Israele in Libano e quello che l'Onu non fa
Commento di Davide Romano
Testata: Il Tempo
Data: 14/04/2026
Pagina: 2
Autore: Davide Romano
Titolo: Israele in Libano e quello che l'Onu non fa

Riprendiamo da IL TEMPO del 13/04/2026, a pag. 2, il commento di Davide Romano dal titolo "Israele in Libano e quello che l'Onu non fa"

Davide Romano

 

Prima di giudicare cosa sta facendo Israele in Libano, occorre sapere una cosa: le sue azioni militari sono una reazione legale sia ai sensi dell’articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite — che tutela il diritto di un Paese a difendersi da un attacco armato — sia alla sistematica violazione del diritto internazionale da parte di Hezbollah.

Un oltraggio tollerato per quasi vent’anni nell’indifferenza generale.

La risoluzione 1701 del Consiglio di Sicurezza ONU, adottata all’unanimità l’11 agosto 2006, stabiliva infatti che nella fascia tra il confine israelo-libanese e il fiume Litani non avrebbero dovuto operare forze armate diverse dall’esercito libanese e da UNIFIL.

L’obiettivo era disarmare le milizie e garantire una zona cuscinetto contro i lanci di razzi verso Israele.

La risoluzione fu accettata, firmata, incorniciata nei comunicati diplomatici. E rimase lettera morta per quasi vent’anni.

Dal 2006 in poi, Hezbollah ha pesantemente fortificato quel territorio, costruendo innumerevoli siti di lancio nell’area che la risoluzione avrebbe dovuto mantenere smilitarizzata.

Come ha ammesso l’esperto David Daoud della Foundation for Defense of Democracies, la 1701 sarebbe un bene per entrambe le parti. Ma non esiste un meccanismo credibile per farla applicare. Nessuno era disposto ad assumersene la responsabilità.

Una norma priva di applicazione non è legge — è un suggerimento. In una città in cui le infrazioni non vengono mai sanzionate, in poco tempo non vigono più regole condivise, ma il principio del più forte. L’anarchia non è l’assenza di norme scritte: è l’assenza della loro applicazione.

Il 2 marzo 2026, Hezbollah ha lanciato razzi contro Israele per la prima volta dall’accordo di cessate il fuoco di novembre 2024, giustificando l’attacco come una vendetta per la morte di Khamenei [in Iran].

Nella notte tra l’11 e il 12 marzo l’offensiva si è fatta ancora più massiccia: circa 200 razzi e 20 droni contro città israeliane, in coordinamento con missili balistici iraniani.

Hezbollah ha potuto tornare ad attaccare perché il segnale ricevuto per anni è sempre stato lo stesso: chi vìola le regole non paga alcun prezzo.

È stato Israele, esasperato dai razzi che avevano costretto decine di migliaia di cittadini ad abbandonare le proprie case nel nord del paese, a fare ciò che la risoluzione ONU prescriveva: obbligare Hezbollah a ritirarsi oltre il fiume Litani.

Con la forza, perché nessun altro strumento era disponibile.

Solo dopo l’offensiva israeliana del 2024, l’esercito libanese ha potuto dispiegare oltre 8.000 effettivi a sud del fiume, smantellando solo una parte delle infrastrutture militari di Hezbollah. Non lo aveva fatto per vent’anni.

Quando i gruppi terroristici costruiscono rampe di lancio sotto gli occhi dei caschi blu senza che nessuno intervenga, accusare Israele di violare il diritto internazionale è un paradosso: Israele è l’unico soggetto che ne sta effettivamente ripristinando la legalità.

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