Commento di Fiamma Nirenstein
Testata: Il Giornale
Data: 06/06/2026
Pagina: 1
Autore: Fiamma Nirenstein
Titolo:

Riprendiamo da IL GIORNALE di oggi, 06/06/2026, il commento di Fiamma Nirenstein dal titolo: "'Corpi d'elité in Azerbaijan'. Israele e la rete militare segreta"

 
Fiamma Nirenstein

L’Azerbaijan è un Paese speciale: mussulmano, sciita, è però un paese laico, deciso a modernizzarsi, nazionalista il cui presidente Ilham Aliyeh ha un ottimo rapporto con gli Stati Uniti e con Israele, mentre con l’Iran regna la reciproca diffidenza con brevi intervalli e eccezioni. Di fatto la stampa internazionale ha reso noto ciò che era intuibile: i 700 chilometri di confine fra l’Azerbaijan e l’Iran dalla guerra sarebbero presidiati da alcuni siti clandestini del Mossad, parte di una rete diffusa nel Medio Oriente, da cui Israele potrebbe lanciare operazioni. Può servire nella guerra attuale, potrebbe avere aiutato nell’eliminazione di Rahman Moqadam il capo del settore arruolamento estero dell’IRGC; o addirittura la presenza di Israele potrebbe avere a che, fare, ma si tratta di pure fantasie, della vicenda del maggio 2024, in cui cadde l’elicottero che trasportava Ebrahim Raisi, il presidente iraniano. I rapporti azeri con Israele sono attivi dalla caduta dell’URSS nel 1991, Israele fra i primi Paesi riconobbe il nuovo Stato, e fra i due si è sviluppato uno scambio prezioso, petrolio e energia dall’Azerbaijan e tecnologia, intelligence, armi, e innovazione da parte israeliana. Gideon Saar ha incontrato Alyeh a Baku il 26 gennaio. Durante le guerre del Nagorno Karabakh, gran parte delle capacità militari azere sono state di derivazione israeliana. Il Paese è stato fra i primi acquirenti di Iron Dome; e mentre nel periodo di Biden il rapporto con gli USA ha sofferto a causa dell’avvicinamento americano all’Armenia, con Trump si è ricostruito un asse che dovrebbe disegnare, se verrà neutralizzata la minaccia Iraniana e la Russia alle sue spalle, una nuova mappa geopolitica, un arco antiegemonia iraniana per l’alleanza con l’Occidente: gli Emirati dal 2020 sono il pilastro della vicenda, con la firma dei Patti di Abramo; il Bahrain condivide la preoccupazione per la prepotenza armata dell’Iran,la monarchia sunnita tiene a bada la maggioranza sciita; il Marocco, ormai è un amico solido dell’Occidente nel contrastare l’egemonia estremista jihadista; e poi i partner classici Egitto e Giordania, fra mille vicende alterne, tuttavia restano ancorati alla pace. L’Arabia Saudita cerca il suo migliore interesse, ma alla fine dovrà approdare a un’alleanza occidentale. Di fatto l’idea di Trump che molti paesi islamici siano propensi a appoggiarsi a Israele contro l’Iran e i suoi feroci proxy, è concreta. L’Iran prevedeva l’accerchiamento di Israele, e invece la situazione, sempre problematica, è però molto modificata. Nel quadro anche l’alleanza con Somaliland, all’imboccatura sud del Mar Rosso, una delle principali rotte commerciali mondiali, proprio sulla faccia degli Houty che la minacciano ma, ora che Israele le è accanto, ne hanno paura. Un’alleanza preziosa nel Corno d’Africa. Per Israele dunque, oltre al rapporto con gli USA ci sono cooperazioni strategiche larghe e che vanno oltre la difesa: la maggiore, quella con l’India di Narendra Modi che disegna l’IMEC, India Middle East Europe Economic Corridor, annunciato nel 2023, che mette Israele al centro e finalmente supera in prospettiva la Belt and Road cinese. Questa prospettiva, e non certo l’estromissione di Israele coi vari boicottaggi, disegna una vera pace.

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