"Patrilineare. Una storia di fantasmi", di Enrico Fink, Lindau, euro 21
…Le storie si ripetevano, a volte, e piano piano diventavano punti cardine del suo immaginario, anche se non riusciva bene a metterle in ordine, a collocarle in un fluire della Storia che ancora conosceva troppo poco”.
Al suo esordio narrativo Enrico Fink, compositore, autore teatrale, scrittore e musicista, firma un romanzo folgorante “Patrilineare”, un viaggio nella memoria che esplora, fra salti temporali e flashback, la strada percorsa dalle famiglie Fink e Bassani rievocando le peripezie che le hanno viste protagoniste.
Nel 1998 l’autore ha portato in scena lo spettacolo “Patrilineare” e ora il romanzo pubblicato con lo stesso titolo ha ricevuto la menzione speciale del Direttivo alla XXXVII edizione del premio Calvino attestandone l’indubbio valore ed è stato finalista alla XXVI edizione del Premio Adei Wizo Adelina della Pergola.
Libro sulla identità e sulla storia ebraica oltre che affresco di storia del Novecento, “Patrilineare” pone al centro della narrazione Elias, un giovane musicista che partendo dai racconti della nonna Laura decide, dopo la sua morte, di riscoprire le proprie radici ebraiche componendo e ricostruendo il quadro della sua ascendenza.
Fin da bambino Elias ascoltava attento la voce di nonna Laura Bassani quando andava a trovarla nella casa di Via Mazzini a Ferrara, la città di Giorgio Bassani, e in quella stanza buia e fredda seguiva il fluire del racconto che iniziava sempre con “Devi sapere…” sapendo che alla fine avrebbe avuto in premio un gianduiotto (è inevitabile il richiamo proustiano alla madeleine…) ma pervaso anche dal desiderio di conoscere quelle storie misteriose che davano voce a persone dai capelli impomatati e dalle pose austere che popolavano le fotografie appese al muro.
Diviso in quattro parti identificate dai colori Nero, Grigio, Blu, Marrone la cui interpretazione si intuisce nel corso della lettura, il libro si snoda fra emozioni, ricordi e riflessioni in cui la consapevolezza delle tragedie del passato si mescola a toni più comici e persino grotteschi.
Seppur la linea matrilineare rappresenti uno dei cardini della tradizione ebraica, il titolo del libro in maniera ironica mette in evidenza che la catena delle generazioni che riporta Elias a un ritorno alla fede dei padri è maschile.
E’ al padre Guido, docente universitario, che il giovane musicista si rivolge per ricongiungere i fili della storia familiare alla morte della nonna Laura e mentre il genitore torna con la mente al passato Elias registra quelle parole sofferte per fissare sul nastro un racconto che altrimenti scivolerebbe nell’oblio.
In tal modo il lettore grazie a una scrittura ritmata, dai toni poetici, a volte con atmosfere gotiche da realismo magico, incontra il bisnonno Benziòn Fink che insieme alla moglie Rosa e al piccolo Isidoro, nonno di Elias, arriva alla fine dell’Ottocento a Gorizia che all’epoca era parte dell’impero asburgico e dove diventa custode e cantore della sinagoga. Dopo la Prima Guerra Mondiale si spostano a Ferrara e qui Isidoro sposa Laura Bassani appartenente a una famiglia dell’élite cittadina. Nasce Guido, noto critico letterario e cinematografico, e padre del protagonista del romanzo.
Non c’è parentela stretta fra Giorgio Bassani e nonna Laura eppure lo scrittore narra del matrimonio fra questo ebreo arrivato dall’Europa dell’est e una ferrarese di buona famiglia “in una parte del Romanzo di Ferrara, in un racconto che lui chiama Fiaba”, già apparso in precedenza sul Corriere della Sera.
Intensi squarci storici si aprono fra le pagine come il racconto del giorno di luglio in cui cade Mussolini e poi la notte di novembre dell’eccidio degli ebrei e antifascisti al Castello per mano di squadroni di fascisti giunti da Padova.
Suscita profonda commozione il racconto di Guido bambino quando finita la guerra porta una corona di fiori per commemorare l’eccidio del Castello estende e osserva con malcelato sdegno il negoziante che aveva pagato poche lire il prezioso servizio di posate d’argento che Laura Bassani era stata costretta a vendere per sfamare il figlio e per fuggire in campagna.
Nel libro emerge anche la differenza nei comportamenti degli ebrei “russi” abituati ai pogrom, poco inclini a fidarsi delle promesse altrui, e gli italiani appartenenti alla borghesia ebraica incapaci di capire che i tempi erano cambiati e la diffidenza poteva salvare la vita. “Isidoro capisce immediatamente che bisogna trovare rifugio, i Bassani invece sono convinti che il pericolo riguarda solo i maschi e così le donne e i bambini restano a casa, in attesa”.
Fra i Fink e i Bassani qualcuno si salverà nascosto in campagna con l’aiuto di contadini generosi, qualcun altro verrà denunciato da persone che avevano promesso di proteggerli, c’è chi partirà per Fossoli e poi per il campo di sterminio di Auschwitz senza fare ritorno.
Alcuni dei personaggi che costellano la narrazione restano nel cuore: la buona Jolanda e Berto, i contadini di Albarea che nonostante la numerosa prole si prendono cura di Laura e Guido; il poeta e scrittore ebreo Gianfranco Rossi, personaggio storico che ci affascina con la sua dolcezza e malinconia, senza dimenticare la figura di Lovejoy, fascinosa cantante di colore, regina delle discoteche negli anni Ottanta che ammalia con il suo fascino il giovane flautista Elias.
In questo romanzo intriso di musicalità nei contenuti e nello stile, di armonia e ritmo, oltre che di cultura cinematografica, il protagonista che nelle ultime pagine arriva, fra dubbi e incertezze, a una circoncisione tardiva è consapevole di essere diventato una “candela della memoria”, una responsabilità quella di trasmettere la memoria che grava sulle sue spalle. Sceglie dunque di essere ebreo e come spiega l’autore “Elias deve trovare quella che io chiamo: la giusta distanza dall’ombra. Deve trovare l’equilibrio fra il far parte di una storia che sente la sua e tenersene un po’ fuori, di perdere qualcosa. Tu non sei tuo padre né tuo nonno. E se i fantasmi ti raggiungono devi trovare il modo di dialogare con loro senza esserne schiavo”.
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