L’Anpi se la prende con Antonello Sannino, dirigente pro-Israele dell’Arcigay di Napoli
Commento di Francesco Lucrezi
Testata: Il Riformista
Data: 16/06/2026
Pagina: 1
Autore: Francesco Lucrezi
Titolo: L’Anpi se la prende con Antonello Sannino, dirigente pro-Israele dell’Arcigay di Napoli

Riprendiamo dal RIFORMISTA, inserto HaKol, la cronaca di Francesco Lucrezi dal titolo: "L’Anpi se la prende con Antonello Sannino, dirigente pro-Israele dell’Arcigay di Napoli"

Due piccole considerazioni preliminari. La prima riguarda il concetto di santità. Quando un individuo viene santificato, evidentemente, l’intera sua esistenza viene proposta a tutti i fedeli come sommo modello di virtù, da emulare e seguire, nei limiti delle umane possibilità. Un santo può anche essere stato peccatore (come San Paolo), ma la sua piena e perfetta conversione, ovviamente, riscatta qualsiasi ombra del suo passato. La santità o è totale o non è. Ma il concetto di santità, per la dottrina cattolica, riguarda solo le singole persone. Non si può diventare santi per la semplice appartenenza a una determinata categoria di soggetti, globalmente santificata. Anche tra i papi ci sono stati dei peccatori. Accade però, talvolta, che un intero gruppo di individui venga collettivamente, e abusivamente, santificato. E, quando ciò avviene, è sempre una cosa negativa.

La seconda riguarda quella che chiamo millantata discendenza. I nobili esibiscono lunghi alberi genealogici, ed è motivo di alto orgoglio, ovviamente, potere vantare, tra i propri antenati, qualche principe, o addirittura qualche re. A Napoli, città dove vivo, è facile comprare, per pochi euro, degli alberi genealogici fasulli, in grado di dare blasone a persone evidentemente consapevoli non tanto della loro origine plebea, quanto della loro totale insignificanza. Naturalmente, se gli inconsapevoli progenitori non sono responsabili di quanto fanno i loro veri discendenti, tanto meno lo potranno essere per quanto fanno i discendenti falsi, quelli che hanno comprato al mercatino l’albero genealogico fasullo.

Su queste due piccole considerazioni baso la mia convinzione che la Resistenza italiana (verso la quale tutti gli amanti della libertà hanno un eterno debito di gratitudine) abbia avuto due grandi sfortune: quella di essere stata globalmente santificata e quella di avere molti discendenti fasulli, che hanno comparto al mercatino l’albero genealogico farlocco, e che ne disonorano la memoria. Quanto alla prima sfortuna, i Partigiani, quelli veri, sono stati degli eroi, che hanno messo a rischio, e spesso sacrificato, la loro vita per combattere il nazifascismo. Ma, come in tutte le schiere di uomini, anche tra di loro si sono annidati degli impostori, che hanno approfittato della nobilissima causa della Resistenza per compiere efferati crimini comuni o brutali vendette private. Sarebbe stato interesse di tutti difendere l’onore della Resistenza, distinguendo i veri Partigiani da quelli falsi (come, solo per fare un esempio, gli assassini dell’inerme filosofo Giovanni Gentile). Ma ciò non è mai accaduto, perché la Resistenza è stata tutta, quella vera e quella falsa, globalmente santificata.

Quanto alla seconda sfortuna, il nazifascismo, com’è noto, perseguitò brutalmente diverse minoranze, tra cui, innanzitutto, gli ebrei, ma anche, tra le altre, gli omosessuali. La Resistenza ha combattuto soprattutto per riconoscere a tutti gli uomini, come sancito dalla Costituzione repubblicana, pari dignità e pari diritti, permettendo a chiunque di manifestare liberamente la propria appartenenza e la propria personalità. Ma questo non piace ad alcuni sedicenti discendenti dei Partigiani. In un ripugnante comunicato firmato dai vertici dell’Anpi di Napoli Nord e di Portici, viene pubblicamente denunciata, con toni di inusitata violenza, una iniziativa, organizzata lo scorso 11 giugno dall’Anpi Provinciale di Napoli e dalle sezioni Anpi di Castellammare e Torre Annunziata, per celebrare la ricorrenza degli 80 anni dal referendum costituzionale e dal riconoscimento del voto femminile. Intollerabile, per questi signori, sarebbe stata la partecipazione all’evento di Antonello Sannino, storico dirigente dell’Arcigay di Napoli.

Sannino è da sempre un paladino dei diritti civili, che coerentemente coniuga la difesa della comunità LBBTQ+ con la logica e consequenziale solidarietà verso Israele, l’unico Paese del Medio Oriente, e uno dei pochi al mondo, in cui tale comunità può apertamente esprimersi, senza alcuna discriminazione. Ma ciò, all’Anpi di Napoli Nord e di Portici, non va bene, e Sannino è stato mostrificato come “amico del governo genocida di Netanyahu”.

“Uno schiaffo alla città delle Quattro Giornate!”, “viva la Sumud Flotilla!”, tuonano i sedicenti discendenti. Complimenti.  Ma, come si dice, “oggi e sempre Resistenza”. Resistenza contro quello che Umberto Eco chiamò “l’eterno fascismo” degli italiani, e contro quello che Ennio Flaiano definì il “fascismo degli antifascisti”. E Resistenza, naturalmente, contro coloro che hanno comprato l’albero genealogico farlocco. Perché quello vero rinvia, evidentemente, non ai Partigiani, ma ai fascisti.

Per inviare la propria opinione al Riformista, cliccare sulla e-mail sottostante

redazione@ilriformista.it