Meloni e il voltafaccia. Israele l'eterno accusato. Papa Leone, il tabù
Commento di Deborah Fait
Deborah Fait
C’è qualcosa di profondamente preoccupante nel dibattito politico italiano delle ultime settimane: da un lato il cambio di tono di Giorgia Meloni nei confronti di Israele, dall’altro la santificazione di Papa Leone, come se il suo ruolo lo rendesse automaticamente immune da ogni critica politica nel momento in cui egli stesso ne parla.
Dopo il 7 ottobre, l’Italia, come gran parte dell’Occidente, aveva espresso indignazione per quanto era successo in Israele, per l'invasione del territorio israeliano con relativi stupri, massacri, bambini bruciati vivi da parte di Hamas seguito nell'orrore da migliaia di civili palestinesi urlanti e assetati di sangue. L'indignazione era durata qualche ora, non di più, poi arrivarono le sinistre a negare, a deridere. Arrivò Carmen Lasorella che poche ore dopo i massacri, li commentò sghignazzando sarcastica sulle ragazze stuprate e fatte a pezzi, negando praticamente tutto con disprezzo. Oggi nessuno parla più del 7 Ottobre, di quell'orrore bestiale che aveva superato persino la ferocia nazista.
Il risultato? Israele considerato colpevole prima ancora che reagisse all'eccidio. Poi incominciarono a circolare parole come -proporzionalità- seguite da un'accusa infame quanto bugiarda -genocidio-. Israele si è vista costretta a combatte contro un’organizzazione terroristica che usava sistematicamente i civili come scudi umani e questo ha fatto sì che tutto il mondo condannasse lo stato ebraico e si rivoltasse contro gli ebrei del resto del mondo. Più di 1000 azioni antisemite e più di 20 morti tra le comunità ebraiche.
Ma veniamo al voltafaccia della Meloni: l’accordo di Difesa dell’Italia con Israele è stato sospeso. Chi si sorprenderà forse ha dimenticato come la stessa premier ha più volte ribadito il blocco del rilascio di nuove licenze per l’esportazione di armamenti dall’Italia verso lo Stato ebraico subito dopo l’aggressione subita da Israele da parte di Hamas il 7 ottobre 2023. Giorgia Meloni, in più di un'occasione ufficiale, e in particolare dal podio dell’ONU nel settembre del 2025, ha accusato Israele di essere andato “oltre il principio di proporzionalità”. Pensavamo si trattasse di dare, politicamente, un colpo al cerchio e uno alla botte, dicevamo convinti "Giorgia è amica di Israele". Ora il colpo di grazia è arrivato e la premier si è messa apertamente dalla parte della sinistra ricevendo addirittura i complimenti della Schlein. Quindi, nemici di sinistra, non urlate più che l'Italia ha un governo fascista. Il governo è comunista, purtroppo. Abbiamo un Tajani che urla "inaccettabile" ogni volta che Israele si muove, che piagnucola se, nello scambio a fuoco tra Israele e Hezbollah, un missile rompe il cancello dell'Unifil che non serve a niente, che non fa nulla se non proteggere i terroristi voltandosi dall'altra parte quando questi si avvicinano al confine per bombardare Israele.
E qui entra in gioco il secondo punto, ancora più delicato anche se meno pericoloso nell'immediato: il ruolo del Papa. Papa Leone è una guida spirituale per 1.400.000.000 fedeli. Ma è anche il capo di uno Stato sovrano, la Città del Vaticano. E come ogni capo di Stato interviene su questioni politiche, internazionali, geopolitiche. Le sue parole hanno peso, conseguenze, effetti concreti.
E allora la domanda è semplice: perché come capo di stato dovrebbe essere esente da critiche?
