Onustan
Commento di Giulio Meotti
Testata: Il Foglio
Data: 14/04/2026
Pagina: 1/I
Autore: Giulio Meotti
Titolo: Onustan

Riprendiamo dal FOGLIO di oggi, 14/04/2026, a pag. 1/I, il commento di Giulio Meotti dal titolo "Onustan"

Informazione Corretta

Giulio Meotti

Roma. Uno spettacolo di grottesco cinismo che poteva verificarsi soltanto all’Onu. Il Consiglio economico e sociale delle Nazioni Unite ha nominato l’Iran al Comitato per la programmazione e il coordinamento, l’organo che detta la linea su diritti umani, diritti delle donne, disarmo e prevenzione del terrorismo. Nello stesso giro, Cina, Cuba, Arabia Saudita e Sudan sono stati eletti per acclamazione al comitato sulle ong, ovvero il tribunale che decide quali organizzazioni della società civile possano accedere al tempio sacro dei diritti umani a Ginevra. Solo gli Stati Uniti hanno avuto il coraggio di definire Iran, Cuba e Nicaragua “unfit”, inadatti. Il resto del “mondo libero” – Canada, Francia, Spagna, Norvegia, Paesi Bassi, Australia, Regno Unito, Finlandia, Svizzera, Austria – ha avallato le nomine. L’Iran teocratico, quello che impicca omosessuali e fa strame di dissidenti, reprime nel sangue le proteste delle donne che osano mostrare un ciuffo di capelli, quello che finanzia Hezbollah, Hamas e gli houthi spargendo terrore dal Libano allo Yemen, quello che ha massacrato migliaia di manifestanti solo nei mesi scorsi, siederà dunque a decidere le politiche globali sui diritti delle donne e sulla lotta al terrorismo. E ieri è uscito il rapporto sulla pena di morte in Iran: 1.639 impiccati nel 2025, record di sempre. E noi gli diamo la penna per scrivere le risoluzioni sul “gender equality” e sul “counter-terrorism”. Secondo il rapporto annuale congiunto dell’organizzazione norvegese Iran Human Rights e dell’associazione parigina Insieme contro la pena di morte (Ecpm). Se la Repubblica islamica “sopravviverà all’attuale crisi, esiste il serio rischio che le esecuzioni vengano utilizzate in modo ancora più esteso come strumento di oppressione e repressione”, avverte il rapporto. Il numero rappresenta più di quattro esecuzioni al giorno nel 2025 e il 2026 si avvia già a superarlo. Questa è la terza nomina di peso dell’Iran all’Onu in un mese. Prima a rappresentare il regime iraniano è stato eletto vicepresidente (Abbas Tajik) della commissione Onu per lo Sviluppo sociale, che si occupa della “promozione della democrazia, l’uguaglianza di genere e la garanzia della tolleranza e della non violenza”; poi Teheran si è presa la vicepresidenza della commissione incaricata di attuare la Carta delle Nazioni Unite. Con il suo apparato di sorveglianza, i campi nello Xinjiang dove un milione di uiguri vengono “rieducati” attraverso lavoro forzato, sterilizzazioni e indottrinamento, Pechino ora vigilerà sulle ong che osano criticare i regimi autoritari.

La scena è degna del Palazzo dell’assurdo: un dissidente tibetano o un avvocato per i diritti umani di Hong Kong che chiede udienza all’Onu e si ritrova davanti un funzionario del Partito comunista che decide se la sua voce merita di essere ascoltata. Poi c’è Cuba. L’isola che esporta miseria e repressione, dove gli oppositori finiscono in carcere per “delitti contro la rivoluzione”, siede con diritto di veto sulle ong che vorrebbero denunciare queste violazioni.

Questo comitato sulle ong ha il potere di accreditare o cancellare migliaia di gruppi della società civile. Con una maggioranza di dittature al suo interno, il rischio – già annunciato da UN Watch – è lampante: verranno bocciate le poche voci indipendenti che all’Onu denunciano il genocidio uiguro, la repressione iraniana e le prigioni cubane e verranno invece promosse le ong-fantoccio create dai regimi stessi, quelle che recitano il rosario dei “diritti umani all’orientale”. Hillel Neuer di UN Watch ha detto: “E’ come mettere Al Capone a capo della lotta contro il crimine organizzato”. Ha ragione, ma forse è persino peggio.

Al Capone, almeno, non pretendeva di essere il paladino della legalità internazionale. Lo chiamano “multilateralismo”, ma è la resa dell’universalismo occidentale al relativismo culturale più ipocrita. L’Onu non difende più i diritti dell’uomo. Difende il diritto dei dittatori a non essere disturbati mentre li calpestano.

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