e si allineeranno ai sui ricatti perché sanno che le promesse USA di difesa valgono meno della carta nelle quali sono scritte. 

Questo voltafaccia, per l’America sarà un danno colossale e di conseguenza per il mondo intero. Persa la credibilità in Medio Oriente la sua l’immagine di superpotenza sarà messa in discussione in Oriente (Cina) e in Europa (Russia). Tutti gli alleati degli americani dovranno iniziare seriamente ad armarsi per proteggersi perché Cina e Russia diventeranno più aggressive che mai. Ormai tutti hanno capito che passata la sfuriata iniziale, Trump è la vera “tigre di carta” ed è pronto a qualsiasi compromesso.

Anche l’Europa avrà le sue pesanti ripercussioni. Anzi, le ha già avute: ha dimostrato ancora una volta di contare meno di nulla, essa è il vero nano maligno del mondo: un insieme di paesi ipocriti sempre pronti a vendersi al miglior offerente come ha dimostrato il Qatargate. Essa non muove mai un dito per difendere i suoi interessi. Antepone sempre un’idea astratta e inesistente di «pace», che non esiste nella realtà delle cose, ai propri interessi e valori. Questo la porta inevitabilmente ad allinearsi alle peggiori dittature del mondo. I giullareschi proclami di difendere il diritto di navigazione nello stretto di Hormuz, faranno la stessa fine della missione Unifil in Libano: una squallida farsa.  

Si, Israele è stata tradita ancora una volta da un presidente americano ma non è il paese che pagherà il conto più alto. Ora il compito di questo governo o del prossimo, sarà quello di difendere con le unghie e con i denti il controllo militare nel sud del Libano e a Gaza fintantoché le minacce di Hezbollah e Hamas non saranno definitivamente debellate. Se questo non avverrà per Israele sarà una débâcle immane.  

L’unica speranza che rimane è che il regime iraniano crolli perché la sua economia non regga al riarmo oppure che USA e Israele abbiano in serbo un colpo decisivo che sorprenda in modo clamoroso e la storia sia riscritta. Ma questo non sembra proprio all’orizzonte.

Per ora vale un celebre adagio attribuito a Kissinger: «Essere nemico dell’America è pericoloso ma esserne amico è fatale».