I negoziati e la missione di salvataggio dei piloti. Trump e l'ultimatum all'Iran
Analisi di Micol Flammini
Testata: Il Foglio
Data: 07/04/2026
Pagina: 1
Autore: Micol Flammini
Titolo: I negoziati e la missione di salvataggio dei piloti. Trump e l'ultimatum all'Iran

Riprendiamo dal FOGLIO di oggi, 07/04/2026, a pag. 1, l'analisi di Micol Flammini dal titolo "I negoziati e la missione di salvataggio dei piloti. Trump e l'ultimatum all'Iran"

Micol Flammini
Micol Flammini

 

Proposte, controproposte, ultimatum rimandati, cessate il fuoco bocciati, quattro civili uccisi nella città israeliana di Haifa e altre eliminazioni della Repubblica islamica dell’Iran: Majid Khademi, capo dell’intelligence dei pasdaran, e Sardar Bagher, dell’Unità 840 delle forze al Quds. Quando dopodomani in Italia sarà notte, la proposta di Donald Trump di negoziare un accordo con l’Iran scadrà e la minaccia è che, se lo Stretto di Hormuz non verrà riaperto, addosso all’Iran cadrà “l’inferno” con attacchi alle infrastrutture energetiche del paese. Il capo della Casa Bianca ha detto che gli iraniani stanno negoziando sul serio, ma non è abbastanza. In un solo giorno sono circolate tre diverse proposte per un accordo: una apparsa su Axios, per promuovere quarantacinque giorni di cessate il fuoco; una proposta dal Pakistan; la terza è iraniana ed è stata definita da alcune fonti che hanno parlato con i media americani “massimalista”, volta a una soluzione permanente, senza cessate il fuoco. Il regime vuole la sicurezza di poter sopravvivere a questa guerra, senza futuri conflitti, senza altri colpi da parte degli Stati Uniti e di Israele, che oggi ha preso a bombardare l’industria petrolchimica, uno dei settori che garantiscono guadagni ai Guardiani della rivoluzione islamica. Oggi il presidente americano Donald Trump ha ripetuto di volersene andare dall’Iran, ma non può farlo prima di aver finito il lavoro.

Il capo della Casa Bianca rimane convinto che a Teheran ci sia stato un cambio di regime e la nuova leadership è “più intelligente” della precedente. Il vecchio e il nuovo sono in continuità, il punto è quanto sia indebolito il regime e se la popolazione dell’Iran percepirà di avere forza sufficiente a scendere di nuovo in strada: oggi il presidente americano ha detto di aver mandato armi alla popolazione. Il rumore dei negoziati copre quello della guerra, Trump ha raccontato come sono state condotte le missioni per salvare l’equipaggio dell’F15 abbattuto dagli iraniani venerdì scorso.

Il racconto delle missioni di salvataggio è stato un messaggio agli americani, per rinsaldare la fiducia nell’Amministrazione a forza di ripetere “non lasceremo mai nessuno indietro”. b. Trump, il capo della Cia Ratcliff, il segretario del Pentagono Hegseth e il generale Caine hanno rilasciato qualche dettaglio per mostrare le fragilità del sistema di Teheran che non è stato in grado di fermare un’operazione condotta con una forza aerea composta da centinaia di velivoli. I piloti sono sopravvissuti, il secondo si è nascosto fra le montagne e ha mandato segnali per far capire che era vivo – “Dio è buono”, ha scritto – altri soldati sono penetrati in Iran mentre la caccia all’uomo era già scattata. Per gli Stati Uniti è stata una vittoria da rivendicare. Teheran, che però non si sente così indebolito da accettare una resa, continua a tenere in ostaggio il traffico nello Stretto di Hormuz. Trump ha detto, riferendosi all’Iran: “L’intero paese potrebbe essere messo fuori combattimento in una notte sola e questo potrebbe accadere già domani”.

Nessuno si fida più degli ultimatum di Trump, ma a questo punto sia il capo della Casa Bianca sia il regime di Teheran sono alla ricerca di una via d’uscita. La certezza è che non possono darsela a vicenda: “Abbiamo vinto”, ha gridato Trump. “Non ci scalfiranno”, ha scritto la Guida suprema che nessuno ha ancora visto, Mojtaba Khamenei. 

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