1 Lettera
La disgregazione del Medio Oriente
Cara Deborah,
Ti scrivo perché sento l'urgenza di condividere con te una riflessione che agita i miei pensieri da tempo, una riflessione che riguarda le radici profonde dell'instabilità che oggi divora il Medio Oriente. Guardando alla cronaca attuale, è impossibile non riconsiderare criticamente gli ultimi vent'anni di storia e, in particolare, l'impatto che la caduta di Saddam Hussein e dei Talebani ha avuto sugli equilibri regionali. La tesi che vorrei sottoporti è amara: rimuovere quei regimi senza una visione strategica di lungo periodo non ha portato la democrazia sperata, ma ha involontariamente spalancato le porte all'egemonia dell'Iran.
Per decenni, il Medio Oriente si è retto su un brutale ma efficace sistema di pesi e contrappesi. L'Iraq di Saddam Hussein, per quanto sanguinario e ostile all'Occidente, fungeva da barriera naturale e ideologica contro l'espansionismo della Repubblica Islamica. Baghdad era l'antemurale sunnita che impediva a Teheran di proiettare la propria influenza verso il cuore del mondo arabo. Parallelamente, a est, il regime dei Talebani in Afghanistan rappresentava un vicino ostile che costringeva l'Iran a mantenere ingenti risorse e attenzione sul proprio confine orientale.
Con l'invasione dell'Afghanistan nel 2001 e dell'Iraq nel 2003, gli Stati Uniti e i loro alleati hanno rimosso i due principali nemici regionali dell'Iran in un colpo solo. Il problema non è stata la caduta di due tiranni — la cui fine era auspicabile sotto il profilo dei diritti umani — ma il vuoto di potere che ne è seguito. Senza un piano "del giorno dopo" che tenesse conto delle complessità settarie e geopolitiche, si è creato un abisso che Teheran, con una lungimiranza tattica impressionante, ha saputo riempire con metodica precisione.
Rimuovere la diga irachena ha permesso all'Iran di inondare la regione. In assenza di uno Stato iracheno forte e sovrano, l'Iran ha infiltrato le istituzioni di Baghdad, trasformando il paese in un corridoio logistico e politico. Questo ha permesso la nascita di quello che oggi chiamiamo "Asse della Resistenza": una rete transnazionale di proxy, milizie e alleati che si estende da Teheran a Beirut, passando per Damasco e Baghdad, fino allo Yemen.
Oggi vediamo i frutti avvelenati di quella mancanza di visione strategica. L'Iran non deve più preoccuparsi dei suoi confini; al contrario, usa il territorio iracheno e siriano per rifornire Hezbollah in Libano e per armare gli Houthi. La rimozione di Saddam ha eliminato l'unico attore capace di contenere le ambizioni iraniane sul terreno, permettendo alla Guardia Rivoluzionaria di costruire una "mezzaluna sciita" che minaccia direttamente la stabilità di Israele e delle monarchie del Golfo.
In Afghanistan, il frettoloso disimpegno occidentale ha riportato i Talebani al potere, ma in un contesto dove l'influenza iraniana è ormai consolidata e penetrante. Abbiamo confuso l'abbattimento di statue e regimi con la costruzione di nazioni, ignorando che la geopolitica non tollera il vuoto. Ogni volta che abbiamo abbattuto un muro senza pensare a cosa sarebbe sorto al suo posto, l'Iran ha costruito un ponte.
In conclusione, Deborah, credo che dobbiamo avere il coraggio di ammettere che le guerre post-11 settembre, pur nate con l'intento di rendere il mondo più sicuro, hanno finito per servire su un piatto d'argento il primato regionale al regime degli Ayatollah. Senza un contrappeso credibile, l'Iran ha potuto perfezionare la sua strategia di guerra asimmetrica, portando l'intera regione sull'orlo di un conflitto totale. Solo comprendendo questo errore fondamentale potremo sperare di elaborare una strategia futura che non sia solo una reazione alle emergenze, ma una vera visione per la pace.
Con profonda stima e preoccupazione,
Shalom
Luca
Caro Luca,
L'Occidente non ha ancora capito che è impossibile portare la democrazia nei paesi islamici dove vige la legge della Sharia che nega ogni diritto umano. Far cadere quei dittatori è stato forse un errore come lo è stato far cadere Gheddafi in Libia. Dopo la sua morte la Libia è divisa in bande assassine. Pur considerando giusta la tua analisi devo ricordarti un personaggio che oggi pare finito nel dimenticatoio ma che ha posto le basi per la disgregazione di tutto il Medio Oriente: YASSER ARAFAT, il padre del terrorismo, quello che ha fatto crescere il seme dell'odio antisemita in tutto il mondo. Quello che, con le sue bande di feddaiyn assassini, ha distrutto il Libano che fino al suo arrivo era considerato la Svizzera del Medio Oriente. Arafat ha distrutto, ha ammazzato, ha perseguitato i cristiani, ha mandato le sue bande in territorio israeliano per assalire pacifici cittadini fin dentro le loro case. Sfondavano le porte degli appartamenti di città e villaggi vicini al confine libanese e ammazzavano tutti quelli che incontravano sulla loro strada. Le bande di Arafat e l'OLP sono state propedeutiche a Hezbollah e Hamas. E' tutto una catena del terrore, dagli inizi del '900 in poi. L'Iran ha iniziato la sua guerra al mondo appena insediatisi gli ayatollah. Prima i pasdaran poi, nel 1982 Hezbollah e gli attentati contro gli ebrei nel mondo intero.
Non si sa davvero da dove incominciare per fare un'analisi politica giusta ma adesso la cosa importante, l'unica che abbiamo, è distruggere l'Iran e i suoi proxi. Trump sarà anche strano ma io credo che farà qualcosa di importante in MO, insieme a Netanyahu. Ho fiducia in entrambi e li ritengo i migliori leader del momento. Tempo al tempo!
Shalom
Deborah Fait