Riprendiamo dal FOGLIO di oggi, 19/05/2026, a pag. 1/4, l'intervista di Giulio Meotti a Boualem Sansal dal titolo: "'Non sottomettetevi ai dittatori'"
Giulio Meotti
Intervista al romanziere Boualem Sansal. “Dal carcere algerino l’occidente mi è sembrato stanco e gli intellettuali sedotti dal suicidio. Ma la libertà vive ovunque si è disposti a pagarne il prezzo”
Roma. La dittatura militare algerina ha i suoi generali corrotti, Saint-Germain-des-Prés ha i suoi intellettuali. I primi imprigionano i loro scrittori liberi; i secondi sono pronti a tutto pur di screditarli. Boualem Sansal sa di cosa parla quando dice che, in un certo senso, “Parigi è peggio della dittatura in Algeria”. Da quando è uscito dal carcere di Koléa, il famigerato penitenziario a ovest di Algeri dove ha trascorso un anno, anziano e malato di cancro, lo scrittore francese ottantunenne, fragile e sotto cure mediche, è stato oggetto di attacchi coordinati da parte della stampa parigina, che ricordano la campagna del Partito comunista durante il processo a Viktor Kravchenko nel 1949, il dissidente sovietico che fu accusato di essere un “alcolizzato” e un “bugiardo” dopo che denunciò l’inferno del comunismo. Clémentine Goldszal, giornalista culturale del Monde, su France 5 afferma che Sansal “non è un bravo scrittore”. Affermazione ripresa fino alla nausea dai giornali e dalla tv di stato algerine. Giunti a Bruxelles per partecipare all’elezione del loro amico alla Reale accademia del Belgio, i membri del comitato di liberazione di Sansal hanno assistito impotenti allo stesso linciaggio. E’ stato Jean-Luc Outers, contro ogni consuetudine, a pronunciare un discorso virulento contro Sansal, accusandolo, tra le altre cose, dell’amicizia con Philippe de Villiers, di dare interviste al Journal du dimanche e di aver abbandonato la casa editrice Gallimard. L’ex ministro per gli Affari europei francese, Noëlle Lenoir, ha lasciato la sala, gridando: “Questo discorso è una vergogna!”.
Boualem Sansal
Il piccolo e ipocrita mondo culturale vorrebbe che la libertà di scrivere richiedesse un preventivo test di conformità ideologica. Poche ore dopo, con un microfono puntato in faccia, Sansal, esasperato dalle polemiche, ha sbottato: “La Francia è finita per me. Mi restano pochi mesi di servizio in questo paese. Poi me ne vado”. Salvo fare marcia indietro. Per andare dove?
“In Algeria la prigione è durissima per gli intellettuali che criticano il regime” racconta al Foglio Sansal, che a giugno per Grasset pubblicherà “La Légende”. “Si vuole umiliarli, ridurli, distruggerne il senso critico e lo spirito di resistenza, instillare la paura e la comodità della sottomissione. La prigione in dittatura possiede una grande competenza nel spezzare i resistenti e trasformarli in deboli, impauriti e sottomessi”.
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