Salerno Letteratura e il nuovo reato d’opinione
Commento di Nicoletta Tiliacos
Testata: Setteottobre
Data: 05/06/2026
Pagina: 1
Autore: Nicoletta Tiliacos
Titolo: Salerno Letteratura e il nuovo reato d’opinione

Riprendiamo dal giornale online SETTEOTTOBRE il commento di Nicoletta Tiliacos dal titolo: "Salerno Letteratura e il nuovo reato d’opinione"

Salerno Letteratura e il nuovo reato d'opinione

L’esclusione di Erri De Luca per le sue posizioni su Israele e il sionismo segna un ulteriore passo verso una cultura sempre più conformista, dove il dissenso viene tollerato soltanto se segue la direzione giusta

 

Israele è uno Stato genocida e il sionismo è un crimine contro l’umanità: per non aver voluto sottoscrivere, e anzi aver contestato, il nuovo assioma antisemita gridato dalle piazze propal e diventato atto di fede obbligatorio nei salotti buoni della cultura (o pseudocultura) italiana, allo scrittore Erri De Luca, che doveva tenere la prolusione al Festival Salerno Letteratura, è stato ritirato l’invito dai direttori, Gennaro Carillo e Paolo Di Paolo.

De Luca, che avrebbe dovuto parlare del poeta Alfonso Gatto, è stato messo in castigo per aver detto in un’intervista a un giornale israeliano, e aver poi ribadito, che a Gaza non c’è genocidio e che sionismo significa semplicemente accettare l’esistenza di Israele. L’organizzazione lo ha invitato a nascondersi in un’altra sezione del Festival, meno impegnativa del palco inaugurale, e lui ha ovviamente declinato. Ora non rimane che attendersi, all’entrata di Salerno Letteratura, la sottoscrizione di un modulo che impegni oratori e magari pure il pubblico, chissà, a conformarsi alle visioni geopolitiche della Fondazione Alfonso Gatto, che patrocina il Festival, e degli organizzatori.

Questa brutta storia, che sa di Minculpop e di intolleranza, non racconta solo il degrado del confronto delle idee nel nostro Paese. Dopo che è diventata normale l’esclusione di qualsiasi voce ebraica o filoisraeliana in contesti come le assemblee scolastiche e universitarie, a meno che non sia sufficientemente allineata alla tesi del genocidio e all’anatema contro Israele, ora un festival letterario decide che una posizione comunque legittima e argomentata è motivo sufficiente di scomunica e di negazione della parola a un autore considerato fino a pochi giorni prima il fiore all’occhiello della manifestazione.

Ma, dicevamo, qui non si tratta solo di degrado del confronto delle idee. Qui c’è un salto di qualità. C’è la pietra tombale sulla libertà di pensiero e di cultura. C’è il trionfo di un conformismo che già in altri tempi fu il brodo di coltura dell’antisemitismo, e lo è ancora, più che mai. Nulla di simile era ancora accaduto, nemmeno nell’Italia dove i sindacati, unico caso al mondo, proclamano una volta al mese uno sciopero generale propal.

«La prolusione è l’atto che apre il festival e in un certo senso ne detta la linea. Per questo abbiamo preferito riconsiderare la nostra decisione originaria, anche per evitare strumentalizzazioni», ha argomentato uno dei co-direttori di Salerno Letteratura, Gennaro Carillo.
Non sappiamo se per «strumentalizzazioni» egli intenda il timore di irruzioni e attacchi contro un festival colpevole di invitare chi vuole, ma se la decisione è arrivata dopo l’arrivo di minacce forse sarebbe stato il caso di dichiararlo apertamente.

Ricordiamo soltanto che due anni fa, al Salone del Libro, nonostante le gravi minacce contro la partecipazione di David Grossman, la direzione della manifestazione non pensò minimamente a cancellare l’intervento dello scrittore israeliano.

A lasciare esterrefatti è però il richiamo a una misteriosa «linea» del festival letterario. La migliore risposta la rubiamo a Roberto Cotroneo che, a sua volta invitato a Salerno, dopo l’esclusione di De Luca ha deciso di non partecipare più:
«I festival culturali non sono dei giornali, tantomeno dei partiti, e non hanno una “linea”: sono dei luoghi di cultura, di dibattito e di incontro. Sono presidi della democrazia. Da questa linea non si passa: si discute, si dibatte, ci si confronta, ma non si bruciano i libri e non si censura nessuno. Per questo motivo ho deciso di non intervenire più a Salerno Letteratura. Avrei dovuto parlare di Umberto Eco, che sarebbe davvero inorridito solo all’idea di bruciare un libro, qualsiasi libro».

Bravo. E bravo anche a Paolo Flores d’Arcais, che a sua volta si è ritirato dal festival, in polemica con il Minculpop in salsa salernitana.

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