Comunità ebraiche e politici. Un fronte contro l’antisemitismo
Commento di Daniele Coppin
Testata: Il Riformista
Data: 28/04/2026
Pagina: 3
Autore: Daniele Coppin
Titolo: Comunità ebraiche e politici. Un fronte contro l’antisemitismo

Riprendiamo dal RIFORMISTA di oggi, 28/04/2026, a pag. 3, il commento di Daniele Coppin dal titolo: "Comunità ebraiche e politici. Un fronte contro l’antisemitismo"

Non è semplice, ma associazioni, intellettuali, giornalisti e cittadini devono compattarsi per debellare il virus dell’odio antiebraico

Il 25 aprile è la Festa della Liberazione dell’Italia dal nazifascismo, un evento reso possibile dall’avanzata sul suolo italiano degli Alleati e appoggiato dalle azioni condotte dalle formazioni partigiane dopo l’8 settembre 1943. Eppure, con il tempo, questa data ha perso il significato storico della liberazione del nostro Paese e ne ha acquistato un altro, quello di celebrazione della Resistenza. Il clima ormai è avvelenato: ogni spazio per il confronto e per le argomentazioni è stato di fatto chiuso dai sostenitori di posizioni estremiste, con il ricorso all’insulto, all’aggressione verbale e a volte fisica, a espressioni tipiche di un plurisecolare antigiudaismo e della propaganda nazifascista. A queste condizioni, non si può rinunciare a intraprendere una forte azione di contrasto civile dell’antigiudaismo laddove vari soggetti della società italiana latitano.

È necessario che tutti i soggetti e le forze a cui sta a cuore la libertà e la tutela dei diritti, di quei diritti espressi in modo chiaro e inequivocabile nell’articolo 3 della Costituzione della Repubblica italiana - che stabilisce, tra l’altro, l’uguaglianza di tutti i cittadini “senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali” - facciano sentire la loro voce creando un fronte unico, con l’obiettivo comune della lotta all’odio antiebraico. Un fronte che vada oltre la solita frase di rito di condanna di “ogni forma di antisemitismo”, che sembra più un maldestro stratagemma per mettersi al riparo da accuse di faziosità che un reale convincimento di chi le pronuncia.

Creare un fronte comune formato da comunità ebraiche, associazioni, esponenti politici, intellettuali, giornalisti, privati cittadini, che metta da parte differenze e pregiudizi ideologici, personalismi e calcoli a breve periodo è sicuramente un progetto ambizioso e non semplice, ma necessario e indispensabile in un momento critico come quello che stiamo vivendo come ebrei e cittadini italiani amanti della libertà, e in cui viene messa in pericolo l’incolumità di chiunque voglia mostrare la propria identità ed esprimere idee diverse da quelle sostenute dagli antisemiti mascherati da antisionisti.

È giunto il momento di unirsi e agire come un corpo unico, con strategie comunicative e politiche efficaci e in grado di sensibilizzare i cittadini sull’importanza di garantire a tutti il diritto a manifestare e ad esprimere le proprie opinioni, perché i veti imposti agli ebrei oggi potrebbero essere imposti domani a qualunque cittadino voglia esprimere idee differenti da quelle che manifestanti violenti e intolleranti portano avanti, con il sostegno di partiti in cerca di facili consensi e nell’impunità garantita loro da alcune istituzioni. Questo è il momento in cui non ci si può tirare indietro perché, come è scritto nel Pirkei Avot (Massime dei Padri), “Se non ora, quando?”.

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