La Gerusalemme liberata
Commento di Michelle Mazel
Testata: Informazione Corretta
Data: 15/05/2026
Pagina: 1
Autore: Michelle Mazel
Titolo: La Gerusalemme liberata

La Gerusalemme liberata

Commento di Michelle Mazel

(Traduzione di Yehudit Weisz)

 

https://www.dreuz.com/2026/05/jerusalem-delivree-328051.html

 

Michelle Mazel

 

La risoluzione relativa alla fine del mandato britannico e alla spartizione della Palestina mandataria prevedeva la creazione di uno Stato ebraico e di uno Stato arabo.

L'Inghilterra aveva già offerto al suo alleato nell'Hejaz, l'emiro Abdullah, i quattro quinti del territorio a lui affidato dalla Società delle Nazioni. Abdallah lo aveva prontamente nominato “Emirato hashemita di Transgiordania.”  Il nuovo Stato arabo sarebbe dovuto nascere in Giudea e Samaria, termini usati nella risoluzione. Gerusalemme avrebbe avuto uno status speciale. Il 14 maggio 1948, Ben Gurion proclamò la (ri)nascita di uno Stato ebraico: Israele. Il giorno seguente, gli eserciti di cinque Paesi arabi attaccarono con l'obiettivo di distruggerlo. Al termine di quella che è conosciuta come la Guerra d'Indipendenza, il nuovo Stato aveva respinto i suoi nemici, ma l'emiro si era impadronito della Giudea, della Samaria e della parte orientale di Gerusalemme. L'emirato diventa il Regno Hascemita di Giordania. Chi parlava di territori occupati a quei tempi? Quale consolato europeo si rifiuterebbe di fornire i propri servizi a un cittadino ivi residente?            Per la prima volta nella sua storia, Gerusalemme è divisa in due. Israele ha fatto della parte occidentale la sua capitale, senza però consentire l'accesso ai suoi luoghi sacri. Gli ebrei potevano solo ammirare da lontano le mura della città vecchia e il monte Moriah, su cui era stato costruito il tempio di Salomone. I giordani si dedicano sistematicamente a distruggere le sinagoghe della città ed a rubare lapidi dall'antico cimitero ebraico sul Monte degli Ulivi. Nel 1964 venne creata l'Organizzazione per la Liberazione della Palestina, mentre la Giudea e la Samaria erano sotto il controllo della Giordania e Gaza sotto quello dell'Egitto. Se non ad Israele, a cosa aspira? Nel 1967, Nasser ordinò alle forze ONU di lasciare il Sinai, dove si trovavano sin dall'intervento a Suez; il Rais aveva(no) inoltre chiuso lo Stretto di Tiran alla navigazione israeliana, tagliando di fatto lo Stato ebraico fuori dai suoi collegamenti con l'Africa e l'Asia. Un classico casus belli. Il 5 giugno 1967, alla vigilia della Guerra dei Sei Giorni, il governo israeliano aveva assicurato alla Giordania che questo nuovo conflitto riguardava solo l'Egitto. Non furono inviati rinforzi a Gerusalemme da parte di Israele. Ciò non impedì al re di Giordania, che Nasser stava pressando affinché attaccasse Israele “per venire incontro a metà strada all'esercito egiziano vittorioso”, di scatenare un bombardamento di artiglieria di intensità senza precedenti sulla città indifesa. Le unità corazzate che si diressero a tutta velocità verso Gerusalemme e la divisione di paracadutisti chiamata in aiuto misero rapidamente in fuga i giordani, respingendoli oltre il fiume Giordano.                             A Gerusalemme, liberata e finalmente riunificata, si scatenò una straordinaria esplosione di gioia. Israele offrì quindi ai suoi vicini – Siria, Giordania ed Egitto – la restituzione dei territori conquistati in cambio della pace. La risposta di questi Paesi riuniti a Khartoum fu un sonoro NO.                                                                                                                    Oggi esiste un accordo di pace con la Giordania e l'Egitto; sono in corso trattative anche con la Siria e il Libano. L'Unione Europea, invece, rimane ostile.

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