Riprendiamo dal sito www.israele.net - diretto da Marco Paganoni - la traduzione di un articolo di Jns.org dal titolo: "L’attacco del 7 ottobre contro comunità civili israeliane e la successiva guerra scatenata contro Israele su sette fronti hanno reso obbligatoria la creazione di zone cuscinetto al di là dei confini. Finché perdurano le minacce, Israele non può barattare risorse di sicurezza concrete con promesse e accordi che non valgano la carta su cui sono scritti"
Yaakov Lappin
Scrive Yaakov Lappin: Israele continua ad applicare la sua nuova dottrina di sicurezza post-7 ottobre 2023 ed è per questo ha istituito e mantiene delle zona di sicurezza su territori cruciali al di là dei precedenti confini con Libano, Siria e Striscia Gaza, con lo scopo di garantire protezione a lungo termine alle sue aree abitate da civili.
La dottrina post-7 ottobre pone particolare enfasi sulla difesa avanzata, ovvero il mantenimento fisico, diretto e prolungato di zone cuscinetto transfrontaliere per garantirsi libertà operativa e neutralizzare la capacità del nemico di trincerarsi a ridosso delle comunità civili israeliane.
Maggio 2026: soldati delle Forze di Difesa Israeliane durante operazioni di terra nel Libano meridionale contro i terroristi Hezbollah sponsorizzati dall’Iran
Secondo un rapporto del 23 maggio 2026 sul portale di notizie indipendente Mako, le Forze di Difesa Israeliane controllano circa 1.220 chilometri quadrati di territorio al di fuori dei precedenti confini (complessivamente, meno dell’area del Comune di Roma ndr), che comprendono circa il 60% della Striscia di Gaza, una zona di sicurezza che si addentra per 10 chilometri nel Libano meridionale e una zona di 15 chilometri in Siria.
L’ex consigliere per la sicurezza nazionale israeliano Meir Ben Shabbat, oggi a capo del Misgav Institute for National Security, ha dichiarato la scorsa settimana all’agenzia JNS: “La realtà attuale nella Striscia di Gaza, in Libano e in Siria è la manifestazione di una parte dei principi che Israele applica nell’ambito del suo concetto di sicurezza dopo il 7 ottobre”.
Nel definire questi principi, Ben Shabbat ha indicato “il controllo di territori vitali per la propria sicurezza in aree al di là confine e il pieno ricorso alla libertà d’azione per imporre le esigenze di sicurezza in queste aree, contro le minacce emergenti e l’intensificarsi dell’attività nemica nei diversi teatri operativi”.
L’ex consigliere per la sicurezza nazionale ha sottolineato che “nel prossimo futuro, Israele dovrà perseverare con questo approccio”. E ha spiegato: “Israele non può barattare risorse di sicurezza concrete con promesse o accordi che non varranno la carta su cui saranno firmati”.
L’area di difesa avanzata nel Libano meridionale dove le Forze di Difesa Israeliane operano per sventare minacce dirette contro il nord di Israele (clicca per ingrandire)
Secondo Ben Shabbat, “nell’attuale realtà regionale, questo è il modo per proteggerci”.
Oded Ailam, ex capo della Divisione Antiterrorismo del Mossad e attualmente ricercatore presso il Jerusalem Center for Security and Foreign Affairs, ha detto a JNS: “Gli eventi del 7 ottobre e ciò che ne è seguito rendono obbligatoria la creazione di zone di sicurezza”.
L’ex funzionario del Mossad ha aggiunto: “Non si tratta di annessione, ma di controllare porzioni di territorio fino a quando non sarà dimostrato al di là di ogni dubbio che non vi è più alcun pericolo proveniente dall’altra parte del confine. Finché persisterà il pericolo, Israele dovrà mantenere e persino rafforzare la propria presenza in queste aree”.
Le Forze di Difesa Israeliane controllano circa 600 chilometri quadrati di territorio nel Libano meridionale e, negli ultimi giorni, a seguito dei continui attacchi di droni Hezbollah, i media hanno riferito che tale controllo potrebbe espandersi ulteriormente.
Le Forze di Difesa Israeliane utilizzano il controllo di quest’area per colpire e distruggere metodicamente le infrastrutture che servono a Hezbollah per attacchi di fuoco transfrontaliero e future incursioni in territorio israeliano.
Le operazioni delle forze militari incrementano la sicurezza delle comunità settentrionali israeliane, in particolare contro la minaccia di missili anticarro e di incursioni transfrontaliere di cellule terroristiche dell’unità d’élite Radwan, ma costano un prezzo pesante in termini di perdite umane con numerosi soldati e ufficiali uccisi o feriti ogni settimana in questo settore.
Nel frattempo, a Gaza le Forze di Difesa Israeliane hanno consolidato le proprie posizioni lungo la “linea gialla” tracciata in occasione del cessate il fuoco dell’ottobre 2025, trasformando in un assetto di sicurezza duraturo quella che era iniziata come una manovra tattica temporanea (in cambio di un disarmo di Hamas che non è mai avvenuto).
Secondo quanto riferito, quest’area si è estesa fino a comprendere 220 chilometri quadrati che si estendono ininterrottamente da Beit Hanoun a nord fino a Rafah a sud.
Le Forze di Difesa Israeliane utilizzano il controllo di questa zona per distruggere le infrastrutture terroristiche di Hamas (a cominciare dai famigerati tunnel), mentre individuano e neutralizzano quasi ogni giorno i tentativi di Hamas di oltrepassare la linea gialla.
In Siria, a maggio 2026 l’esercito controllava circa 400 chilometri quadrati, mantenendo nove avamposti attivi e penetrando nel territorio fino a 15 chilometri dalla linea di confine originaria.
Questa strategia mira a proteggere le comunità civili israeliane (ebraiche e druse) sulle alture del Golan dalle cellule terroristiche jihadiste, sia sunnite che sciite.
L’establishment della difesa israeliano è categorico sul fatto che tali zone cuscinetto sono fondamentali per difendere i residenti israeliani dagli eserciti terroristici transfrontalieri.
Nonostante le pressioni diplomatiche esercitate dai mediatori internazionali per un ritorno alle linee precedenti il 7 ottobre, il gabinetto di sicurezza ha ordinato alle Forze di Difesa Israeliane di rimanere nelle zone cuscinetto per impedire la ricomparsa di micidiali strutture ostili alle porte delle comunità di confine, in base al presupposto – tragicamente confermato dal 7 ottobre – che è impossibile difendersi da quelle minacce restando appostati sulla linea di confine.
(Da: jns.org, 29.5.26)
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