Riprendiamo dal giornale online SETTEOTTOBRE, il commento di Giuliano Cazzola dal titolo: "La sospensione dell’accordo di difesa apre una frattura politica e strategica"

Giuliano Cazzola
Ma Giorgia Meloni crede davvero di poter trattare Benjamin Netanyahu come una qualunque Daniela Santanchè? Oppure il governo italiano, quando sospende il rinnovo automatico dell’accordo di difesa con Israele, non si accorge di agire come il Senato Accademico di un’università che decide di revocare i gemellaggi con gli Atenei dello Stato ebraico, per accontentare qualche docente ex sessantottino e un’accolita di studenti pro-Pal? È evidente che questa iniziativa della premier non appare convincente soprattutto perché non ne abbiamo capito il motivo, a meno di non pensare che Israele venga scaricato da Meloni con un occhio alle elezioni del 2027.
Nel qual caso l’errore sarebbe doppio, perché la premier non ne trarrebbe alcun vantaggio, venendo accusata di un ripensamento tardivo che giustifica, a posteriori, le critiche che le sono state rivolte dalle opposizioni per il suo scarso impegno contro il “genocidio” (Boom!) perpetrato dall’IDF a Gaza.
Riconosco a priori i miei limiti, ma non riesco a capire quale dovrebbe essere la linea di condotta – ‘’politicamente corretta’’ in base all’interpretazione del diritto internazionale fornito dalla sinistra – a cui dovrebbe attenersi Israele in Libano. Anche chi ad oggi ha spasimato per la causa palestinese (archiviando come atto di resistenza i massacri del 7 ottobre) non può non cogliere una differenza tra Hamas e Hezbollah.
Ambedue le formazioni terroristiche, insieme agli Houthi nello Yemen, sono al soldo dell’Iran. Ma – a rigor di logica – Hamas combatte Israele in proprio e sul suo territorio; Hezbollah fa la guerra per procura della Repubblica degli Ayatollah, è un reparto di prima linea degli ascari dei Guardiani della Rivoluzione, prontamente mobilitato da Teheran quando Israele ha iniziato, insieme agli Usa, la campagna in Iran. Per i cultori del diritto internazionale …. delle canaglie, Israele se l’è andata a cercare quando ha ‘’aggredito’’ la Repubblica teocratica, la quale, per difendersi, si è avvalsa anche delle sue ‘’quinte colonne’’ disseminate in Medio Oriente e associate così nel diritto alla difesa del Paese guida nella missione di distruggere l’entità sionista. Ne consegue che Hezbollah, in tale contesto di opinioni, è autorizzato ad avvalersi dell’ospitalità coartata del Libano per condurre la sua guerra contro il Piccolo Satana, senza curarsi troppo delle forze di interposizione dell’ONU, messe ‘’nella vigna a far da palo’’, fino a diventare un muro protettivo per i missili destinati a colpire Israele.
Il Libano non ha la forza per disarmare Hezbollah ed impedirgli l’uso del suo territorio per bombardare, oltre il confine, i centri abitati degli israeliani (anch’essi civili). Lo si può definire uno Stato sovrano? Si può pretendere, allora, che Israele costretto da decenni ad essere uno stato guarnigione, accetti imbelle, in ossequio ad una singolare concezione del diritto internazionale ad usum delphini, di rinunciare a difendersi da quelle regole che viola per primo? Nessun governo può dire ai suoi cittadini che cercano rifugio dalle bombe e dai missili, che non può difenderli per non violare il diritto internazionale e per non incorrere in sanzioni da parte di quell’organizzazione a delinquere che è ormai l’ONU. Israele non può dire agli ebrei venuti da tutto il mondo nel loro focolare nazionale: ‘’dobbiamo avere pazienza.
Per restare nella Terra Promessa dobbiamo continuare a combattere, perché non ci è riconosciuto il diritto di vivere in pace’’. È intollerabile che vi siano questioni che meritano – pro bono pacis – comprensione e tolleranza, mentre altre vengono irreparabilmente bandite. Ormai non si guarda più al valore degli atti, ma al profilo di chi li compie. Quando Putin aggredì l’Ucraina quelli che oggi osservano con attenzione la capacità di resistenza offerta dall’Iran sostennero che Zelensky dovesse arrendersi per non metterci in difficoltà con le forniture energetiche e con il rimbalzo delle sanzioni economiche sulle economie occidentali. Certo Trump è un personaggio pericoloso, ma si è preso quotidianamente un cumulo di insulti mille volte multiplo di quelli rivolti al suo sodale Putin. E nei settori dell’opinione pubblica che vogliono una pace ‘’disarmata e disarmante’’ nessuno chiede agli ayatollah di arrendersi.
E sono gli stessi che nelle azioni dell’Iran (la chiusura dello stretto di Hormuz e la distruzione di importanti impianti negli Stati arabi, per nulla coinvolti nella guerra, la mobilitazione di Hezbollah e degli Houthi) si rifiutano di ammettere che il regime teocratico considera nemico tutto l’Occidente e i suoi alleati di diritto o di fatto, a prescindere dalla loro partecipazione al conflitto. Insomma, siamo già in guerra ma non ce ne vogliamo rendere conto.
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