I lettori ci scrivono, Deborah Fait risponde
Lettere a Informazione Corretta
Testata: Informazione Corretta
Data: 04/05/2026
Pagina: 1
Autore: Deborah Fait
Titolo: I lettori ci scrivono, Deborah Fait risponde

1 Lettera

Cara Debora Faith,

ti scrivo queste righe perché sento la necessità di riflettere con te su un tema che tocca le corde più profonde dell’identità e della resilienza umana: l’unicità del popolo ebraico. Spesso ci si interroga su cosa renda una nazione capace di sopravvivere alle intemperie della storia, e nel caso degli ebrei, la risposta risiede in una memoria collettiva che non ha eguali, una capacità di non dimenticare mai le proprie radici, specialmente quelle nate dalla sofferenza.

La storia ebraica è un cammino segnato dal fuoco. Per ben tre volte il loro Tempio, simbolo del legame indissolubile tra l'uomo e il divino, è stato distrutto. Eppure, ogni volta che le mura cadevano, il popolo non si arrendeva all'oblio. Al contrario, ha trasformato quelle rovine in un altare della memoria. Per millenni, dispersi in ogni angolo del globo, hanno vissuto con l'idea fissa, quasi ancestrale, di tornare nella propria Terra Santa. Non cercavano semplicemente un luogo geografico, ma un "focolaio" nazionale, un grembo in cui poter finalmente vivere e prosperare senza dover più chiedere il permesso di esistere.

Fino al 1948, il popolo ebraico ha portato sulle spalle il peso di una colpa ingiusta: quella di non avere uno Stato. Era il dolore di un’anima senza corpo, di una nazione errante soggetta ai capricci dei potenti. Ma dal momento in cui quella bandiera con la stella di David è tornata a sventolare, tutto è cambiato. Da quell’anno, ogni centimetro di quella terra è stato protetto, amato e rivendicato. È una difesa che ha richiesto il sacrificio estremo, pagato con il sangue dei loro figli, in una lotta per la sopravvivenza che continua ancora oggi.

C’è però un aspetto, Debora, che li distingue profondamente da ogni altro popolo e che merita una riflessione a parte: il modo in cui onorano chi non c’è più. In un mondo dove le nazioni celebrano spesso le grandi vittorie militari, i massacri dei nemici o il trionfo della forza, Israele sceglie una strada diversa. Ogni anno, il Paese si ferma per commemorare i caduti, ma non lo fa con lo spirito di chi festeggia una conquista.

Essi non celebrano la distruzione dell’avversario, ma onorano ogni singolo civile e militare che ha sacrificato la vita per la difesa del popolo e del territorio dal 1948 a oggi. È un momento di dolore puro e condiviso, dove il sacrificio individuale diventa il pilastro della sopravvivenza collettiva. Non c’è gloria nella morte, ma c’è un rispetto sacro per chi è caduto affinché gli altri potessero finalmente avere una casa.

Questa capacità di legare il presente al passato attraverso il filo del ricordo è ciò che rende questo popolo capace di resistere a ogni tempesta. Non dimenticare significa dare un senso a ogni lacrima versata e a ogni vita spezzata, trasformando il lutto in una promessa di futuro. Spero che queste riflessioni possano aiutarti a comprendere meglio la straordinaria forza di un popolo che ha fatto della memoria la sua arma più potente.

Con affetto e stima,

Shalom 

Luca

Caro Luca,

La tua lettera è un inno al popolo ebraico e ti ringrazio. In mezzo a tutto questo veleno che ci riversano addosso quotidianamente, le tue lettere sono come mettere un cerotto sul cuore. Tu esprimi in modo perfetto il carattere, le speranze, la voglia e la gioia di vivere degli ebrei e degli ebrei israeliani che non si perdono mai di coraggio, che danno valore alla vita e che la vivono come se fosse sempre l'ultimo giorno, pienamente e con gioia. L'amore per la nostra gente e la fede che nutriamo per Israele  hanno fatto sì che, di tutti i popoli dell'antichità, noi siamo sopravvissuti a tragedie, persecuzioni, conversioni forzate e genocidi. Ricordiamo sempre i nostri morti ma una giornata è dedicata solo a loro, non con trionfalismo ma con amore, riservatezza e tanto dolore. Per questo e per tutto quello che tu descrivi tanto bene faccio una grande fatica a comprendere l'odio che il mondo ci riversa addosso e non solo dopo la guerra di Gaza ma per duemila lunghi anni.

Ti ringrazio e ti mando un affettuoso shalom

Deborah Fait

takinut3@gmail.com