Riprendiamo da IL GIORNALE di oggi, 22/04/2026, a pag. 7, il commento di Fiamma Nirenstein dal titolo "Israele in festa ma sa che lotta per sopravvivere"
Fiamma Nirenstein
È stato un anno di esplosioni, di guerra, di corse nei rifugi, di missili. E potrebbe continuare. Oggi è ancora il seguito di due anni e mezzo di guerre continue, prima con Hamas, due volte con gli Hezbollah, due con il nemico fatale, l’Iran. Israele compie 78 anni, e stavolta è come il risveglio su un pianeta sconosciuto: siamo stati forti, pensa, ma il pericolo è molto attivo, tutto è possibile, l’allerta è assoluta, anche se la voglia di vivere non ha confini. Israele dopo tre anni di resistenza durissima, è un Paese che si alza e scuote la testa. Da una parte è stanca, grida “basta”, ma sa che deve fare ancora appello alla sua forza interiore. È stata una avventura miracolosa ma oggi l’anniversario dell’indipendenza è sull’aguzzo filo del rasoio delle trattative di Islamabad. Si capisce bene che ad ogni momento le sirene potrebbero di nuovo chiamare a correre nei rifugi, ma si cerca di tornare a vivere pienamente: mentre nessuno si sottrae né alla guerra di sopravvivenza continua la discussione, la vita intensa della democrazia, le associazioni, l’arte… Ieri notte i giovani e le ragazze, spesso insieme al fronte ormai da tre anni, hanno ballato e cantato per le strade, anche se, con le famiglie, soffrono ricordi freschi e terribili dei soldati uccisi, sono presi dalla cura dei feriti e degli sfollati.
A Islamabad si decide se la guerra continua, Israele è il bersaglio ideologico e strategico di Teheran. L’esercito resta in allarme. Netanyahu ha detto che l’arma fatale, l’uranio arricchito, dedicata a un nuovo sterminio degli ebrei, è stata fronteggiata, danneggiata, ma ancora non è chiusa. Israele festeggia in bilico, ha raggiunto più di dieci milioni di abitanti, ha un tasso di fertilità del 2,7, 150mila persone sono immigrate l’anno scorso, il 91 per cento dei cittadini si dichiara felice, e questo nel corso di fronte a missili, kalashnikov, parole avvelenate in cui alla jihad si è unita l’aggressione antisemita. Lungo la Striscia di Gaza, 62mila erano gli abitanti, e sono tornati.
Israele è al quinto posto della World Happiness Report del 2026. I ministri, l’esercito, incerti se autorizzare le cerimonie e le feste alla fine hanno detto sì. Israele cerca di respirare rassicurato dall'affermazione della propria determinazione a vivere, a partire dal 7 di ottobre, il momento in cui ha rischiato di essere sovrastato e invece ce l’ha fatta fino a cambiare il suo peso strategico. D’altra parte, quando dall’Europa nel 1945 giungevano, a volte ostacolate a morte, le navi cariche di sopravvissuti, chi avrebbe pensato che quelle ombre avrebbero potuto lottare come leoni fino a vincere la guerra contro l’assalto di tutti i Paesi arabi? Accadde, di nuovo e di nuovo. Ieri sera, della cerimonia di apertura della festa una parte è stata dedicata a chi ha perduto gli arti in guerra, una parte ai rapiti. Senza piangere, con canzoni e balli. L’allenamento alla sopravvivenza del popolo ebraico è stata molto lunga, molto costosa, da sempre; la gioia di vivere per un obiettivo essenziale come la vita, indescrivibile.
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