La moda del razzista democratico che pratica l’odio etnico in piazza
Commento di Davide Romano
Testata: Il Riformista
Data: 28/04/2026
Pagina: 4
Autore: Davide Romano
Titolo: La moda del razzista democratico che pratica l’odio etnico in piazza

Riprendiamo dal RIFORMISTA di oggi, 28/04/2026, a pag. 4, il commento di Davide Romano dal titolo: "La moda del razzista democratico che pratica l’odio etnico in piazza"

Davide Riccardo Romano - WikiMilano

Davide Romano

 

Come direttore del Museo della Brigata ebraica, sento il dovere di intervenire pubblicamente su quanto accaduto durante il corteo del 25 aprile a Milano.

Sui reati antisemiti

Frasi come “siete saponette mancate” o “Hitler ha fatto male a non finire il lavoro”, urlate contro la Brigata ebraica durante il corteo, non sono opinioni discutibili: sono violazioni della Legge Mancino. Ciò che mi inquieta profondamente non è soltanto che questi reati siano stati commessi, ma che, invece di essere condannati senza riserve, si stia cercando di giustificarli in ogni modo possibile con la presenza di bandiere “inopportune”. Davvero esistono “antifascisti” che possono giustificare quelle frasi per la presenza di una bandiera sgradita? Qualcuno ha il coraggio di teorizzare che la bandiera israeliana giustifica l’utilizzo di frasi di matrice nazista? Il “razzista democratico” — ossimoro che descrive chi pratica l’odio etnico nel nome di valori progressisti — cerca oggi le sue giustificazioni esattamente come i nazisti cercavano le loro quando sostenevano che erano gli ebrei i provocatori delle aggressioni subite. Questo schema argomentativo ha un nome preciso e una storia precisa, e non dobbiamo avere remore nel riconoscerlo.

Sul problema dell’intolleranza verso la democrazia

A qualcuno non vanno bene le bandiere degli ebrei, non vanno bene quelle degli ucraini, non vanno bene quelle degli oppositori iraniani. Non prendiamoci in giro: qui non si tratta di questioni di protocollo o di accordi organizzativi. C’è un problema serio e strutturale di intolleranza contro gli extracomunitari liberi e contro qualunque forma di democrazia e di resistenza al totalitarismo.

La polemica sulle bandiere è ridicola, illiberale, figlia di logiche da Paese dittatoriale. In quale altra occasione si dovrebbero sventolare le bandiere degli alleati, se non il 25 aprile? Io stesso avevo indicato pubblicamente, con tanto di conferenza stampa, di portare le bandiere iraniane pre-Khomeini, in segno di solidarietà alla lotta del popolo iraniano per la democrazia. L’avevo fatto convintamente, perché per me il 25 aprile è il giorno in cui si onorano tutte le persone che hanno combattuto e sono morte per darci la libertà: partigiani, internati militari italiani e Alleati.

Una proposta concreta per il futuro

L’intolleranza di parte del corteo non si combatte arretrando, ma andando avanti. Dobbiamo abituare il 25 aprile a ospitare le bandiere di tutti i 51 Paesi che componevano l’Alleanza che sconfisse il nazifascismo. Propongo che il corteo del 25 aprile venga ribaltato nei suoi contenuti: ogni anno, dal palco principale, dovrà parlare un rappresentante o un ambasciatore di uno dei Paesi Alleati. Non possiamo continuare a celebrare la Liberazione in modo autarchico e nazional-sovranista, ignorando che quella vittoria fu il frutto di un’alleanza internazionalista.

Sull’accordo sulle bandiere con il presidente dell’Anpi provinciale

In merito alle dichiarazioni del presidente provinciale Anpi Primo Minelli, il quale sostiene di aver raggiunto con me un accordo per non portare le bandiere della Brigata ebraica: se il presidente Minelli mi autorizza a pubblicare gli scambi WhatsApp intercorsi tra noi - al fine di non incorrere in sanzioni di legge - sono pienamente disponibile a farlo. I fatti parlano da soli: la mia indicazione è sempre stata quella di portare bandiere iraniane. Mai mi sarei permesso di vietare le bandiere di chi ha combattuto ed è morto portandole.

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