I nuovi eroi della causa palestinese
Commento di Michelle Mazel
(Traduzione di Yehudit Weisz)

Michelle Mazel
In passato, il mondo ha assistito alle grandi gesta di uomini coraggiosi che hanno lasciato tutto per servire una causa. Alcuni esempi. Per ben otto volte, nell'arco di due secoli, dei prodi cavalieri presero parte a delle crociate per liberare i luoghi sacri della cristianità, e in particolare la tomba di Cristo. Nel 1777, Lafayette attraversò l'Atlantico per venire in aiuto degli insorti americani. Nel 1940, dei patrioti francesi attraversarono la Manica per unirsi alle Forze della Francia Libera. Inoltre, volontari ebrei provenienti dalla Palestina mandataria formarono la Brigata Ebraica per combattere al fianco degli Alleati contro i nazisti, prendendo parte in particolare alla campagna d'Italia. Durante la Guerra d'Indipendenza d’Israele, dei volontari provenienti dall'estero si unirono ai combattenti dell'Haganah, l’esercito israeliano appena costituito. Ma gli “eroi” della causa palestinese, loro, non si organizzano in gruppi o individualmente per venire a combattere contro il nemico sionista in Palestina. Loro scelgono, invece, modi meno pericolosi per esprimere il loro sostegno. Prediligono in particolare le manifestazioni di massa che chiedono la distruzione di Israele. Uno dei loro slogan preferiti, dopo “dal fiume al mare, la Palestina sarà libera”, è “morte alle Forze di Difesa Israeliane” – Morte all'IDF. Ma non è che stiano cercando di realizzare questa aspirazione. Alcuni aprono semplicemente il fuoco su riunioni di ebrei inermi, sperando di avere il tempo di darsi alla fuga. A seconda del loro livello di coraggio e delle risorse a loro disposizione, altri prendono di mira obiettivi meno pericolosi. Tutto inizia con dei graffiti vendicativi realizzati col favore delle tenebre. Poi c'è il vandalismo, che avviene anch'esso al buio. Vengono devastati i cimiteri ebraici e rovesciate le lapidi tombali; i monumenti alle vittime della Shoah. Altri obiettivi principali: le sinagoghe. I più “coraggiosi” attaccano gli ebrei. Aggressioni e percosse, lancio di pietre. Altri, con il coltello in mano, colpiscono gli ebrei religiosi. Quali rischi corrono? Di essere catturati? E poi? Le sanzioni previste raramente hanno un effetto deterrente. A proposito, torniamo alla Brigata Ebraica. Il gruppo rappresentante di questa valorosa unità ha sfilato a Milano il 25 aprile nell'ambito dell’anniversario della liberazione dal nazifascismo in Italia. E questo non è piaciuto ai nuovi “eroi” della causa palestinese, che hanno bloccato loro il passaggio e li hanno circondati, insultandoli dicendo cose come: “ Siete solo saponette mancate”, uno spregevole richiamo all'uso sperimentale che i nazisti avevano fatto delle spoglie delle loro vittime. A quel tempo, chi se lo ricorda! Il Gran Mufti di Gerusalemme, Haj Amin al-Husseini – nominato a tale carica dall'Alto Commissario britannico – aveva incontrato Hitler e sollecitato la partecipazione degli arabi allo sforzo bellico del Terzo Reich. Gli eroi della Brigata hanno atteso quasi un'ora prima di essere “liberati” (fatti uscire dal corteo) dalla polizia, che si è guardata bene dal procedere ad alcun arresto.
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