Riprendiamo da BET Magazine la cronaca di Anna Balestrieri dal titolo: "Minacce antisemite e caos alla Scala di Parigi: studenti ebrei costretti a lasciare il palco tra insulti e slogan"

Gli studenti dell’École de l’Alliance e del Lycée Pasteur, impegnati nella presentazione di uno spettacolo preparato nel corso di molti mesi, sarebbero stati accolti da slogan ostili, insulti e persino sputi. Dalla mobilitazione politica si è passati all’intimidazione diretta di studenti minorenni identificati come ebrei. (Platea durante uno spettacolo al theatre la Scala di Parigi)
Un episodio che sta suscitando forti polemiche in Francia ha avuto luogo il 4 giugno al Théâtre de la Scala di Parigi, durante una giornata artistica che riuniva oltre 350 studenti delle scuole superiori dell’Île-de-France. Al centro della controversia vi sono accuse di intimidazioni e minacce rivolte a studenti ebrei dell’École de l’Alliance di Pavillons-sous-Bois e del Lycée Pasteur di Neuilly-sur-Seine, dopo un intervento fortemente politicizzato sul conflitto israelo-palestinese attribuito al direttore del teatro, Frédéric Biessy.
Secondo le ricostruzioni emerse nelle ultime ore, il discorso del direttore avrebbe trasformato un appuntamento scolastico destinato alla presentazione di progetti artistici in un acceso momento di confronto politico. Diversi testimoni sostengono che, dopo l’intervento, il clima all’interno della struttura sia rapidamente degenerato fino a trasformarsi in una vera e propria caccia al bersaglio contro gli studenti ebrei presenti.
Secondo quanto riportato da diversi testimoni e rilanciato sui social network, gli studenti dell’École de l’Alliance e del Lycée Pasteur, impegnati nella presentazione di uno spettacolo preparato nel corso di molti mesi, sarebbero stati accolti da slogan ostili, insulti e persino sputi. Alcuni ragazzi avrebbero riferito di aver sentito pronunciare la frase: «On va tous vous génocider» («Vi genocideremo tutti»).
Le testimonianze descrivono scene di forte tensione psicologica, con docenti costretti a intervenire per mettere in sicurezza gli studenti e accompagnarli fuori dalla struttura. Diversi giovani sarebbero usciti dal teatro in lacrime, profondamente scossi dall’accaduto.
Tra le voci più critiche figura quella di Shannon Seban, esponente politica e consigliera regionale dell’Île-de-France, che ha pubblicato una dura lettera aperta denunciando quanto accaduto.
Nel suo testo, Seban parla di «una deriva inaccettabile dell’antisemitismo sotto copertura di militanza politica», accusando gli organizzatori di aver lasciato che un evento culturale si trasformasse in uno spazio di intimidazione nei confronti di minori.
La politica francese sottolinea come gli studenti presenti non fossero attivisti né rappresentanti di alcuna parte in conflitto, ma semplicemente adolescenti coinvolti in un progetto artistico. Nella lettera afferma inoltre che «nessuna causa, per quanto legittima possa essere considerata, autorizza a terrorizzare dei ragazzi a causa della loro identità ebraica».
Seban denuncia anche il silenzio di una parte del mondo culturale e politico francese, sostenendo che episodi analoghi verrebbero immediatamente condannati se rivolti contro altre minoranze.
L’episodio si inserisce in un contesto particolarmente teso in Francia, dove il conflitto in Medio Oriente ha riacceso profonde divisioni all’interno del mondo accademico, culturale e artistico.
Negli ultimi mesi numerosi teatri, università e istituzioni culturali francesi sono stati teatro di manifestazioni, prese di posizione e contestazioni legate alla guerra tra Israele e Hamas. Tuttavia, secondo i critici dell’accaduto, il caso della Scala rappresenterebbe un salto di qualità preoccupante: dalla mobilitazione politica si sarebbe passati all’intimidazione diretta di studenti minorenni identificati come ebrei.
Di fronte alle polemiche, Frédéric Biessy ha diffuso una lettera di scuse indirizzata agli studenti, ai genitori e agli insegnanti. Il direttore ha riconosciuto di aver pronunciato un discorso politico in un contesto scolastico in cui, a suo giudizio, tali considerazioni non avrebbero dovuto trovare spazio.
«Le dichiarazioni politiche non hanno il loro posto davanti a classi di studenti liceali e mi rammarico di averle pronunciate», ha scritto, aggiungendo di non aver mai inteso colpire alcuna religione o comunità.
Biessy ha inoltre affermato di essere venuto a conoscenza solo successivamente degli insulti antisemiti che sarebbero stati scambiati tra gli studenti e ha sostenuto che, se fosse stato presente, sarebbe intervenuto immediatamente. Nella lettera ha comunque riconosciuto una parte di responsabilità per non aver saputo prevenire il deterioramento del clima all’interno del teatro.
Le associazioni ebraiche e diversi rappresentanti politici hanno chiesto l’apertura di accertamenti per chiarire l’esatta dinamica dei fatti e le eventuali responsabilità degli organizzatori.
Il Fonds Social Juif Unifié (FSJU) ha espresso «profonda preoccupazione» per l’accaduto e ha reso noto che sono stati redatti rapporti ufficiali destinati alle autorità scolastiche e al Ministero dell’Istruzione francese.
Al di là delle ricostruzioni ancora oggetto di verifica, il caso ha già riacceso il dibattito sul crescente clima di ostilità che accompagna il confronto pubblico sul conflitto israelo-palestinese e sui rischi di una normalizzazione dell’antisemitismo negli spazi educativi e culturali francesi.
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