Da una guerra all’altra: è sempre colpa degli ebrei
Commento di Michelle Mazel
Testata: Informazione Corretta
Data: 28/04/2026
Pagina: 1
Autore: Michelle Mazel
Titolo: Da una guerra all’altra: è sempre colpa degli ebrei

Da una guerra all’altra: è sempre colpa degli ebrei

Commento di Michelle Mazel

(Traduzione di Yehudit Weisz)

https://www.dreuz.com/2026/04/dune-guerre-a-lautre-blamer-les-juifs-327516.html

 

Michelle Mazel

 

Più di mezzo milione di ebrei americani hanno combattuto per il loro Paese durante la Seconda Guerra Mondiale. Eppure, all'inizio delle ostilità la coscrizione non era obbligatoria. Fu l'attacco a Pearl Harbor a innescare l'ingresso degli Stati Uniti in guerra. Ciò non impedì a una parte dell'opinione pubblica di accusare gli ebrei di aver trascinato l'America in guerra per salvare i loro correligionari in Europa. Donald Trump si è espresso contro il programma nucleare iraniano per oltre quarant'anni, e una delle sue prime azioni durante il suo primo mandato presidenziale è stata quella di denunciare l'accordo raggiunto da Barack Obama. Quando il regime degli ayatollah represse brutalmente le proteste di massa, il neo rieletto Trump disse al popolo iraniano: “Coraggio, gli aiuti stanno arrivando.” Come possiamo dunque spiegare che oggi venga puntato il dito contro “Bibi” nel contesto della guerra con l'Iran? Il Primo Ministro israeliano ha, per così dire, costretto il Presidente americano a prendere una decisione. Una vignetta pubblicata sul Jerusalem Post mostra Donald Trump nei panni dello Zio Sam che si rivolge agli americani proclamando: “Voglio che voi moriate per Israele.”                                                                                                               Secondo un recente sondaggio, più della metà dei giovani americani ritiene che la guerra non è nell’ interesse dell’America. Naturalmente, non dobbiamo trascurare la vecchia corrente sotterranea di antisemitismo, che è ben lungi dall'essere scomparsa. Ma le spiegazioni vanno cercate altrove. Le atrocità commesse il 7 ottobre 2023 da terroristi fanatici animati da un odio viscerale per gli ebrei, avrebbero dovuto provocare un'ondata di solidarietà e sostegno. Ma una narrazione parallela ha preso il sopravvento. Bisogna dire che, il giorno dopo questo vero e proprio crimine contro l'umanità, il Segretario Generale delle Nazioni Unite non ha esitato a conferirgli una certa legittimità. Delle manifestazioni, sapientemente orchestrate, si moltiplicarono, con le masse che scandivano “Dal fiume al mare, la Palestina sarà libera.” E chi se ne importa della popolazione dello Stato ebraico, destinata così all'annientamento. Abbiamo visto studenti su entrambe le sponde dell'Atlantico mobilitarsi a sostegno dell'organizzazione terroristica che è Hamas. I media si  concentravano sulla sofferenza dei poveri Gazawi, assolutamente indifferenti alle vittime del massacro del 7 ottobre e alle torture inflitte agli ostaggi. La verità storica sta gradualmente svanendo. Lo abbiamo appena visto. All'Università della California, a Los Angeles, il consiglio degli studenti del primo ciclo, si è indignato per l'invito esteso da diverse associazioni ebraiche e filo-israeliane a Omer Shem Tov, un anziano ostaggio israeliano. Questi studenti “respingono la piattaforma selettiva delle narrazioni che oscurano la realtà più ampia della continua violenza di Stato e riflettono un disprezzo per la vita dei palestinesi,” accusando l'università di essere complice nell'amplificare delle narrative unilaterali.                                                                                             Omer Shem Tov era stato rilasciato dopo oltre 500 giorni di prigionia in condizioni spaventose.

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