Riprendiamo dal FOGLIO di oggi, 13/04/2026, a pag. 1 dell'inserto internazionale, l'articolo di Natasha Dangoor, tradotto da Giulio Meotti e originariamente pubblicato sul Wall Street Journal, dal titolo "La guerra sta andando meglio di quanto dicono".
Natasha Dangoor
"All’inizio di questo mese, Guy Wolf, presidente del Centro culturale ebraico di Liegi, in Belgio, si è svegliato con una notizia allarmante: durante la notte una bomba artigianale (Ied) è stata fatta esplodere fuori dalla sinagoga locale, mandando in frantumi le finestre e incendiando le porte d’ingresso e alcune auto vicine. L’attacco al tempio storico è stato il primo di questo tipo nella città dalla Seconda guerra mondiale, secondo le autorità locali. Sebbene Wolf avesse sentito parlare di un aumento degli attacchi antisemiti in altre città, è rimasto scioccato che sia accaduto proprio a Liegi. In questa città di mezzo milione di abitanti cisono solo 500 ebrei, la sinagoga non è particolarmente attiva e gli ebrei sono ben integrati. ‘Se attacchi la comunità ebraica qui’, ha detto Wolf, ‘stai attaccando la città di Liegi, perché ne facciamo completamente parte’ . Tutta la vicenda ha lasciato il 68enne Wolf a domandarsi: se gli ebrei non possono sentirsi al sicuro qui, possono sentirsi al sicuro da qualche parte?”.
Così Natasha Dangoor sul Wall Street Journal. “Questa è una domanda sempre più urgente per le comunità ebraiche, mentre l’antisemitismo cresce in tutto il mondo e in particolare in occidente, dove gli ebrei hanno vissuto in relativa pace dalla fine della Seconda guerra mondiale. Ma un’ondata di violenza antisemita e retorica ostile, derivante dai conflitti in medio oriente, sta facendo sentire molti ebrei sempre più isolati dalle loro patrie e dai loro vicini. Oltre all’attacco a Liegi, nei soli ultimi tre settimane sono accaduti i seguenti episodi. Quattro ambulanze di beneficenza ebraiche sono state incendiate nella zona nord di Londra. Un uomo armato ha lanciato un veicolo contro il Temple Israel nel Michigan mentre all’interno della scuola c’erano 140 bambini. Tre sinagoghe a Toronto sono state colpite da colpi d’arma da fuoco a pochi giorni di distanza l’una dall’altra. Quattro persone sono state arrestate dopo un attacco incendiario che ha danneggiato una sinagoga a Rotterdam. Una scuola ebraica è stata attaccata ad Amsterdam. Due uomini ebrei che parlavano ebraico sono stati picchiati fuori da un ristorante a San Jose, in California, da uomini che gridavano ‘Non scherzate con l’Iran’. L’attacco del 7 ottobre contro Israele è stato un devastante assalto che ha lasciato 1.200 adulti e bambini israeliani morti, ha scatenato una crisi degli ostaggi e, forse la cosa più scioccante per molti, ha provocato festeggiamenti in nazioni alleate. In un mondo globalizzato, tra gli ebrei c’è la sensazione che, a differenza del passato, non esista più una terra lontana in cui fuggire, ha detto Sara Hirschhorn, storica all’Università di Haifa in Israele. ‘Sembra che per gli ebrei ci sia un calcolo del male minore’, ha affermato. ‘Gli ebrei non hanno più alcun porto sicuro – si tratta ora di una questione di sicurezza relativa in un mondo pericoloso’. Esodo, di nuovo? Dietro l’attuale ondata di ostilità c’è una combinazione di convinzioni islamiche radicali e di sentimenti antiebraici sia nell’estrema sinistra che nell’estrema destra della politica occidentale, secondo Deborah Lipstadt, professoressa di Storia ebraica moderna e Studi sull’Olocausto alla Emory University di Atlanta. ‘Non ho mai visto nella mia vita un periodo in cui l’antisemitismo sia stato espresso così apertamente sia dalla destra che dalla sinistra’, ha detto Lipstadt. ‘Non sono d’accordo su nient’altro. Solo sull’odio per gli ebrei’. ‘L’ondata recente di odio antiebraico che ha travolto il paese ha scioccato e spaventato molti’, ha scritto su X lo storico britannico Simon Sebag Montefiore. Ha detto che molti antisemiti nascondono il loro bigottismo dietro la critica a Israele e il linguaggio dei diritti umani. ‘Ma nessuno uccide russi, emiratini, iraniani, ucraini, sauditi, sudanesi, cinesi, pakistani, indiani o americani né attacca le loro comunità a causa delle azioni dei loro governi, e certamente non lo fa in termini di male cosmico. Solo in questo caso’. Sebbene gli attacchi attirino l’attenzione dei media globali, è la vita quotidiana che è diventata meno confortevole per molti ebrei che partecipano alla vita comunitaria. Fuori dalle sinagoghe e dalle scuole ebraiche, barriere di cemento, muri e personale di sicurezza sono un promemoria costante delle minacce. Due giorni dopo l’attacco di Bondi, che ha ucciso una bambina di 10 anni, un rabbino ebreo-siriano nella zona ovest di Londra, Dayan Daniel Kada, ha trovato un’immagine di una persona che uccide un bambino fuori dalla sua sinagoga. Gli ebrei in Belgio sono stati spinti giù dalle biciclette, presi a pugni per strada, e un bambino è stato picchiato fuori da scuola. ‘Sembra di essere tornati agli anni Trenta’, ha detto Ralph Pais, un investitore immobiliare che divide il suo tempo tra Anversa e Bruxelles. Pais dice che l’antisemitismo è diventato così intollerabile che alcuni dei suoi amici hanno lasciato il Belgio per le Americhe. I suoi due figli si sono trasferiti a New York per studiare e non hanno intenzione di tornare. ‘I giovani se ne stanno andando in massa’, ha detto Pais. Lui stesso ha preso in considerazione l’idea di trasferirsi, ma ha deciso di restare per dare l’esempio alla sua comunità. ‘Il mio rabbino mi ha detto che se me ne vado io, tutti andranno nel panico’, ha raccontato. In alcune città gli ebrei dicono di coprire le loro kippah in pubblico o di spostare le mezuzah (solitamente affisse agli stipiti delle porte) all’interno delle case. ‘Non credo che invecchieremo qui’, dice Gershon Rosenberg, 40 anni, i cui nonni fuggirono da Ucraina, Romania e Polonia e si stabilirono ad Anversa dopo la Seconda guerra mondiale. Rimanere o andarsene? Ora alcuni ebrei stanno dibattendo se restare o trasferirsi in luoghi con più ebrei, come Stati Uniti e Israele, che insieme rappresentano il 90 per cento della popolazione ebraica mondiale. Per alcuni, Israele è l’unico posto sicuro. ‘Statisticamente parlando, è probabile che si sia più esposti a pericoli in Israele, ma in qualche modo tutti si sentono molto più al sicuro lì’, ha affermato. Da settembre di quest’anno, oltre 50 mila ebrei in tutto il mondo sono emigrati in Israele dal 7 ottobre 2023”.
(Traduzione di Giulio Meotti)
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