Economia israeliana, la crescita punta al 5,5%
Analisi di Rosa Davanzo
Testata: Setteottobre
Data: 22/04/2026
Pagina: 1
Autore: Rosa Davanzo
Titolo: Economia israeliana, la crescita punta al 5,5%

Riprendiamo dal giornale online SETTEOTTOBRE online, l'analisi di Rosa Davanzo dal titolo "Economia israeliana, la crescita punta al 5,5%"

Economia israeliana, la crescita punta al 5,5%

Inflazione sotto controllo, mercati solidi e boom della difesa: il governatore Amir Yaron intravede un’accelerazione se reggeranno i cessate il fuoco con Iran e Libano

 

Due anni e mezzo di guerra alle spalle e un dato che sorprende anche gli osservatori più prudenti, perché mentre il conflitto ha inciso su sicurezza e società, l’economia israeliana continua a muoversi su una traiettoria di crescita che oggi la Banca d’Israele considera persino sottostimata. Il governatore Amir Yaron, in una serie di interviste rilasciate a Bloomberg e CNBC, ha indicato la possibilità concreta di rivedere al rialzo le previsioni, arrivando a evocare un tasso di crescita del 5,5% nel 2027, a condizione che la fragile tregua con Iran e Libano si consolidi e non venga travolta da una nuova escalation.

Il confronto con le economie europee rende il quadro ancora più netto, perché nello stesso orizzonte temporale la Francia si muove su valori inferiori all’1%, mentre Israele, pur attraversando una fase di conflitto prolungato, mantiene indicatori che segnalano una capacità di adattamento fuori scala rispetto ai parametri occidentali. Non si tratta soltanto di un rimbalzo tecnico, ma di una dinamica che affonda le radici nella struttura dell’economia israeliana, dove innovazione tecnologica, capitale umano e integrazione con i mercati globali continuano a funzionare come moltiplicatori di crescita.

Yaron ha insistito su un punto che i mercati sembrano avere già metabolizzato, osservando come sia negli Stati Uniti sia in Israele gli investitori considerino la situazione geopolitica meno instabile rispetto a pochi mesi fa, un elemento che si riflette nella tenuta della borsa e nell’apprezzamento dello shekel. È una fiducia che resta appesa a un equilibrio sottile, perché lo stesso governatore ha ricordato che una riaccensione del conflitto produrrebbe effetti immediati sulle prospettive economiche, riportando in primo piano il rischio paese.

Sul fronte dell’inflazione, i dati si collocano in una fascia che le autorità considerano fisiologica, poco sopra il 2%, esattamente al centro dell’intervallo obiettivo fissato tra l’1% e il 3%. Un risultato che in un contesto di guerra prolungata assume un significato particolare, anche se la Banca d’Israele ammette che le previsioni restano difficili da calibrare, perché il margine di incertezza resta elevato e dipende in larga misura da variabili geopolitiche non controllabili.

A sostenere questa resilienza contribuisce in modo decisivo il settore della difesa e quello tecnologico, che stanno beneficiando di una domanda internazionale in crescita costante. Le aziende israeliane attive in questi comparti registrano commesse sempre più consistenti, in linea con una tendenza globale che vede l’aumento delle spese militari come un dato strutturale dei prossimi anni. Yaron lo ha detto in modo esplicito, sottolineando come questo segmento dell’economia stia attraversando una fase di espansione significativa, con ricadute dirette su occupazione, investimenti e innovazione.

Il quadro che emerge non è privo di ombre, perché la dipendenza dall’andamento del conflitto resta un fattore decisivo, tuttavia la traiettoria complessiva indica un’economia capace di assorbire shock prolungati senza perdere slancio, adattandosi a condizioni che in altri contesti produrrebbero una contrazione marcata. È in questo spazio di tensione tra rischio e crescita che si gioca la partita dei prossimi anni, con Israele che tenta di trasformare una fase eccezionale in una leva per consolidare la propria posizione economica su scala globale.

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