L’Idf punisce il soldato che ha sfregiato il Crocifisso. E la statua di Gesù in Libano è stata già sostituita
Commento di Luca Sablone
Testata: Il Riformista
Data: 22/04/2026
Pagina: 7
Autore: Luca Sablone
Titolo: L’Idf punisce il soldato che ha sfregiato il Crocifisso. E la statua di Gesù in Libano è stata già sostituita

Riprendiamo dal RIFORMISTA del 22/04/2026, a pag. 7, il commento di Luca Sablone dal titolo "L’Idf punisce il soldato che ha sfregiato il Crocifisso. E la statua di Gesù in Libano è stata già sostituita". 

Luca Sablone - Giornalista pubblicista. Il Riformista. Collaboratore per  ilgiornale.it | LinkedIn

Luca Sablone

Israele non fa sconti alle mele marce. Nessun insabbiamento, nessun imbarazzo, nessun tentennamento: chi sbaglia paga. Un caso isolato trattato in maniera esemplare. Una lezione di integrità morale che dovrebbe fare scuola in Occidente. In pieno Yom HaZikaron, la giornata del ricordo dei caduti in guerra, e a ridosso di Yom HaAtzmaut, la festa dell’indipendenza. Passano poco più di 24 ore ed ecco le sanzioni per il soldato che ha danneggiato il Crocifisso nel Libano meridionale. Fin da subito Benjamin Netanyahu si era detto «scioccato e addolorato», definendo «criminale» il militare dell’Israel defense forces e scusandosi con la comunità cristiana. L’Idf ha aperto un’indagine interna, chiusa in tempi record. Dall’inchiesta è emerso che, durante un’attività nella zona del villaggio cristiano di Debel, il soldato ha danneggiato il simbolo religioso cristiano. Non solo: un altro ha fotografato l’episodio e altri sei - presenti sulla scena - non sono intervenuti per fermare l’accaduto né l’hanno segnalato. Un comportamento che, come sottolineato dall’esercito, «si è completamente discostato dagli ordini e dai valori dell’Idf». Non a caso, il Capo di Stato Maggiore ha condannato la vicenda e ha dichiarato che costituisce «un comportamento inaccettabile e un fallimento morale».

I provvedimenti sono arrivati puntuali. Il soldato che ha sfregiato il Crocifisso e quello che ha ripreso il gesto saranno rimossi dal servizio operativo e riceveranno 30 giorni di detenzione militare. Ma non è finita qui. Sul banco degli imputati finiscono anche gli altri membri delle truppe che sono rimasti a guardare: sono stati convocati per delle discussioni chiarificatrici, dopo le quali saranno determinati ulteriori provvedimenti a livello di comando.

Il caso, inqualificabile, non ha affatto gettato Israele nell’imbarazzo. Gideon Sa’ar, ministro degli Affari esteri, non aveva usato mezzi termini, bollando l’aggressione come «grave e vergognosa». E si era detto certo che sarebbero state prese misure «drastiche necessarie nei confronti di chi ha compiuto questo atto ignobile». Anche perché il gesto del soldato stona completamente con i valori di Israele, «uno Stato che rispetta le diverse religioni e i loro simboli sacri e promuove la tolleranza e il rispetto tra le religioni».

E infatti non c’è solo la condanna tempestiva ed esemplare verso chi sbaglia. C’è anche la capacità di mostrare effettiva vicinanza alla comunità umiliata. Con gesti concreti, non con le parole di facciata. In coordinazione con la comunità locale di Debel, il Crocifisso danneggiato è stato sostituito dall’Idf; il Comando ha lavorato per coordinare la sostituzione della statua di Gesù appena ha ricevuto la segnalazione. Il dato che resta non è l’episodio, ma la sequenza: riconoscimento immediato, indagine rapida, responsabilità chiare, sanzioni, riparazione. Da manuale.

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