Quando il Papa prende posizione su un conflitto, quando usa parole che vengono interpretate, a torto o a ragione, come ingiuste o unilaterali, il dibattito è non solo legittimo, ma necessario. Non esistono figure pubbliche al di sopra del confronto, soprattutto quando parlano di politica internazionale. Eppure, in Italia, ogni critica al Papa viene immediatamente bollata come attacco alla fede, come mancanza di rispetto, come sacrilegio civile. Inaccettabile, urlano Tajani e Meloni. Salvini ammicca e non prende una posizione chiara. Criticare non significa insultare. Significa analizzare, dissentire, mettere in discussione. È il cuore stesso della democrazia.
Ricordiamo che nel 2008 a Papa Benedetto XVI fu impedito di parlare alla Sapienza da docenti e studenti di sinistra.
In quell'occasione, siccome l'offesa veniva dalla sinistra vi fu solo Silenzio!
Nel 2006, dopo il famoso discorso di Ratisbona dove Papa Benedetto osò criticare l'islam, l'Europa fu percorsa dal terrore, proteste in piazza, chiese bruciate, e in Somalia fu ammazzata una suora.
Ancora silenzio! E poi, dopo qualche tempo, non si sa come, Benedetto annunciò le dimissioni, per la prima volta nella storia dei Papi. Questioni di salute, dissero, questioni di islam
la verità. Quindi cari Meloni e Tajani, i vostri "inaccettabile" per le parole di Trump a un altro capo di stato, suo pari, sono ridicoli.
Parliamoci chiaro. Il Papa ha mai detto una sola parola di indignazione per i milioni di cristiani perseguitati e uccisi nei paesi islamici? Ha detto una mezza parola di cristiana pietà per i 40.000 ragazze e ragazzi massacrati dal regime degli ayatollah in soli due giorni, l'8 e il 9 gennaio scorso?
Il punto, quindi, non è scegliere tra rispetto e critica. Il punto è accettare che anche le figure più autorevoli, siano esse leader politici come Giorgia Meloni o autorità religiose e politiche come Papa Leone, possano essere sottoposte a critica.
Se Meloni cambia politica e si allinea alle sinistre, è giusto chiedersi perché. Se il Papa interviene in politica, è giusto discuterne. Il contrario è silenzio. E il silenzio, in democrazia, non è mai una buona idea.
Israele ha il diritto e il dovere di difendersi. Punto. Senza “ma”, senza ipocrisie varie.
Da questo voltafaccia della premier e il tabù che riguarda il Papa esce un’Italia meno credibile, meno coerente, meno libera.
Perché qui non si tratta di ignorare le difficoltà dei civili palestinesi, ma di non perdere di vista il punto centrale: Israele combatte attualmente due organizzazioni terroristiche che usano deliberatamente la propria popolazione come scudo umano e arma propagandistica. Offuscare questa realtà significa contribuire alla confusione, e la confusione, in guerra, è molto pericolosa.
Eppure, ogni volta che qualcuno parla e commenta, seppur in modo brusco come usa il presidente Trump, scatta immediatamente la scomunica laica: “non si può”, “non si deve”, “è irrispettoso” "è inaccettabile".
Quale è la morale di questa storia? Che Giorgia Meloni, da una posizione netta scivola verso l’ambiguità; dall’altra parte un’autorità religiosa e politica, Papa Leone, interviene nel dibattito globale senza accettare, o senza una vera discussione critica perché il Papa non si tocca se a farlo è Trump, l'odiatissimo Trump.
Ma c'è qualcosa di peggio: le dichiarazioni delle Meloni, oltre a essere una grande delusione, rischiano di alienarle molti voti del centro destra facendo precipitare l'Italia nelle mani del quartetto Schlein, Conte, Bonelli, Fratoianni. Un disgrazia apocalittica!
Per concludere, la cosa più triste è che l'Italia delle Leggi razziste del 1938, l'Europa della Shoah che ha ammazzato 6 milioni di ebrei disarmati, oggi impedisce a Israele di difendersi tra gli sventolii di bandiere naziste: quelle palestinesi e della teocrazia iraniana.
takinut3@gmail.com